Lecuona e la telemetria di Márquez: “Come entra in curva non è normale, è un extraterrestre”

MotoGP
MotoGP: Iker Lecuona
Iker Lecuona ha guardato da vicino i dati di Marc Márquez e ne è uscito sbalordito. Il pilota valenciano, tornato in MotoGP in sella alla Ducati, ha raccontato cosa lo ha colpito analizzando la telemetria del fuoriclasse di Cervera: “Come entra in curva Márquez non è normale, è un extraterrestre”.
Parole pronunciate ai microfoni di ‘Curva 15’, il podcast ufficiale del Circuit Ricardo Tormo di Cheste, dove Lecuona ha ripercorso anche il periodo più buio della sua carriera.

Il ritorno in MotoGP e lo stile di Márquez

Il rientro nella classe regina non è stato semplice. Lecuona ha dovuto prendere confidenza in fretta con una moto che non conosceva e con un'elettronica diversa da quella a cui è abituato in Superbike. Nonostante questo, il pilota spagnolo è riuscito a chiudere al settimo posto, un risultato che vale doppio considerate le condizioni dell'adattamento.
Proprio lo studio dei dati gli ha aperto gli occhi sul modo di guidare di Márquez. Ad impressionarlo è stato soprattutto l'ingresso in curva del pluricampione, un aspetto che Lecuona descrive come fuori dagli schemi.

L'anno in cui voleva lasciare le moto

Nel podcast Lecuona ha parlato senza filtri anche della stagione in cui fu sul punto di mollare tutto. Era cominciata nel peggiore dei modi, con la caduta più violenta della sua carriera nell'ultimo giorno dei test invernali di Jerez: frattura di un braccio, di una vertebra e della clavicola. Poi, a Le Mans, un altro pilota cadde davanti a lui e la stessa clavicola si ruppe di nuovo, con operazione e altre gare saltate. “È stato un anno di poca esperienza, tanto dolore e poca voglia di allenarmi. Non volevo uscire di casa e mi sono chiuso molto in me stesso”, ha ricordato.
Il divertimento era sparito. “Per tutta la vita mi sono divertito con le moto. Andavo ad allenarmi con mio padre, cadevo, mi rompevo una gamba e tornavo ad allenarmi perché mi divertivo. Ma sono arrivato al Mondiale e ho pensato che non era più divertente”. Al punto da chiedere al padre di contattare Grau, che ha una squadra di supermotard, per tornare lì l'anno seguente. “Volevo lasciare il Mondiale, praticamente lasciare le moto e dedicarmi ad altro”, ha ammesso.
Iker Lecuona e Luigi Dall'Igna

Lo psicologo e il sostegno dei genitori

La svolta è arrivata chiedendo aiuto. “Sono una persona che si tiene le cose dentro”, ha spiegato Lecuona, che quell'anno iniziò ad andare dallo psicologo e imparò poco a poco a raccontare ciò che gli succedeva, anche se parlarne con i genitori gli costava fatica. “Con lo psicologo ho cominciato ad aprirmi un po' di più e ho ritrovato anche la voglia di uscire di casa e di allenarmi. Pian piano mi sono ripreso e ho deciso di provarci ancora un anno”.
Decisivo anche il ruolo della famiglia: “Ringrazio sempre i miei genitori per come sono. Non mi hanno mai obbligato a nulla e mi hanno sostenuto sia quando volevo continuare sia quando volevo smettere”. Da quel ragazzo pronto a tornare a casa al pilota capace di sedersi su una Ducati in MotoGP e di decifrare i segreti di Márquez, il percorso di Lecuona racconta molto più di un semplice risultato in pista.
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