Elisabetta Lubrani, autrice di questo articolo, è giornalista e scrittrice. Ha curato l'edizione italiana della biografia di Adrian Newey, l'ingegnere mito della F1, ed è autrice di "Visionaria. Io, Coco Chanel" e "Il mio nome è Anastasia Romanov. Il caso Anna Anderson." E' direttrice editoriale di CDM Edizioni (lo stesso gruppo editoriale di Corsedimoto) e di MattiaPascal rivista web di cultura, libri e stili. A pochi giorni dall'attesissimo Gran Premio d'Italia al Mugello, i piloti di Aprilia Racing Jorge Martín e Marco Bezzecchi, hanno spento per qualche ora i motori per accendere l'entusiasmo di una platea decisamente speciale.
L'auditorium del meraviglioso Museo Piaggio a Pontedera (Pisa) era pieno di ragazze e ragazzi under 18, alcuni anche molto più giovani. Jorge e Marco sono arrivati come due divi, passando davanti ad una schiera di Vespa d'epoca, accompagnati dallo sguardo di un'elegante Audrey Hepburn e uno spensierato Gregory Peck protagonisti di "Vacanze Romane". Questo film del 1953 ha contribuito a fare di questo scooter popolare un'icona a tutto tondo: Hollywood, due ruote, emozioni e libertà.
Bezzecchi e Martin, accompagnati sul palco da Massimo Rivola, manager ex Ferrari che ha messo le ali ad Aprilia Racing, sono stati travolti dall'entusiasmo e dalla curiosità di questo pubblico speciale. Non sono piovute domande banali o preconfezionate da "press scrum". I ragazzi hanno messo i piloti alle strette con riflessioni acute, mature e decisamente intelligenti, che sono andate a toccare le pieghe più intime delle loro vite e carriere.
Paura, velocità, la mamma e la sposa
Martin e Bezzecchi non si sono nascosti dietro l'immagine del super eroe. Hanno spiegato quanto la paura non sia un limite, ma una compagna di viaggio da tenere con sè, un campanello d'allarme che ricorda fin dove puoi spingerti. Non sono mancati momenti divertenti. Ha destato curiosità Albarosa, il nome che Marco Bezzecchi ha dato alla sua Aprilia RS-GP. Il leader del Mondiale ha rivelato di averci pensato molto. "Sono sposato con Aprilia e la moto che guido la considero mia moglie. Per questo si merita un nome all'altezza del ruolo. E siccome nel box ne abbiamo due, ho scelto un nome che in definitiva fosse...due". Sorrisi e applausi a scena aperta.
Jorge e il pensiero intimo
Jorge Martín, con il suo volto da stella del cinema e il passo un pò malfermo per le botte incassate nell'ultimo GP due settimana fa al Montmelò, ha emozionato tutti. Alla domanda su cosa gli sia passata per la testa nei giri precedenti il trionfo Mondiale del 2024, Jorge ha confessato un aneddoto.
"La mente è andata all'immagine di mia mamma che preparava la pasta mentre io mi allenavo con la mini moto in un kartodromo. Ero un bimbo che sognava la MotoGP e stavo per vincere il titolo". Cosa avreste fatto se...
E se Bez e Martin non avessero fatto il pilota? "Io avrei fatto il meccanico, mio babbo ha un'officina dove ho lavorato mentre correvo nelle serie minori, andavo forte proprio perchè sto meglio in pista che in officina". Jorge invece afferma che "probabilmente avrei cercato di farmi largo in un altro sport, o comunque trovarmi un posto in questo ambiente". Ad una ragazzina di 17 anni che vorrebbe lavorare nel motorsport come grafica, Massimo Rivola ha spiegato come fare: "Tu progetta e proponiti, se non riesci ad arrivare dove vuoi, prova, riprova e riprova. Vedrai che alla fine ce la farai."
L'evento si è concluso tra autografi, selfie e l'emozionante accensione dell'Aprilia RS-GP sul piazzale, sotto un sole implacabile come il rombo forsennato di questa belva. I piccoli appassionati sono tornati a casa con la sensazione di aver conosciuto non solo due campioni del mondo, ma due ragazzi dolcissimi. Non più personaggi irraggiungibili, ma molto più vicini di quanto potessimo pensare.
Qualche mese fa ero stata ospite della presentazione di Pramac Racing, uno dei team Yamaha, tenutosi nella meravigliosa
Accademia Musicale Chigiana di Siena. Stavolta mi sono divertita ed emozionata in un Museo, insieme a centinaia di ragazzi. Non è difficile vedere dietro tutto questo la visione di Liberty Media, il nuovo promoter che dopo aver rivoluzionato il modo di raccontare la Formula 1 sta cambiando faccia alla MotoGP. Il colosso dell'intrattenimento statunitense vuole abbattere quel muro che c'è tra campioni e pubblico, arrivando a portare il paddock e i campioni in contesti alternativi e inconsueti al motorsport. Anche tra i banchi di scuola, perchè no?
Da grande appassionata di motori, ma anche di cinema, teatro e libri, sono molto conquistata da questa scelta. Non faccio mistero del fatto che il mio cuore batte per la Formula 1, un legame nato da quando ho curato la versione italiana del la biografia del mitico ingegnere Adrian Newey: "
Come ho progettato il mio sogno". Non avevo mai seguito i GP, ma conoscendo a fondo questo personaggio ho scoperto un mondo, e ora non perdo un giro. Conoscere Bezzecchi e Martin, in una maniera così informale ma emozionante, ha fatto molta presa anche su di me. Vedere i piloti spogliati della loro armatura di pelle, sorridere in modo spontaneo, crea immediata empatia e curiosità.
Cosa resta di una giornata
Questa domenica non c'è la F1, per cui non avrei acceso la TV. Invece non mi perderò il GP d'Italia al Mugello per fare il tifo per Marco e Jorge, che con grande spigliatezza e generosità si sono fatti scoprire, almeno solo un pò. Quando lo sport abbatte le barriere raccontando il lato umano, ha già vinto.