La storia della Formula 1 è piena di storie particolari ed una di queste riguarda la Super Aguri. Un team nato per dare la possibilità di far continuare a correre Sato.
Il 22 dicembre 2005 veniva accettata sulla griglia più importante al mondo una delle scuderie più pittoresche del nuovo millennio. Nella
stagione 2006 la Honda non sapeva come far correre Takuma Sato e così trova
volontari per avere una scuderia satellite. Nasce una squadra tutta
giapponese con Aguri Suzuki, un ex pilota, che fu il padre di questo progetto.
Un progetto che durò poco e che forse viene ricordato non tanto per le gesta
nei circuiti di Formula 1, ma più come fosse quasi una squadra nazionale del Sol Levante.
La
FIA ci mise tempo a dare l’ok
Questo team non nacque bene
e basti pensare che la FIA accettò la sua iscrizione solo nel gennaio
2006, uando il campionato del mondo di Formula 1 era quasi alle porte. La Super
Aguri aveva buoni intenzioni ma mancavano i soldi. Infatti, la squadra non
riuscì a pagare in tempo gli oneri richiesti e soltanto a fine 2005 gli fu
concessa la possibilità reale da parte della FIA di prendere parte al
campionato. Lo scopo di questa missione era per lo più far correre Sato, visto
che la Honda non aveva sedili disponibili. Sulla RA106 avrebbero corso Rubens
Barrichello e Jenson Button. Il posto di Takuma era stato preso dal brasiliano
in uscita dalla Ferrari.
Il Giappone e con molta probabilità
la casa di Tokyo voleva un pilota di rappresentanza, ma voleva anche dare un
senso al suo ritorno in Formula 1 in maniera importante. Il progetto BAR era
ormai al tramonto ed Honda era pronta a prendere quel posto seriamente, ma
serviva far restare un pilota giapponese sulla griglia. Aguri si prese così l’incarico
di portare avanti questo progetto, che però presentò subito il conto. I fondi
erano pochi, come detto, ed inoltre si scelse come fabbrica la sede della
vecchia Arrows. Leafield in Inghilterra, mentre la sede della squadra era collocata
nella Capitale del Sol Levante. Dopo tante tribolazioni la FIA approvò la
squadra e nacque un connubio con la vecchia Arrows che va raccontato.
La Super Aguri con la monoposto del 2002
La Honda a questo progetto partecipò
talmente poco che, come detto, Aguri, fu costretto ad appoggiarsi alla Arrows un team di Formula 1 che si era ritirato nel 2002. Una volta che la FIA
approvò l’iscrizione la Super Aguri non aveva una vettura e l’inizio della
stagione era alle porte. Il 12 marzo di quell’anno sarebbe scattata la stagione
dal Bahrain e quindi cosa poteva fare il team? La scuderia corse con la vecchia A23, l’ultima Arrow
della storia. Una macchina vecchia di 4 anni, che passò il crash-test a fatica. Nel 2002 montava il Ford-Cosworth
V10 e quindi non più in regola. Aguri ottenne il V8 Honda ma era evidente che quella macchina non era adatta, né al motore né al
campionato.
Vicino a Sato per dare una svolta ancora
più giapponese al team fu messo all’inizio di questa avventura
Yuji Ide. Questo pilota viene ricordato per la sua guida spericolata e fu cacciato dalla FIA stessa
dopo l’incidente causato a San Marino. Il suo posto fu preso prima da Franck
Montagny e poi da Sakon Yamamoto. Nella seconda parte del 2006 la Super Aguri mise
in campo la sua prima macchina, la SA06 mandando in pensione la A23. La
stagione si chiuse con zero punti raccolti ma nel 2007 qualcosa andò meglio e
la squadra nipponica conquisto ben 4 punti. Il primo punto arrivò in Spagna e
lo conquisto proprio Sato come anche gli altri 3 raccolti nel GP del Canada.
Nel 2007 il progetto tutto giapponese era quasi tramontato e si scelse come
seconda guida Anthony Davidson. Il britannico non fece nemmeno un punto.
Una
storia in fallimento
Il 2007 è stato l’anno d’oro per la
piccola Super Aguri che sperava nel 2008 di migliorarsi ancora di più. Quell’anno
però, la Honda era prossima ad uscire dalla griglia per via della crisi
economica che non risparmiò il piccolo team nipponico. Dopo 4 appuntamenti
della stagione 2008, il team annunciò che la sua presenza in Turchia era a rischio.
Alcuni fondi si fecero avanti ma i debiti erano così alti che dovette entrare
in gioco una società di liquidazione. L’ironia della sorte volle che fosse la
PKF ad occuparsene, la stessa della Arrows. Il 29 luglio di quell’anno tramite
una asta su internet la Super Aguri fu smantellata e i debitori furono ripagati
solo in parte. Vent’anni fa iniziava dunque una storia che non ebbe un lieto
fine, ma che fu quasi solo un capriccio di un pilota che voleva rimanere in
Formula 1.
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FOTO: Formula 1