Il
CIVS (
Campionato Italiano Velocità in Salita) è una delle espressioni più autentiche del motociclismo. Ha radici profonde e nobili. Eppure, in troppo pochi lo conoscono.
Solo alcuni eletti hanno le possibilità per crescere direttamente in pista; per tutti gli altri è la strada l’unica palestra e scuola guida. Con tutti i limiti e i rischi che presenta. Con o senza agonismo. Ecco perché il CIVS è quanto di più vicino al motociclista. A chi popola le tribune dei Gran Premi, e arriva in circuito stanco per aver scelto il tragitto tortuoso (e divertente) anziché l’autostrada spiattella-gomme.
Le origini del CIVS: oltre un secolo di storia
Le corse in salita esistono da quando esistono le moto. Negli anni '20 e '30, la Federazione Motociclistica (allora Moto Club d'Italia) inserì le corse in salita all'interno di un unico grande campionato nazionale. Il vincitore era considerato il pilota più completo.
Nel dopoguerra nacque il celebre "Campionato Italiano della Montagna", che un giovane Giacomo Agostini fece suo a bordo della Moto Morini 175 Settebello. L’inizio della leggenda.
Poi, negli anni '70 e '80, il nome venne affiancato e in anni più recenti sostituito da Campionato Italiano Velocità in Salita (CIVS).
Fra TT e le gare d’altri tempi
A differenza delle gare in pista, la sfida è esclusivamente contro il tempo. Una cronoscalata di tratti stradali montani o collinari chiusi al traffico. Ogni weekend è suddiviso in manche di prova e manche di gara, i cui tempi definiscono la classifica finale. I piloti partono a intervalli regolari, uno alla volta. Diverse le categorie: si va dalle moto d'epoca alle superbike, passando per supermotard, naked e adventuring, quad e sidecar. Unica costante la bellezza dei paesaggi che fanno da cornice.
Per certi versi, il CIVS ricorda il Tourist Trophy dell'Isola di Man, sebbene quest’ultimo presenti un percorso estremamente più veloce. Oggi nel CIVS, per sicurezza, i tratti più veloci e insidiosi sono rallentati da chicane mobili. Per altri, le gare anni ‘60 e ‘70 del Motomondiale, quando si correva su strada. Con la sola differenza che, all’epoca, i piloti erano gomito a gomito anche quando al posto dei cordoli c’erano i marciapiedi. La sicurezza era un’entità astratta che si tendeva a ignorare.
Il nodo sicurezza
È indubbio: i tracciati stradali, sebbene sottoposti a verifiche preventive, nascondono molti più pericolo delle piste. Insidie rispetto a cui gli
stringenti requisiti tecnici e di abbigliamento fanno solo in parte e non sempre efficacemente da scudo. Il tema della sicurezza è particolarmente sentito, ancor più dopo la tragica scomparsa di
Luca Salvadori, uno degli specialisti di questi ultimi anni, avvenuta durante una tappa del IRRC (International Road Racing Championship) sullo stradale di Frohburg in Germania nel settembre 2024. La Federazione Motociclistica Italiana (FMI) e gli organizzatori del CIVS lavorano per
innalzare gli standard di anno in anno. Tanto si è fatto, e tanto c’è ancora da fare.
Il percorso è allestito con protezioni ad alto assorbimento d'impatto (i c.d. air fence), mentre nei punti critici (guardrail, pali, alberi a ridosso della carreggiata) sono stanziati elementi protettivi specifici. Eppure, continua ancora a farsi un uso estensivo delle semplici balle di paglia. Come quando correva Agostini.
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