Superbike al buio, test annullati e rischio caos: cosa può succedere in Australia

Superbike
sabato, 31 gennaio 2026 alle 12:00
Superbike caos test invernali: come possono risolvere a Phillip Island
La Superbike volerà in Australia per l’apertura Mondiale praticamente al buio. Le quattro giornate di test previste fra Jerez e Portiamo sono clamorosamente saltate per maltempo. Team e piloti sono in guai seri: adesso che può succedere?
L’ancòra di salvataggio sono le due giornate di collaudo previste sullo stesso tracciato di Phillip Island il lunedi e martedì nella stessa settimana del primo atto iridato (20-22 febbraio). Squadre e piloti avranno otto ore complessive a disposizione e dovranno augurarsi che il meteo non faccia brutti scherzi anche lì. In Australia è fine estate, ma sull’Isola giornate di piogge improvvise o vento forte non sono rare.

Il parere dell’ingegnere

Mario Manganelli in campo motociclistico ha lavorato in reparti corse prestigiosi come Oral e KTM. Con Aprilia ha progettato il motore V4 che a partire dal 2010 ha collezionato tre Mondiali piloti: due con Max Biaggi, uno con Sylvain Guintoli. Lo stesso propulsore è stata la base di partenza del progetto MotoGP, nel 2015, e tuttora equipaggia l’Aprilia RSV4 R, una delle Superbike stradali più potenti e veloci. Manganelli ha lavorato anche in Formula 1: per due anni è stato responsabile della power unit Mercedes progettata e sviluppata a Brackley (GB). L’ingegnere può spiegarci l’impatto dei test saltati in Superbike e dirci se i sofisticatissimi sistemi di simulazione di collaudo in uso in Formula 1 potrebbero essere esportati anche nelle moto.

Quanto è grave il problema?

“I test in pista in questo momento dell’anno sono fondamentali. In Spagna le squadre Superbike avrebbero dovuto fare sperimentazione su motore, evoluzioni di elettronica, ciclistica, aerodinamica. Alcune marche, come la Ducati, hanno rinnovato pesantemente il veicolo, per cui l’impossibilità di verifica e acquisizione dati è ancora più grave. Inoltre ci sono piloti nuovi che non hanno potuto conoscere bene le nuove moto, come nel caso di Danilo Petrucci e Miguel Oliveira arrivati in BMW. Il contrattempo non è di poco conto”.

In Formula 1 usano la simulazione: perchè?

“In questa epoca la Formula 1, per motivi di costo, ha ridotto i test al minimo indispensabile. In questa stagione di grandissime novità sia a livello power unit che di aerodinamica, entrambe completamente riprogettate, prima del via Mondiale ci sono solo sei giornate di test, più lo shakedown appena concluso a Barcellona. Le auto fanno la gran parte dei test al simulatore”.

 Come funziona? 

“Nelle auto vengono utilizzati banchi dinamici sofisticatissimi: esistono interi dipartimenti in ogni reparto corse dedicati allo sviluppo di questa vera e propria scienza. E’ possibile simulare il comportamento di singoli componenti: power unit, software di controllo, rendimento e durata delle gomme, aerodinamica, sospensioni, ect. Questi banchi di simulazione vengono “istruiti” dai tecnici che li sviluppano e dai piloti che si esercitano, per cui progressivamente autoapprendono tutti i parametri d’esercizio e affinano il target finale di prestazione desiderata. E’ un lavoro certosino che in gran parte viene fatto da piloti collaudatori e da una certa fase di sviluppo in avanti anche dai titolari. Il vantaggio è che queste operazioni possono essere svolte in reparto corse, quindi non sono influenzate da fattori esterni. Con questa tecnologia si riesce a fare tantissimo. In Formula 1 hanno pochissime giornate di test, perchè gran parte del lavoro di collaudo e di ricerca della prestazione viene svolto sui banchi di simulazione”.

Questa tecnologia sarebbe esportabile nelle moto?

“I banchi di simulazione moto arriveranno chissà quando, non è un traguardo veloce. Ci sono già adesso dei sistemi di simulazione per determinati fasi di comportamento del mezzo: percorrenza di curva, accelerazione, frenata: però non sono così avanzati. Anche il materiale che viene sperimentato in pista è frutto di simulazioni strumentali in reparto corse. Ma non sono simulazioni esaustive, non danno la possibilità di discriminare in maniera analitica e selettiva l’eventuale progresso di prestazione come fa il pilota durante i test. Non poter girare in pista complica maledettamente i piani.”

A questo punto i team hanno un piano B?

“In Australia faranno un recap generale, e per prima cosa devono sperare che il meteo aiuti. Ogni minuto conterà, dovranno fare una selezione accurata e ridurre le componenti da provare. Dovranno concentrarsi sulle evoluzioni che i team ritengono più in grado di portare miglioramento di prestazioni.”

Che cosa può succedere?

“Le carte potrebbero rimescolarsi a vantaggio di chi sfrutterà al meglio le due giornate di test residue a Phillip Island. I due-tre round iniziali potrebbero creare il gap. Non è da escludere che chi finora ha inseguito possa diventare il riferimento. Il bello del motociclismo è anche legato all’imprevedibilità e alla perdita di controllo del fattore tecnico.”

La gestione dei test Superbike non funziona: cosa dovrebbe cambiare?

"Negli ultimi anni i mesi invernali in Europa sono diventati rischiosi, anche nel sud della Spagna. La Superbike dovrà pensare di tornare ai vecchi tempi, quando i test invernali si facevano in Australia e in altri posti caldi nel nostro inverno.”

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