José Antonio Rueda ritrova Sepang 12 mesi dopo l’incidente che poteva costargli la vita: "Non ho mai pensato di mollare".
Proprio l'anno scorso a Sepang abbiamo assistito ad un incidente da paura, quasi fatale (e non è un eufemismo) tra José Antonio Rueda e Noah Dettwiler. Un botto terrificante prima del GP Moto3, con i due piloti a terra e, s'è saputo solo in seguito, entrambi in arresto cardiaco ma salvati dal dottor Charte e dal suo staff medico subito intervenuti. C'è voluto tempo viste le serie lesioni riportate, ma entrambi sono tornati a competere: lo svizzero ci ha messo ben di più ed è ripartito dalla Supersport del CIV, mentre lo spagnolo ha debuttato dall'inizio dell'anno in Moto2. Ha fatto moltissima fatica, le conseguenze ancora si sentono e non sono mancate varie operazioni. Un anno dopo però ecco il ritorno su quello stesso circuito, con la determinazione a non pensare per nulla ad eventuali "fantasmi" del GP 2025.
Il momento della paura
José Antonio Rueda era diventato campione del mondo Moto3 poco prima di quel GP. "Un'esplosione di emozioni" l'ha definita lo spagnolo in un breve video di Red Bull KTM Ajo alla vigilia dell'evento di questo weekend. Poco dopo però ecco il rovescio della medaglia di questo mondo delle moto, ed un lungo processo di recupero. "Quello che mi spingeva ad andare avanti era il pensiero di tornare a correre in moto. Mi diverto tanto!" ha ammesso Rueda. "Mio padre mi ha sempre detto di non mollare. Per lui, non ho mai pensato di mollare". Ritorna poi con la mente a quegli attimi subito dopo l'incidente. "Il primo ricordo è in elicottero col dottor Charte" ha raccontato. "Sai come nei film, ti svegli e non vedi così bene, solo qualche ombra..." Qual è la stata la cosa peggiore? "I tendini dei nervi del collo e della spalla. Non riuscivo ad alzare il braccio [destro]" è la risposta. "Non sapevo se sarei riuscito a recuperare col tempo".
"Sepang? Tutto come sempre"
Il tempo ci ha detto che l'iridato Moto3 2025 si è ripreso ed è tornato a competere nel Motomondiale. Non ci si poteva aspettare che fosse subito in lizza per le prime posizioni, anzi dopo quanto accaduto è già stato un evento eclatante vederlo fin dal via al debutto nella categoria Moto2. L'adattamento alla KALEX è stato difficile, meglio dire però che la ripartenza è stata difficile, con interventi necessari e una condizione fisica ancora non perfetta. "Tra la terza e la quarta gara mi sono operato per sindrome compartimentale al braccio, poi abbiamo dovuto operare di nuovo la mano per togliere tutto il materiale" ha spiegato. "Ma non è una scusa. Devo imparare ed andare avanti". Un anno dopo quel momento che poteva spezzare tutto, il ritorno a Sepang. Cosa significa? "Alla fine è tutto come sempre. Ho bei ricordi e mi sono sempre divertito, fin dalla prima volta che ci sono venuto da pilota del Mondiale. Quello che è successo l'anno scorso non cancella i bei ricordi, anzi mi ha aiutato ad essere una persona migliore".