20 settembre 1938.Il Campionato Europeo, massima espressione del motociclismo internazionale di quell'epoca, (il Mondiale è ancora di là da venire) si disputa quest’anno per la prima volta in prove multiple. L’Autodromo di Monza è pavesato a festa in occasione del Gran Premio delle Nazioni, che del campionato costituisce l’ultima gara.
Le bandiere nazionali garriscono al vento e fra tutte spiccano, accanto al tricolore, i vessilli delle due nazioni dominatrici del campionato in questa stagione, cioè l’Union Jack britannico e la bandiera rossa decorata dalla croce uncinata della GrossDeutschland, cioè la “Grande Germania”, la definizione che il III Reich ha adottato dopo l’avvenuta annessione dell’Austria nella primavera precedente.
L'Italiano insieme all'Europeo
La gara di Monza costituisce anche l’ultima prova del Campionato Italiano; il risultato è ottenuto estrapolando i piloti nazionali dalla classifica generale della gara.
La situazione tecnica del motociclismo italiano nella seconda metà degli anni Trenta è particolare: le grandi case nazionali, Guzzi, Gilera, Bianchi, Benelli hanno realizzato modelli eccezionali nelle classi 250 e 500, ma snobbano completamente la 350 che è tutta nelle mani della produzione inglese, Norton e Velocette in testa, e solo sul finire del decennio vedrà anche il massiccio intervento delle tedesche NSU e, soprattutto, DKW con le sue complicatissime moto 2 tempi sovralimentate, capaci di mettere a terra una potenza per l'epoca mostruosa e che gli inglesi avrebbero soprannominato "Shakebones" (scuotiossa).
Dura la vita per i piloti privati
Gli italiani devono così accontentarsi; d'altra parte se non si entra nelle grazie di una squadra ufficiale, magari con l'indispensabile aiuto della politica, nella 250 e nella 500 da privati non c’è nessuna possibilità di emergere; resta solo la classe 350 ad assicurare un minimo di competitività per un pilota privato, obbligato però a rivolgersi al mercato racing della perfida Albione per disporre di un mezzo decoroso. Unica alternativa la coraggiosa MM, la fabbrica bolognese animata dal geniale Mario Mazzetti, che ha realizzato un’eccellente 350. Purtroppo la piccola azienda emiliana è sempre a corto di soldi per sviluppare le sue moto oltre i confini della competitività a livello nazionale.
Nel 1938 il livornese Ugo Chiesa frequenta le gare motociclistiche da quasi una decina d'anni, ma per lui non ci sono moto ufficiali. Francamente non si tratta di un campionissimo alla Tenni; diversi buoni piazzamenti, tantissimi ritiri dovuti alla scarsa affidabilità delle moto, qualche successo in gare di secondo piano, insomma la sua è una "vita da mediano", come avrebbe più tardi cantato Ligabue.
Comunque è riuscito a conquistarsi la stima di Jacques de Rham, il fondatore della Scuderia Maremmana che nelle ultime stagioni gli ha affidato le sue Norton International, un po' vecchiotte per la verità, ma che lo specialista fiorentino Ariani, a cui sono affidate, riesce ancora a rendere competitive, almeno a livello nazionale. Anzi è interessante ricordare come già nel 1936 Ariani abbia realizzato una sospensione posteriore per la Norton, che all'epoca ha ancora il telaio rigido, il tutto prima che la casa di Birmingham lo adotti sulle sue moto ufficiali.
Un livornese con il colpaccio nel mirino
Per il buon Ugo Chiesa il 1938 potrebbe essere l'anno del colpaccio! All'epoca il titolo di campione italiano è il riconoscimento più ambito per i nostri piloti.
Il Campionato Italiano, che si disputava in prove multiple già sin dal 1921, prevede quell’anno cinque round; il punteggio assegna 5-3-2 punti ai primi tre classificati ed un punto a tutti i piloti che terminano la gara in tempo massimo; la Coppa Mussolini, com’é stato, ruffianamente, ribattezzato in ossequio al Duce il Raid Nord-Sud, cioè la Milano – Napoli poi prolungata dal ’37 a Taranto, assegna punteggio maggiorato, cioè 7 punti al vincitore, ed in caso di parità finale costituisce la discriminante decisiva.
È proprio alla Coppa Mussolini che Ugo Chiesa coglie un'importantissima vittoria di classe con la sua Norton, portandosi in testa al campionato. Ma ben presto la MM entra in un momento di grazia e nelle gare successive, a Bologna ed a Torino, la moto bolognese ottiene due successi consecutivi con Michele Mangione e Luigi Bonazzi, mentre Chiesa rimane a bocca asciutta. Anche nella quarta gara sulle strade del Circuito del Lario l'alloro della vittoria spetta a Michele Mangione ed alla sua MM, mentre Chiesa deva accontentarsi di un punticino per il quinto posto conquistato. Eppure proprio quel misero punticino mantiene viva la fiammella della speranza per il titolo alla vigilia dell'ultima gara.
Monza com'era nel 1938
La prova decisiva di Monza, si disputa quell'anno sui 6993 metri del cosiddetto Circuito Florio, che dalle curve di Lesmo prevede di arrivare fino al vialone centrale del parco e quindi, con due curve a 90° ed un breve raccordo, ritornare alla curva Soprelevata Sud. A Monza Mangione si presenta con 13 punti contro gli 8 di Chiesa e Bonazzi, per cui al pilota romano della MM è sufficiente, per mettere al sicuro il titolo, classificarsi in tempo massimo.
Ma quel giorno a Monza la MM vede girare tutto storto: Mangione esce di scena dopo pochi giri con problemi al motore, mentre Bonazzi ruzzola a terra alla tredicesima tornata, proprio per una collisione con la Norton di Ugo Chiesa: l'incidente è immortalato nella foto che abbiamo messo in apertura. A quel punto il pilota livornese è primo degli italiani, anzi ben presto rimane l'unico dei piloti nazionali in gara, per cui nei restanti giri che mancano alla bandiera a scacchi basta amministrare il mezzo meccanico per aggiudicarsi i cinque punti necessari per raggiungere Mangione in testa alla classifica e che consegnerebbero il titolo a Chiesa grazie alla vittoria nella Coppa Mussolini. La gara si conclude con il successo della Velocette dell'inglese Ted Mellors, che conquista così il titolo europeo, ma all'ottavo posto, primo ed unico degli italiani, chiude Ugo Chiesa che in quel momento diventa campione d'Italia! Purtroppo la gioia del pilota livornese e di tutto il clan della Scuderia Maremmana è destinata a durare poco: la doccia fredda viene dalle verifiche tecniche dove i commissari del Moto Club d'Italia riscontrano che sulla moto di Chiesa è montato un accessorio, la sella, non conforme a quanto dichiarato sul modulo d'iscrizione. Risultato: esclusione di Chiesa dall'ordine d'arrivo, nessun italiano al traguardo e classifica così immutata rispetto alla vigilia, con Michele Mangione e la MM incoronati campioni d'Italia. Una vera beffa!
A parte gli indubbi meriti di Mangione (nella foto qui sopra ritratto al Circuito del Lario 1938) può sembrare eccessivo squalificare un pilota solo perché ha montato una sella, non certo un componente meccanico che potrebbe influire sulle prestazioni, diversa da quanto dichiarato sul modulo d'iscrizione, ma all'epoca i regolamenti in merito sono estremamente severi, e c'è un preciso motivo. I premi in denaro messi in palio dagli organizzatori delle gare motociclistiche non sono proprio faraonici, ma i piloti possono invece contare sui premi offerti dai costruttori di accessori in funzione del piazzamento, premi che sono spesso di gran lunga superiori allo stesso monte premi ufficiale, ed il regolamento del MCI, ma è così anche in campo internazionale, protegge quindi gli interessi dei fabbricanti di accessori contro eventuali "distrazioni" dei piloti.
Era già successo al TT
I cultori del
Tourist Trophy ricordano che anche al grande Piero Ghersi era capitato qualcosa di simile nel 1924 quando, esordiente all'isola di Man, aveva ottenuto con una prova eccezionale il secondo posto con la sua Guzzi 250, per poi vedersi strappare il piazzamento alle verifiche tecniche a causa di una candela di marca diversa da quella dichiarata all'iscrizione.
Quello che poteva essere il successo che avrebbe consegnato Ugo Chiesa alla storia del motociclismo nazionale sfuma così in una cocente delusione. Non è elegante, ma mi sia consentito dire, visto che si tratta della sella, che al povero Ugo è stato letteralmente sfilato il titolo di sotto il culo! E se la Scuderia Maremmana si sarebbe consolata l'anno successivo, quando il fiorentino Aldo Bernardoni diventava campione d'Italia della classe 350, per Ugo Chiesa rimase solo di bere fino in fondo l'amaro calice della squalifica.
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