Analisi Motegi 2026: C'è solo Marc Marquez, la vittoria schiacciante del pilota perfetto

Paolo Gozzi Blog
MotoGP Motegi 2026: festa grande Ducati
A sei GP dalla fine la MotoGP è ancora in bilico, ma la superiorità schiacchiante che Marc Marquez ha mostrato in Giappone è un segnale ben poco rassicurante per Jorge Martin e l'Aprilia. Restano due punti di vantaggio, ma in pista si è vista una voragine.
Motegi è il circuito dove MM93 ha festeggiato quattro dei suoi sette Mondiali in top class, l'ultimo un anno fa è stato il primo con la Ducati, schiaffo in faccia alla Honda padrona di casa, proprio la marca di cui per un'epoca è stato il pilota porta bandiera. Anche se resta tantissima strada da fare, nell'aria c'è la forte sensazione che il Giappone possa diventare il trampolino verso la decima corona iridata. Le avvisaglie ci sono tutte.

La gestione del fuoriclasse

Marc Marquez si è preso tutto, cioè Sprint e GP, navigando alla grande sopra i problemi di gomme che hanno turbato la vigilia di tutti, incluso Jorge Martin che a questo punto sembra sempre più l'unico baluardo Aprilia nel derby con la Ducati. Questo, fra tanti, è il fattore tecnico che impressiona di più. Lo spagnolo ha gestito la gomma soft nella garetta del sabato con maestria assouta, mentre l'avversario diretto nel finale è andato in crisi, terminando i dodici giri con la posteriore a pezzi. Problemi ancora peggiori ha incontrato Pecco Bagnaia, con la Ducati ufficiale gemella: ritiro ad un giro dalla fine, dopo aver perso pezzi di gomma. Evitare questo genere di problemi, in condizioni complicate come Motegi, è questione di talento assoluto. Le coperture vanno in crisi quando l'assetto della ciclistica, i settaggi elettronici e lo stile di guida non sono miscelati nella maniera ottimale. Marc ha dosato la strategia con il bilancino del farmacista: partendo più forte di Martin è andato davanti alla prima curva ed è finita lì.

Venti minuti per capire tutto

L'antipasto era servito, ma restava da cucinare il piatto forte, quello che assegna i 25 punti. La complicazione è stata dover andare sulla gomma dura, per esplicito invito del monofornitore Michelin, che temeva problemi di affidabilità con la media. Parliamo della copertura con la carcassa rinforzata che nelle ultime uscite la Ducati non aveva digerito benissimo. Siccome in prova era stata provata poco da tutti, Marc incluso, restavano solo venti minuti del warm up allungato per capirla, modificare l'elettronica e l'assetto. Gli altri Ducatisti sono sono andati in confusione: Alex Marquez è caduto, Pecco Bagnaia ha incassato venti secondi (nona posizione), i satelliti Aldeguer, Morbidelli e Di Giannantonio sono finiti fuori orbita. A Marc Marquez invece i venti minuti sono bastati per capire tutto.
Marc Marquez, 32 anni

La superiorità manifesta

Stavolta il ducatista non ha avuto strada spianata al via, perchè Jorge Martin ha difeso con le unghie la pole position. Superare nella MotoGP di oggi è un affare complicato, specie se quello davanti è il pilota che nel 2024 ha vinto il Mondiale con la Ducati "sbagliata", e in questo momento, la classifica è testimone, è l'unico che può guardare Marc Marquez dritto negli occhi. L'inseguitore non poteva permettersi di andare allo sbaraglio, perchè sull'asfalto nuovo e dopo i problemi della vigilia, era chiaro che la chiave sarebbe stata la gestione non solo dell'aderenza, ma dell'integrità della gomma. Quindi ha logorato il capofila giocando di fino, facendo maturare l'attacco. All'undicesimo passaggio, a metà distanza esatta, si è infilato all'interno e, per noi che guardavamo, il GP è finito lì. Ma per Marc no, perchè la vittoria è solo quando sventola la bandiera a scacchi. C'era da tenere un ritmo sufficiente alto per rintuzzare la risposta di Martin, e non mandare arrosto la gomma.

Il talento è niente senza controllo

Parafrasando un noto claim pubblicitario, la grandezza di Marc Marquez è parsa evidente proprio nella seconda parte di gara, quella meno scoccopiettante. La disinvoltura con la quale ha controllato parametri tecnici, un avversario tostissimo come Jorge Martin e, infine, anche le sue energie fisiche, hanno reso questo successo più significativo del bottino del pieno di punti che ha conquistato. L'Aprilia è ancora al comando, Jorge Martin è un avversario fenomenale che guida la MotoGP più completa di quest'annata. Sicuramente pilota e ragazzi di Noale non mollernno facilmente. Ma per strappare dalle mani di Marc Marquez il decimo titolo Mondiale servirà un'autentica impresa.
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