Una volta si chiamava Motomondiale e c'erano tante classi al via: 50, 125, 250, 350, 500 e spesso anche i sidecar. Adesso capisci come tira il vento dal fatto che basta dire
MotoGP. Tutto il resto conta relativamente, domani anche meno. La MotoGP si sta mangiando tutto.
La generazione Z, cioè ragazzi nativi digitali nati dal 2000 in qua, non possono ricordarlo ma fino ad un tempo recente funzionava molto diversamente. Esempio: sul finire degli anni '90, grazie al fenomeno
Max Biaggi, la 250 in Italia aveva una visibilità assai maggiore della 500, la Regina di allora. Sui media mainstream i quattro Mondiali del fuoriclasse romano, targati Aprilia, tenevano banco. Mick Doohan, che in contemporanea dominava la 500, aveva un "taglio basso", che sui quotidiani è un articolo di contorno. Oggi sarebbe impensabile: infatti i baby fenomeni di oggi, come Pedro Acosta, passano di slancio dalle "categorie minori" e sono immediatamente catapultati sotto i riflettori della MotoGP.
Comincia l'apartheid
Da parecchi anni Moto2 e Moto3 sono relegate ai margini, ma sotto il regime Dorna un pò di spazio l'hanno avuto. L'arrivo della nuova gestione Liberty Media cambierà le carte in tavola. Il primo passo sarà rendere inaccessibile il paddock MotoGP. Sembra un dettaglio, invece sarà una trasformazione radicale, destinata ad impattare severamente sui budget di cui corre in questi due campionati. Perchè adesso anche i piccoli team Moto3, in qualche modo, possono vendere oltre alla loro immagine, anche la possibilità di vivere da vicino la MotoGP. Quando il paddock sarà blindato diventando un'enclave dorata, questa possibilità di marketing verrà inibita. Dunque le strutture che corrono in Moto2 e Moto3 dovranno cambiare radicalmente il loro modello di business.
I prototipi diventano...monomarca
Economicamente non sarà un salto nel buio, perchè Liberty ha ovviamente bisogno di categorie di supporto per rimpolpare il programma della MotoGP e coltivare un bacino di piloti candidati al salto nella Premier Class. Il primo nodo è la riduzione dei costi. L'impegno diretto dei Costruttori, che una volta era massiccio, è sempre più rarefatto e andrà a sparire. La Moto2 è monomotore da anni, la più piccola nel 2028 diventerà a tutti gli effetti un monomarca Yamaha: stessa identica moto per tutti, come oggi avviene nel WCR, il Mondiale Femminile. E' ovvio che, alla lunga, anche la Moto2 seguirà questa rotta. Il passo successivo sarà ancora più radicale.
La stessa strada della F1
Avete presente come funziona nelle categorie di supporto della F1, cioè la Formula 2 e la Formula 3? Le squadra in pratica sono dei "service", cioè affittano monoposto, assistenza e la partecipazione al calendario, con un livello tecnico determninato in base al budget messo sul piatto dal pilota. Nelle moto Liberty Media imporrà lo stesso modello. Nelle auto è impossibile arrivare a certi livelli per chi non ha budget cospicui, messi a disposizione dal papà milionario o da qualche sponsor. Da noi succederà esattamente la stessa cosa: correrà solo chi se lo potrà permette, in un modo o nell'altro. Del resto già adesso non è un pò così? Il "pilota con la valigia" non sarà più una criticabile eccezione, ma diventerà la normalità. Chi segue le corse da decenni non si riconoscerà più, ma è il business che stabilisce la rotta nello sport d'elite di oggi. Come scriveva Luigi Pirandello: così è, se vi pare.
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