Freni carboceramici e forcelloni prototipo: la Superbike torna a fare sperimentazione

Paolo Gozzi Blog
sabato, 23 maggio 2026 alle 19:00
Superbike: l'anno prossimo Brembo introdurrà i dischi freno in carboceramica
I test di Misano dal punto di vista cronometrico hanno riproposto l'identica situazione di tutti i round Mondiali di questa stagione: Nicolò Bulega di un altro pianeta, Ducati dominante e le altre impegnate nel faticoso inseguimento. Però si sono viste novità tecniche molto interessanti, forse destinate a tracciare una nuova era.

Premessa

Gli appassionati di oggi invocano il ritorno alle "vere" derivate dalla serie. Frugando nel mio archivio, che raccoglie tutto quanto è stato scritto sulla Superbike dal primo vagito Mondiale (1988) ad oggi, noto che ogni anno, da decenni, riecheggia questo mantra. In realtà la Superbike non sono mai state di serie come adesso, almeno sulla carta. In passato tantissimi componenti erano liberi. Nell'epoca d'oro a livello di motore, solo il carter doveva restare identico a quello di serie mentre gran parte degli organi interni (pistoni, bielle, valvole, testate) erano liberi. Idem la ciclistica: solo il telaio doveva essere identico a quello di serie, ma su questo aspetto si chiudeva un occhio (a volte due...) per cui quasi sempre in realtà erano prototipi, anche se simili l'omologazione. Freni, sospensioni e anche l'elettronica erano liberi.

I dolci frutti della libertà

Questa libertà di preparazione, che è andata avanti almeno per tutto il decennio '90, era un concetto doppiamente virtuoso: lasciava agli ufficiali una certa mano libera, spingendoli ad impegnarsi sempre più a fondo, e permetteva ai privati di disporre di un'ampia tecnologia offerta da aziende di componenti più o meno grandi. Era da una parte aiuto tecnologico e dall'altra denaro che arrivava nelle casse dei team.

Il caso Barni-Suter

Da questa stagione la Ducati ha mandato in pensione il forcellone monobraccio adottando un'unità convenzionale. Il team Barni ha stretto una collaborazione con Suter, azienda elvetica fondata nel 2002 dall'ex pilota Eskil Suter, che ha realizzato un forcellone prototipo sperimentato da Yari Montella proprio nei test di Misano. L'impegno di Suter a fianco di Barni è nato dall'interesse a realizzare componenti aftermarket per i clienti dei modelli ipersportivi Ducati. Nell'attuale regolamento tecnico Superbike il forcellone è libero, cioè può essere difforme da quello omologato dalla casa pur rispettando la struttura omologata (convenzionale o bibraccio): se ne possono omologare due tipi differenti nell'arco della stagione. E' un esperimento interessante: potrebbe servire a riportare nel paddock tecnologia e risorse economiche che andrebbero in prima istanza a vantaggio delle squadre indipendenti, come Barni.

Freni, la nuova frontiera

A Misano sulla Yamaha YZF-R1 affidata a Alex Delbianco, campione d'Italia Superbike qui in veste di tester del team ufficiale, sono comparsi i dischi freno Brembo in carboceramica che saranno adottati da tutte le squadre nel 2027, quando l'azienda italiana diventerà fornitrice unica. A livello brand non cambierà niente, visto che ormai tutte le squadre grandi o piccole utilizzano impianti frenanti Brembo. Ma i nuovi dischi che sostituiranno gli attuali in acciaio hanno destato curiosità. Il vantaggio più sensibile rispetto all'acciaio è il peso, di appena 1,3 chili, con notevole riduzioni di inerzia e massa sospesa. Rispetto al carbonio, utilizzato in MotoGP ma vietato in Superbike, la carboceramica non ha problemi di utilizzo a freddo e garantisce una frenata più modulabile e più costante. A giudizio di chi li ha utilizzati, i dischi in carboceramica danno un feeling di frenata più "facile", cioè un feeling ben diverso dal carbonio. L'altro vantaggio è la durata: la carboceramica è praticamente indistruttibile e ha un'usura impercettibile rispetto all'acciaio.

Quando la Superbike aveva i dischi in carbonio

Pochi lo sanno, ma nel Mondiale Superbike sono stati utilizzati dischi in carbonio. Il primo a sperimentarli fu Raymond Roche nei test che svolse subito dopo la conquista del primo Mondiale (piloti) Superbike, nel 1900. Vennero introdotti nel 1991 mutuando una tecnologia che già si era fatta largo nella 500GP. Avevano una potenza spropositata ma andavano mandati in temperatura e sul bagnato non si potevano utilizzare. I costi di gestione erano altissimi, per cui a fine 1994 vennero messi al bando con l'obbligo di usare dischi freno in acciaio che dura tutt'ora. Ma dal 2027 si cambia.
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