MotoGP e Superbike

MotoGP e Superbike: 6 circuiti in 3 Nazioni, come salvare i Mondiali 2020

Bastano cinque-sei circuiti in sole tre Nazioni per salvare l'edizione 2020 di MotoGP e Superbike. Ecco come potrebbero essere i nuovi calendari

30 aprile 2020 - 11:13

Come potrebbero riorganizzarsi MotoGP e Superbike in questo 2020 segnato dal Coronavirus? La F.1 ha tracciato la strada (qui l’ipotesi di calendario), e se ripartono le auto potranno farlo anche le moto. Ma il problema, ormai si è capito bene, non sono solo le restrizioni imposte dai vari governi, ma i costi. Senza pubblico mancheranno in bilancio i canoni pagati dagli organizzatori, che avrebbero portato 80-100 milioni. Per cui Dorna è costretta a gestire l’emergenza tenendo conto di alcuni fattori imprescindibili: correre a tutti i costi, perchè la F.1 in pista e la MotoGP ai box sarebbe un danno d’immagine enorme.  Inoltre limitare al massimo i costi, che correndo a porte chiuse saranno ben più alti. Le voce attive che si salvano, senza pubblico,  sono diritti TV e sponsor.  Non è un rebus da poco. Le auto correranno appena tre GP in Europa. Invece Carmelo Ezepeleta, ieri, ha detto (leggi qui) che i calendari d’emergenza (MotoGP e Superbike) potrebbero essere esclusivamente continentali, da luglio a novembre. Partendo da questi indizi, abbiamo provato ad immaginare  come potrebbe essere.

Partenza a luglio: Silverstone si può?

La F.1 in Europa correrà a Zelteg (Austria) con un doppio GP il 5 e il 12 luglio.  Poi si sposterà a Silverstone (Regno Unito) e infine all’Hungaroring, nei sobborghi di Budapest: sei GP in un mese.  Due di questi impianti fanno parte anche del “vecchio” calendario MotoGP, cioè hanno rapporti stretti e di lunga data con Dorna. Immaginiamo quindi che la MotoGP potrebbe scattare a luglio a Silverstone e poi spostarsi in agosto a Zeltweg, compiendo il cammino inverso rispetto alle auto. Se i governi concederanno particolari salvacondotti alla F1, potrà usufruirne  pure la MotoGP. Abbiamo spiegato qui tutte le restrizioni e norme di sicurezza anti contagio pensate dalla F.1, che possono valere in toto anche per le moto. Abbiamo lasciato di proposito da parte l’Italia, che avrebbe Mugello e soprattutto Misano, che nei piani doveva ospitare entrambi i Mondiali. Da noi però la strategia del Governo è molto conservativa (oltre che molto confusa…), anche il calcio non è sicuro di ripartire seppure a porte chiuse.

Tre mesi in Spagna

Dopo Silverstone e Zeltweg, la MotoGP potrebbe trasferirsi in Spagna, e lì restare fino a novembre. I circuiti non mancano: Barcellona, Aragon, Valencia e Jerez. Tutti impianti che  già facevano parte  del calendario “vecchio”, per cui non ci sono problemi di contratto Dorna. Il clima iberico è un vantaggio non da poco. A questo punto il promoter avrebbe disponibili sei tracciati. Se ciascuno ospitasse due GP, in week end successivi, verrebbe comunque fuori una MotoGP  in 12 atti, contro 20 che erano previsti. Il tutto spostando i 1600 addetti necessari in appena tre nazioni (Gran Bretagna, Austria e Spagna).

Salva anche la Superbike

Le stesse sei piste potrebbero ospitare anche la Superbike, in week end prima o dopo la MotoGP. I diritti TV delle derivate dalla serie non valgono così tanto come quelli della MotoGP, per cui senza pubblico  il campionato diventa insostenibile. Ma facendolo correre sugli stessi impianti usati per la MotoGP, Dorna avrebbe modo di compiere ampi risparmi. Per esempio usando la stessa infrastruttura TV, una delle voci di spesa più grandi. Si potrebbero fare sei round, cioè 18 gare potenziali. Considerando che la Superbike ha già gareggiato in Australia, ne uscirebbe  un Mondiale assegnato a novembre dopo sette tappe e 21 corse. Il significato tecnico sarebbe salvaguardato.

Alla Superbike manca il …cambio

Ipotizzando che siano utilizzabili Silverstone, Zeltweg, Jerez, Barcellona, Aragon e Valencia non ci sarebbero problemi tecnici per la MotoGP: si tratta infatti di impianti che erano già previsti in calendario, e dove si è corso nelle passate stagioni, quindi i team sono preparatissimi. Per la Superbike il discorso è un pò diverso, perchè a Zeltweg (nuova) non si è mai gareggiato, a Silverstone l’ultima volta è stata nel 2013, Valencia nel 2010. In Superbike i rapporti interni del cambio sono bloccati per tutta la stagione, significa che ciascuna squadra ha scelto un compromesso che – giocando su pignone e corona, che invece sono liberi – avrebbe permesso di avere una rapportatura efficace sui 13 circuiti del vecchio calendario. Ma la soluzione a questo problema è facile: basterebbe liberalizzare questo componente, permettendo ai team – via simulazione al computer – di adattarsi. Quindi una cosa veloce, e a costo quasi zero. Siamo a fine aprile, il tempo per organizzarsi c’è. Ovviamente la condizione imprescindibile è che il contagio continui ad abbassarsi, come negli ultimi giorni.

 

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