Filippo Bianchi più forte delle critiche nel CIV Sportbike: "Volo alto grazie a papà"

Storie di Moto
martedì, 19 maggio 2026 alle 16:35
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INTERVISTA - Alla scoperta del capo-classifica di campionato del CIV Sportbike: Filippo Bianchi (MMP Velocità) si racconta.
"Ci sono nato, ma non ci incastro granché con Pisa...". Il campanilismo, tratto distintivo dei toscani, scorre nelle vene di Filippo Bianchi. Ben presto si è trasferito a Lucca, a 20 km di distanza. Città dove è cresciuto con il sogno di diventare un motociclistica. Seguendo le orme del padre, nel 2018 è salito sul trono del CIV, laureandosi Campione italiano PreMoto3 125 2T. Spalancate le porte del CIV Moto3, per svariate vicissitudini non è riuscito a far fruttare il proprio talento in un biennio 2020-2021 al di sotto delle aspettative. Il preludio di un prosieguo di carriera vissuto sulle montagne russe, tanto da rimanere a piedi a fine anno per ragioni di budget. Tra (poche) certezze e (tanti) dubbi, Filippo è stato "ripescato" dal 52 Racing Team di Giacomo Luminari, il quale gli ha prospettato la possibilità di rilanciarsi nel Trofeo Aprilia RS 660 con il supporto di REVO-M2 Racing. Una prima stagione di apprendistato conclusa al secondo posto, ponendo le basi per un trionfale 2024 culminato con la conquista del titolo. Superata una tutto sommata discreta parentesi nel CIV Supersport con Extreme Racing Service ("potevo dare di più, ma che figata!"), quest'anno è ripartito con propositi ambiziosi dal CIV Sportbike con il Team MMP Velocità. Ritrovando una RS 660 con la quale si era lasciato a meraviglia, il classe 2005 si è subito proposto come il pilota da battere con due vittorie in quattro manche e la leadership di campionato.

Filippo, quali sono le sensazioni di questo avvio di stagione?

"Sapevo di poter dire la mia con la Aprilia RS 660, ma non fino a questo punto. Sai, quando si entra a far parte di un nuovo team, ci sono tante variabili da tenere in considerazione. Nel mio caso: conoscere il gruppo-squadra oltre a dover ricostruire il feeling con una moto che non guidavo da qualche tempo. Dopo la doppietta di Misano, purtroppo al Mugello non abbiamo potuto concretizzare il potenziale espresso nelle prove. In Gara 1 ho rotto il motore quando mi trovavo al comando, mentre in Gara 2 sul bagnato non ho avuto le stesse buone sensazioni. Ho preferito limitare i danni, portando a casa punti utili per la generale (4º, ndr). Se guardiamo alla classifica, sono davanti a tutti: non potevo essere in una posizione migliore".

Che effetto ti ha fatto ritrovare la Aprilia RS 660?

"Durante l'inverno con il Team MMP eravamo andati a Cremona per iniziare a familiarizzare. La prima volta che sono risalito in sella alla Aprilia mi sono detto: "cazzo, questa è la mia moto!". Un momento davvero speciale. Ho ripreso da dove avevo lasciato".

Per stare lassù fino alla fine che cosa servirà?

"Prima di tutto, la costanza di rendimento. Poi sarà importante non accontentarsi mai, spingendosi oltre le proprie capacità".

Sono bastate poche gare per suscitare i primi malumori tra gli avversari: ti senti infastidito?

"La velocità che esprimo non è da attribuire ad un mero fattore tecnico. Certo, prima dell'inizio della stagione la mia squadra ho lavorato alacremente sullo sviluppo della moto, ma gli osservatori mi raccontano che guido da paura. Lo dico senza vantarmi, sono sempre stato un ragazzo umile e rispettoso. Evidentemente i miei rivali devono ancora trovare la quadra con le rispettive moto. Chi crede che io vinca perché la mia Aprilia è irregolare, si sbaglia. Ripenso a Misano quando Bruno Ieraci, nonostante guidasse una moto (la Triumph Daytona 660, ndr) considerata inferiore, si è giocato la vittoria nelle due gare. Tutti gli altri piloti motorizzati Triumph hanno pagato dazio, eppure Bruno era sceso in pista soltanto dal sabato mattina. Ricordiamo che lui è il Campione in carica di categoria, un pilota forte che stimo tantissimo. Quale messaggio voglio far passare? Anziché puntare il dito contro di me, si dovrebbe lasciar perdere le polemiche per concentrarsi su sé stessi".
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Filippo Bianchi in griglia di partenza

L'umiltà è una virtù preziosa, al tempo stesso vieni descritto come una persona autocritica.

"Sono molto esigente. Cerco sempre di ottimizzare le situazioni e, se sbaglio, non mi invento scuse: ammetto l'errore e vado avanti".

Negli ultimi anni hai vissuto un girovagare di moto, team e campionati. Quanto ha pesato la mancanza di stabilità?

"Tanto. Sono sempre stato convinto delle mie capacità, fin dai tempi delle Minimoto. Ho avuto la fortuna di formarmi nel CIV PreMoto3, confrontandomi contro piloti che, da lì a poco, avrebbero raggiunto il Mondiale. Cambiare ambiente quasi ogni anno non mi ha giovato, ma ne sono uscito più forte. Ho imparato a non arrendermi alle prime difficoltà".

Nel 2022 anche un anno lontano dalle gare: avevi pensato di smettere?

"Ero reduce da un 2021 non esaltante con lo Junior Team Gresini nel CIV Moto3, per tutta una serie di ragioni. Un grosso sponsor si è tirato indietro senza alcun preavviso, lasciandomi con un pugno di mosche in mano. Ogni anno mio padre mi metteva in guardia: sappi che questa potrebbe essere la tua ultima stagione, non ci sono garanzie per il futuro. Pertanto, in quel momento ho creduto che fosse finita per davvero. Provengo da una famiglia modesta: mio padre guadagnava 1.400 euro al mese, non ci potevamo permettere ingenti investimenti. Di fatto, correvo grazie ai suoi sacrifici. Fortunatamente, nel 2023 ho conosciuto persone favolose, in primis Giacomo Luminari, che mi hanno dato la possibilità di ripartire dal Trofeo Aprilia RS 660".

In sintesi, conta di più il talento o la valigia?

"Domanda difficile... chiaro, il fattore economico incide. Quest'anno sono ripartito dal CIV Sportbike anche per questo. Rispetto ad altri miei colleghi mi ripeto fortunato: lungo il mio percorso ho incontrato persone che sono venute incontro alle mie esigenze. Senza il loro contributo, probabilmente la mia carriera sarebbe terminata già da un pezzo".

Cosa ti ha lasciato la breve esperienza nel CIV Supersport con Extreme Racing Service?

"Non sono andato male per essere un rookie (tredicesimo in campionato con un sesto posto a Imola quale miglior piazzamento, ndr), ma non sempre sono riuscito a guidare la MV Agusta come volevo. Sebbene la reputi una stagione difficile, mi ha insegnato tanto. Ho fatto uno switch a livello mentale. La mia percezione degli eventi è cambiata, adesso guardo le gare con un occhio più analitico. Inoltre, ho potuto migliorare alcuni dei miei punti deboli in termini di guida. Non smetterò mai di ringraziare Paolo Caravita (team principal, ndr) per avermi dato l'opportunità di correre in Supersport. Probabilmente è stata la prima volta che ho fatto parte di una squadra così ben strutturata. Mi sono ritrovato un coach d'eccezione come Stefano Cruciani (tre volte Campione italiano Supersport, ndr). Che dire di lui... ha sempre creduto in me. Anche quest'anno non manca di darmi qualche dritta nonostante non sia più pilota Extreme".

Andiamo ancora più a ritroso, come ti sei avvicinato al motociclismo?

"Merito di mio padre, ex pilota disputando persino delle wild card nel Mondiale 125cc con figure iconiche come Fausto Gresini. Erano altri tempi, all'epoca bastava presentarsi in circuito con la moto ed un meccanico. Anche non volendo mi ha fatto innamorare di questo sport, senza obbligarmi o mettermi pressione. Mi ha fatto provare un po' di tutto, ma non vedevo l'ora di fare il pilota. Sono orgoglioso di essermi formato ascoltando i suoi consigli. Spesso scherziamo: sostiene che vada più forte di lui, ma non sono dello stesso parere!".

Fonti di ispirazione?

"Sono ovunque. Nel caso delle moto, mi piace prendere il meglio da ogni pilota ed appropriarmene pur senza vivere magari determinate situazioni. Sempre nel Motorsport, stimo Hamilton e Verstappen. Ecco, se proprio devo sbilanciarmi, di recente mi ha mandato fuori di testa, nel senso buono del termine, la storia di Federica Brignone. Per il modo in cui ha saputo reagire all'infortunio e tornare subito ad alti livelli".

E Tadej Pogačar? So che il ciclismo rappresenta l'altra tua grande passione...

"Lo ammiro tantissimo, non potrebbe essere altrimenti. In quest'ultimo periodo è talmente superiore che vince quasi tutte le corse a cui partecipa, vero, però vorrei spostare l'attenzione sul Tour de France del 2023, alla fine perso a vantaggio di Jonas Vingegaard. Durante una tappa lasciò per strada qualcosa come quattro minuti, il giorno seguente che fece? Se ne fregò andando all'attacco. Sapeva che il rischio di fallire era concreto, eppure decise di provarci lo stesso. Tadej ha rivoluzionato il ciclismo, introducendo nuove tattiche e strategie".

Torniamo a te, dove ti vedi in futuro?

"Quest'anno scendo in pista con un unico obiettivo: vincere il CIV Sportbike per poi approdare al Mondiale di categoria. Non sarà facile, la strada è lunga e piena di insidie. Dopo i test pre-campionato si credeva che avrei fatto incetta di vittorie, ma io conoscevo il valore dei miei avversari, sapevo che sarebbero arrivati. E infatti...".
Photo Courtesy: Daniele Guazzetti
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