Orde di appassionati e (maldestramente) qualche addetto ai lavori si presta spesso e malvolentieri ad un gioco. Quando MotoGP e Superbike corrono sulla stessa pista a distanza più o meno ravvicinata, si procede immediatamente con il raffronto cronometrico dei tempi sul giro tra le due realtà. Categorie, moto, pneumatici, condizioni diametralmente opposte, ma non fa nulla: si gioca, si stuzzica la fantasia, per quanto porti più che altro a pensieri malsani su valutazioni decontestualizzati che sviliscono la natura stessa di ogni genere d'analisi.
MOTOGP VS SUPERBIKE
In questo giochetto si prendono i PDF dei vari turni di prove o gare dei succitati campionati e, semplicemente, si riportano i tempi. La MotoGP ha fatto X, la Superbike Y, scatenando delle valutazioni che lasciano il tempo che trovano. Le analisi, in quanto tali, devono essere contestualizzate. Riportare soltanto i responsi cronometrici è un mero esercizio di dattilografia.
CONDIZIONI DIVERSE
Tra l'altro questi raffronti, registrandosi a distanza temporale di settimane (se non mesi), giocoforza non possono essere "diretti". Al netto dell'inopportuno esercizio di una comparativa fine a se stessa, si studiano questi dati come fossero asettici, per nulla intaccati da agenti esterni quali condizioni atmosferiche e quant'altro. Roba da videogiochi, insomma. La MotoGP, ad esempio, lo scorso weekend al Balaton Park ha incontrato una pista... lenta. Lo hanno detto gli stessi piloti, impossibilitati a ritoccare i crono del 2025 (Gran Premio svoltosi più avanti nel calendario), incontrando delle condizioni poco invitanti a migliorarsi. Mancava grip un po' per qualche sporadico scroscio di pioggia della settimana, un po' perché l'asfalto stesso (nonostante in alcuni punti avesse delle "pezze" nuove) era in fase di deterioramento. Oltre che la gommatura Pirelli lasciata da Moto2 e Moto3 non è congeniale alla MotoGP, mentre la Superbike (che ha corso in condizioni ottimali) corre con gomme Pirelli su gommatura... Pirelli!
I TEMPI
Detto ciò, cosa può portare ad un raffronto cronometrico tra le due realtà se non un mero giochino di inizio estate? Nel weekend Marc Marquez ha siglato la pole position in 1'36"785, mentre
Nicolò Bulega in Superbike in 1'38"094 (sarebbe stato settimo nel Q2 MotoGP, dietro a... Lecuona!). Il quale poi in tre gare tirate (proprio Lecuona si mostrò competitivo nel weekend) con un ritmo record arrivò a fermare i cronometri sull'1'38"230 nella (corta) Superpole Race (1'38"569 in Gara 2), mentre il giro più veloce della MotoGP in quest'ultima circostanza è stato di 1'37"901 nella Sprint a firma sempre Marc Marquez, 1'38"313 sul finale della gara "lunga". Insomma, siamo lì, ma per le ragioni spiegate sopra.
FATTORE LECUONA
Di fatto l'unica costante dei due weekend è stata la presenza di
Iker Lecuona. Con la Ducati Panigale V4 R Superbike chiuse una Superpole non esaltante (problemi di setting risolti poi per le gare) con un best di 1'38"878, migliorandosi poi direttamente nella Superpole Race (1'38"423) e Gara 2 (1'38"648). Altresì con la Ducati Desmosedici GP26 MotoGP ha fermato i cronometri sull'1'38"024 nel Q2, passando tra l'1'38"854 della Sprint e l'1'39"261 della gara lunga. Insomma: meglio nel complesso con la V4 R rispetto alla D16. Il ché tutto dire sull'attendibilità e veridicità di questi confronti a distanza.
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