Un commento sulla questione "bandiere": è davvero una valorizzazione, o i talenti vengono sacrificati in nome dell'inclusività?
Da tempo l'ex Dorna, ora MotoGP Sports Entertainment Group, ha parlato di maggiore inclusività all'interno del Motomondiale. In breve, guardare più nazionalità per scoprire i vari talenti da inserire nel campionato, azione condivisa anche da Liberty Media, che in un certo senso ha "dichiarato guerra" ai tanti italiani e spagnoli presenti. Anche nel MotoJunior è stata introdotta una clausola che premia chi punta su piloti non italiani né spagnoli nelle proprie squadre (
i dettagli). Ma siamo sicuri che questa inclusività sia davvero 'democratica' e meritocratica? Come in tutte le cose, serve guardare sia i lati positivi che negativi, per capire che davvero è giusto ciò a cui s'è arrivati... Probabilmente serve rivedere qualcosa, ma ecco intanto un commento in materia.
L'occhio a più nazionalità
Non appare certo come un'azione negativa, tutt'altro. I talenti non sono prerogativa solamente di alcuni paesi, quindi è un bene osservare le nuove leve anche altrove. È indiscutibile il fatto che i maggiori talenti attualmente arrivano dalla penisola iberica, per le migliori politiche nazionali che favoriscono la crescita dei piccoli aspiranti piloti, tra i quali mandare avanti i più talentuosi. Questo però non deve escludere anche altri: le Talent Cup nate negli ultimi anni, che siano sudamericana, "northern", asiatica, servono proprio a questo, a dare una possibilità in più ai ragazzini di paesi a lungo meno considerati, creando un corridoio che possa portarli ai campionati minori propedeutici per l'approdo, un giorno, al Motomondiale.
Ma arrivano per meriti o per passaporto?
C'è però da domandarsi se una politica del genere sia davvero efficace, anche perché le 'forzature' non mancano. Nel Mondiale David Alonso, giovane di indubbio talento, è nato e cresciuto in Spagna, e corre con bandiera colombiana per le sue origini. Valentin Perrone, nato e cresciuto in Spagna, corre con bandiera argentina per lo stesso motivo. Qualcosa che succede anche nei campionati minori. "Favoritismi di passaporto" si sono verificati anche in MotoGP, e ne stiamo vedendo anche di recente. Dare spazio a più nazionalità ha senso, ma non vuol dire un premio per il talento, anzi a volte i giovani talenti sono sacrificati, lasciati in disparte, proprio per questo. Potrebbe essere necessario quindi stabilire regole più equilibrate, per garantire l'accesso ai piloti di valore, permettendo così di mantenere un certo livello in quello che è un Mondiale.
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