Jonathan Rea conclude a Jerez una carriera stellare in Superbike: sei Mondiali e 119 vittorie, un palmares che non ha confronti. Ma questo finale doveva essere diverso.
A 38 anni compiuti nel febbraio scorso, il talento nordirlandese in questa assolata domenica andalusa chiuderà il viaggio cominciato nell'ormai lontanissimo 2008. JR65 si è affacciato alla Superbike in un'altra epoca storica, quando il campionato delle derivate dalla serie si proponeva come brillantissima
alternativa alla MotoGP. Nonostante per tante stagioni abbia gareggiato con la Honda, la derivata dalla serie meno competitiva di quell'epoca (e anche di questa, purtroppo...) diventò immediatamente uno dei grandissimi. Non tanto per le vittorie, ma per il carisma, lo stile di guida, l'aggressività. Max Biaggi, il grande rivale di quell'epoca dorata, sa di cosa parliamo.
Avventura Yamaha, la scelta sbagliata
Dopo otto campionati da stella assoluta, a fine 2023
Jonathan Rea ha lasciato la Kawasaki per mancanza di fiducia nella svolta Bimota. Nelle ultime tre stagioni con la Ninja, pur non riuscendo a sbarrare la strada a Toprak Razgatlioglu e Alvaro Bautista, aveva comunque concluso il Mondiale secondo (2021) e due volte terzo (22-23). Salire sulla Yamaha del nuovo rivale
Toprak però è stato un trabocchetto. Con la YZF-R1 il campionissimo non si è mai trovato bene, ma soprattutto non ha legato con la visione tecnica del team. Cambiare ingegnere di pista, chiamando al capezzale uno dei suoi ex uomini di fiducia in Kawasaki, non ha cambiato di una virgola la situazione.
Con la Bimota avrebbe vinto
Avesse avuto fiducia in Provec Racing, cioè l'antenna tecnologica catalana che dal 2010 gestisce l'impegno ufficiale Kawasaki, siamo sicurissimi che
Jonathan Rea avrebbe continuato a vincere. Non il Mondiale, ovviamente, ma con la Bimota avrebbe potuto lasciare il segno. Se va a podio Alex Lowes, l'ex compagno di squadra con cui ai tempi Kawasaki non c'era confronto, figuriamoci Jhonny.
Un epilogo triste
In queste ultime uscite da pilota Superbike
Jonathan Rea sembra aver parzialmente rialzato la testa. A Jerez si è qualificato in seconda fila, e sembrava fra i candidati al terzo gradino del podio, l'unico obiettivo plausibile in quest'annata dominata da Razgatlioglu e Bulega. Invece la sua gara 1 si è chiusa contro le barriere della curva quattro, una delle più veloci. Si è rialzato dolorante, con la tuta abrasa, per fortuna ancora intero. Non può essere questa l'ultima immagine che ci resta di un campione di questa grandezza.
Oggi l'ultimo ballo
"
Avrei voluto arrivare all'ultima gara, all'ultimo giorno della carriera, con un'altra condizione e senza il dolore lancinante alle braccia" ha commentato
Jonathan Rea dopo il botto. "
Ma purtroppo questo è il destino". Ma è un
pilota troppo grande per arrendersi così.
E se lo chiamasse la Bimota?
E se i vecchi amici di Provec gli facessero una telefonata? Con la Bimota Rimini, anche solo part time, siamo convintissimi che nel 2026 questo campione meraviglioso potrebbe ancora farci emozionare.