Tourist Trophy edizione maledetta: anche l'Isola si è venduta al dio denaro?

Paolo Gozzi Blog
domenica, 07 giugno 2026 alle 11:30
Tourist Trophy l'edizione maledetta fra polemiche e tragedie
Il Tourist Trophy è la rappresentazione moderna di un motociclismo scomparso, per questo ci affascina oggi più di prima. Ma l'edizione di quest'anno è stata maledetta: fra tragedie, rinvii e la dolorosa amputazione del programma finale anche i più innamorati cominciano a farsi domande. Il TT è sempre lo stesso oppure anche l'Isola di Man sta diventando uno show business?
Nel 2025 il maltempo portò alla cancellazione del Senior TT, la gara delle gare sul Mountain Circuit. Perchè quest'onta non si ripetesse, gli organizzatori avevano riprogettato l'intero programma, aggiungendo domenica 7 giugno come salvagente. Ma le dispettose divinità di questo anfratto emergente nel mare d'Irlanda, spazzato da venti e perturbazioni impetuose, non hanno voluto. Nelle due settimane di attività, i giorni sereni sono stati solo due, per cui si sono potute disputare appena tre gare su otto previste. A complicare le cose è stato anche il grave incidente occorso al finlandese Erko Kostamo, veterano del TT, nel corso del secondo dei quattro giri del Senior. Se l'è cavata, ma la bandiera rossa ha fermato tutto e venerdi 5 non c'era più tempo per ripartire. Sabato è piovuto e domenica sarebbe stato anche peggio. Così gli organizzatori hanno fermato tutto assegnando il successo a Dean Harrison che era al comando (largamente) al momento dello stop. Il TT assegnato a tavolino: non era mai successo in 115 anni di storia.

La roulette senza rete 

I nostalgici per giorni hanno pubblicato sui social la celeberrima foto di Joey Dunlop con la Honda 250 GP sotto la tormenta all'ingresso di Crea-Ny-Baa, una delle curve più iconiche del motorsport mondiale. "Questi erano i veri eroi delle road races, perchè oggi se piove al TT non si corre?". Con i 250 cavalli delle Superbike di oggi lanciarsi verso Bray Hill o dentro Barregarrow con il bagnato sarebbe un vero suicidio. Certo, i piloti al TT morivano anche quando le moto avevano potenze neanche paragonabili: se ci sono state 271 vittime in 115 edizioni, la media è facile. Osservare Dean Harrison con la Honda CBR-RR ufficiale in quel giro e mezzo è stato impressionante. Oggi questi ragazzi non corrono, ma volano: 320 km/h la top speed a Sulby, un vialone fra gli alberi, e dovunque accarezzano muri e rocce. La disponibilità dello streaming, con decine di telecamere dislocate nei 60,6 del tracciato che si snoda fra Douglas, Kirk Michael e Ramsey, oggi ci dà ancora più l'idea di cosa rappresenti il TT: un lanciarsi a perdifiato e senza rete. Se qualcosa va storto, sei fritto.
Tourist Trophy: Peter Hickman il protagonista senza vittorie

Organizzazione complicata

Il meteo terribile quest'anno si è sommato alle abituali difficoltà di gestione di una gara che si snoda su 60,6 chilometri di strade normali, con tutto quanto comporta. Il TT moderno non può più permettersi di correre al mattino presto o la sera tardi, come avveniva un tempo approfittando delle serate luminose dell'estate del nord Europa. Oggi organizzatori devono salvaguardare le esigenze di un'Isola che deve tutto al TT, ma dove la vita deve pur andare avanti anche in quelle due settimane. "Abbiamo fatto i conti con pozzanghere che non si asciugavano, rivoli d'acqua e difficoltà di ogni genere: viste le previsioni cancellare il finale è stata l'unica opzione" hanno spiegato gli organizzatori.

Il business e il rischio

"I piloti sanno a cosa vanno incontro" si è sempre detto. E' vero, correre il TT è una scelta, non un'imposizione. Ma nell'aria allegiano sentimenti differenti al passato. Da alcuni anni il TT è diventato un grande affare: sono arrivati top sponsor e anche il modo di viverlo sta cambiando. Per l'anno prossimo sono già in vendita pacchetti esclusivi che danno la possibilità di vedersi le gare in suite eleganti, in streaming, sorseggiando champagne. Per osservare le insidie del Montain Circuit questi spettatori vip verranno scorrazzati in elicottero. Il TT sta diventando esclusivo, come la F1 e la MotoGP. Marketing e rischio non vanno d'accordo, ce lo insegnano i campionati top dove questa componente esiste sempre, oggi come prima ma viene nascosta in ogni modo. Se porti gli ospiti a Douglas con il volo executive, come succede sempre più spesso, se un pilota muore lungo la strada, chi lo spiega a quelli del marketing? Ecco perchè i sidecar sono stati banditi dal programma, dopo i gravissimi incidenti di Maria Costello, che resterà paralizzata, e dei fratelli Crowe, l'equipaggio di punta, letteralmente decollati a Crosby, salvandosi miracolosamente. Meno gare, meno possibilità di incidenti. Anche se, come insegna la morte di Daniel Ingham durante le qualifiche, al TT la tragedia è sempre dietro l'angolo.

La rappresentazione e il marketing 

In questo concentrato di percezioni ed interessi agli antipodi, il TT è diventato anche materia narrativa per Hollywood. La produzione, gli attori e le controfigure hanno animato il paddock, anche con la presenza di star come Brad Pitt. Perché il gioco sottile vada avanti, è fondamentale che quando succede qualcosa di brutto, non si vedano gli effetti. Ormai i telefonini sono ovunque, ma gli incidenti al TT che girano in rete sono solo quelli che si risolvono con spaventi e, al massimo, qualche ferito, come il decollo impressionante del sidecar dei fratelli Crowe. Quando il pilota muore, qualunque testimonianza sparisce. Ed è meglio così, perchè vedere cosa capita quando un pilota esce di strada sarebbe probabilmente la fine di tutta la storia. Nel 2003 ero al TT quando David Jefferies, il pilota da battere, mori uscendo a tutta velocità durante le prove a Crosby, nel primo settore del tracciato. La moto nell'impatto distrusse decine di metri del muro spesso 50 centimetri di una villa, abbattendo anche un palo della luce 200 metri distante. Gli incidenti all'Isola di Man sono terribili e anche il pubblico assiste a suo rischio e pericolo. Se l'istantanea delle tragedie diventasse pubblica, addio per sempre TT.
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