La Formula 1 ha regalato ai suoi tifosi un'altro finale da leggenda, la
MotoGP è andata in ghiaccio con cinque GP d'anticipo e le ultime gare sono state uno sbadiglio generale.
Adesso che il padrone è lo stesso, la major americana Liberty Media, mettere a confronto le due massime espressioni delle corse di auto e moto non è un esercizio fine a se stesso. Ad oggi, la distanza fra i due format è abissale. Il mondo delle quattro ruote, ovviamente, ha fondamentali ben diversi: i budget dei grandi colossi dell'auto non sono neanche paragonabili ai concorrenti motociclistici. Ma dieci anni fa la Formula 1, a dispetto dei soldi, era comunque un Mondiale in crisi, un campionato da vecchi appassionati. Perchè adesso fa il tutto esaurito dovunque, i diritti TV sono alle stelle e la gente, anche chi non segue i motori, segue con interesse?
La Formula 1 ha un racconto formidabile
Lasciamo per un attimo
da parte il marketing, i budget, le potenze economiche. Parliamo di "racconto", cioè delle fondamenta narrative che uno sport globale propone al "mercato", cioè a chi lo segue. Che tre piloti e due squadre differenti siano arrivate a giocarsi il Mondiale nei 316 chilometri dell'ultimo GP è dipeso da varie circostanze non "
programmabili" a tavolino. Se la McLaren non avesse accusato eccessivo consumo del fondo a Las Vegas, vedendosi squalificati sia Lando Norris che Oscar Piastri, e se settimana scorsa in Qatar la strategia non fosse stato un disastro, il campionato sarebbe già finito. Ma non è, e il confronto finale a tre è servito sul piatto. Sfruttare e valorizzare nel migliore dei modi i temi sportivi è una capacità che la Formula 1 sta cavalcando, mentre la
MotoGP niente affatto. Qual è la differenza?
Uomo vs macchina: semplice ma formidabile
Il GP di Abu Dhabi è stato presentato con un claim tanto semplice quanto efficace: il pilota più talentuoso di questa epoca, Max Verstappen, quattro mondiali già vinti, contro il potenziale tecnico dell'astronave McLaren, che punta invece su due piloti giovani che per la prima volta si trovano nella condizione di diventare campioni. Ma, soprattutto, nel corso della stagione hanno combinato parecchi disastri, pur guidando la monoposto migliore. La Formula 1 sta puntando forte su uno dei temi più cavalcati nella storia ultra centenaria del motorsport: conta più l'uomo o la tecnologia?
Il target è il pubblico generalista
Uomo contro macchina è concetto semplice, perfettamente alla portata di un pubblico generalista, che sicuramente ignora che che le Formula 1 hanno propulsori da sei cilindri 1600, la potenza supplementare di MGU-K (recupero energia cinetica), MGU-H (recupero energia termica), il DRS (ala mobile per favorire i sorpassi) ed un'aerodinamica da conquista dello spazio. La Formula 1 punta sui personaggi, sui caratteri, sulle rivalità che non sono nascoste, ma esibite. Verstappen in conferenza stampa che allude a George Russell chiamandolo "lo Spione" è una cosa da cinema.
E la MotoGP?
Tutto il contrario. Nella top class delle moto i piloti ormai sono presentati e "venduti" agli sponsor e alle TV che pagano fior di diritti come "bravi ragazzi", tutti amici e politicamente corretti. E dire che i motociclisti, se non altro perchè rischiano la pelle ogni volta, nell'immaginario collettivo sarebbero "per natura" percepiti come personaggi ben più coraggiosi, rudi e affascinanti rispetto ai colleghi Formula 1. Inoltre la
MotoGP commette il tragico errore di rappresentarsi come "
il top della tecnologia". Così apri la TV e vieni investito da ore e ore di discettazioni su ali, abbassatori, elettronica, gomme. Immaginatevi che ne può capire il "
grande pubblico" per cui già la moto di per se, come oggetto, appare qualcosa di "strano", mentre l'auto è la normalità.
Il ruolo perverso della TV
La Formula 1, disponendo di budget stellari e quindi capacità di indirizzo che nelle moto mancano, ha pieno controllo del "racconto". Guardate SKY Italia: per anni ha puntato sulla Ferrari, dipingendo come "avversario" o "nemico" tutto quanto non fosse rosso. Max Verstappen è stato raccontato, fino a tre mesi fa, come "gelido", "spietato", insomma il cattivo della storia. Ma quando l'olandese la mega rimonta è diventata il salva ascolti, in contemporanea con l'abisso nel quale è precipitata la Ferrari, la linea narrativa è clamorosamente cambiata. Adesso Max è il "più grande", l'unico che con una Red Bull inferiore può provare a ribaltare il tavolo fino all'ultima gara.
La MotoGP? Il contrario...
Nella
MotoGP SKY Italia ha cavalcato per anni la gallina d'oro Valentino Rossi, che però non vince un Mondiale dal 2009, ha firmato l'ultima vittoria nel 2017 ed ha smesso da quattro anni. Eppure è come se ci fosse ancora, tanto che Marc Marquez, l'unica vera stella del motociclismo moderno, è raccontato ancora come il "cattivo", lo "scorretto", quello che "si mette in mezzo", aderendo alla narrazione valentinana a seguito dei fatti in pista dell'ormai lontanissimo 2015. Quest'anno, di fronte al dominio schiacciante dello spagnolo, si è tirata in ballo la superiorità tecnica Ducati, che poi perso MM93 ha improvvisamente smesso di dominare. Insomma, quello che sarebbe il personaggio su cui puntare, esaltare, celebrare, è costantemente ridimensionato.
Tante cose cambieranno
Come può essere colmato il gap fra
MotoGP e Formula 1? E' questa la domanda che sicuramente aleggia negli uffici del board di Liberty Media. Il modo più facile sarà esportare il modello che funziona. Per coinvolgere grossi sponsor globali, cioè i brand rivolti ad un pubblico generalista che già investono nella Formula 1, servirà cambiare completamente la linea narrativa. Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Ci vorranno investimenti, nuove idee, nuove persone, scelte diverse. Sarà molto intrigante vivere questa profonda rivoluzione.
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