"Bella forza, vince contro nessuno". Il motociclismo moderno è così: qualunque cosa succeda, c'è sempre qualcuno che la vede al contrario. Mettono perfino in discussione Marc Marquez, dieci Mondiali vinti, l'unica icona di questa epoca. I social sono come i bar di una volta: chi la sparava più grossa faceva ridere, e a modo suo diventava protagonista. Non è cambiato niente.
Che Nicolò Bulega sia un pilota sopraffino lo dicono i numeri. Non tanto le statistiche, che in questi ultimi anni sono un pò drogate dalla gara in più ogni week end. Lo dicono soprattutto i tempi sul giro, cioè i record sbriciolati su tutte le piste. Con la nuova Ducati sta andando più forte di un anno fa, quindi più forte di Toprak Razgtalioglu, che anno scorso era l'antagonista con cui se la vedeva sul filo dei millesimi e contro il quale ha perso il Mondiale all'ultimo tuffo, per una manciata di punti. Senza il doppio ritiro per noie meccaniche ad Assen e l'errore in curva 1 di Axel Bassani a Misano, chissà come sarebbe finita.
Bulega oltre le critiche
Siamo soltanto ad aprile e dopo appena tre round Nicolò Bulega ha già ipotecato il Mondiale
Superbike. Le ha vinte tutte e nove ed è in serie vincente da tredici gare, comprese le ultime quattro di passata stagione, quando c'era di mezzo anche il fenomeno Toprak. Lasciamo perdere i record e le vittorie, il dettaglio che ai più sfugge è la padronanza della gestione gara. Sull'asciutto è dominante, sul bagnato pesante fa il vuoto. E quando succede l'imprevedibile, tipo le goccioline improvvise ad Assen e gli avversari si avvicinano, lui aspetta di farsi idea di aderenza e potenziale degli altri, poi ripassa davanti e va. Gli viene "
semplice". Chi capisce di gare si domanda quanto ne abbia nel taschino, sicuramente un bel pò. Chi invece pensa di capire, si risponde "
beh, facile: gli altri non vanno".
In MotoGP capiscono
I team manager della MotoGP non stanno dietro ai social, loro capiscono. Infatti nonostante il mercato top class sia inflazionato e tanti tradizionali protagonisti rischino di restare a piedi, Nicolò è nella lista di diverse squadre. L'opzione più concreta è finire su un'Aprilia RS-GP, in una squadra ambiziosa (TrackHouse) da pilota ufficiale della Marca che oggi vince, anzi domina. Hai detto niente.
Avversari senza palmares
Dicono che Bulega "vince contro nessuno" perchè gli avversari del momento hanno prestazione, ma non risultati da spendere. Iker Lecuona non ha mai vinto niente in Moto2, ha fatto tre stagioni anonime in MotoGP e poi altrettante da comprimario con la Honda Superbike. Sam Lowes, terzo incomodo ad Assen, non ha mai vinto in questa categoria, il gemello Alex ha all'attivo 360 presenze, ha sempre gareggiato con super moto ufficiali e vanta solo quattro vittorie. E' comprensibile che che la gente, molto frettolosamente, faccia due più due.
E allora cosa c'è che non va?
Sostenere che "
Bulega vince contro nessuno" a livello tecnico è una sciocchezza, ma le opinioni, anche le più strampalate, non nascono a caso. Qualcosa che non funziona c'è, e parliamo di cose extra pista, cioè di come la Superbike di oggi si racconta, e racconta i suoi campioni. Nicolò Bulega ci mette del suo: è un bel ragazzo, ha una bella storia ma lui stesso non ne parla mai. Alle gare le sue interviste durano qualche secondo: mai una battuta, una suggestione. E' come se avesse sempre timore di dire qualcosa che poi gli si ritorce contro. Per diventare personaggio c'è bisogno di toccare determinate corde nel pubblico, di suscitare fantasie, di restare nella testa della gente. Non è questione di social e influencer, è sempre stato così. Pensate ai grandi del passato Superbike. Fogarty era "
gli occhi di ghiaccio", "l
e decine di lattine di birra sul bancone del bar la domenica sera", il "
Cuor di Leone". Troy Corser era "
il minatore e lo scaricatore di porto" diventato Campione dopo mille vicissitudini,
Troy Bayliss era il "
Carrozziere Volante" e il pilota che
"Quando mi ritirerò mi vedrete a guardare la TV in spiaggia con una lattina in mano". Invece di Bulega, pensandoci bene e parte le super gare che fa, cosa vi è rimasto impresso?
Non è colpa di Nicolò
Bulega fa il pilota ovviamente, come lo facevano Fogarty, Corser, Haga e Bayliss. E' il "
movimento" che oggi non sa più costruire miti, motivi d'attrazione, storie. La "narrazione" non è una scienza di tutti: non è che prendi un influencer che si è comprato i like e gli puoi chiedere "
costruiscimi i campioni". Al massimo ti farà ridere sparando qualche cazzata, poi finisce lì. Liberty Media ha capito benissimo che il motociclismo di oggi non "
arriva". Infatti sta obbligando team e costruttori ad investire in quella direzione, cioè nella valorizzazione dei propri asset anche in contesti, pubblico e mondi diversi rispetto alla cerchia di appassionati di
motorsport. Il resto lo farà lei, coi potenti mezzi che ha. Ma la Superbike odierna, da questo lato, è ancora all'anno zero. Bulega, fosse nato vent'anni prima, sarebbe diventato Re.