Christian Lundberg, direttore tecnico Leopard Racing, parla della squalifica del suo pilota
Moto3.
Dopo il
comunicato ufficiale, Leopard Racing dice la sua anche a voce, ribadendo la ferma intenzione di dimostrare a tutti i costi la propria innocenza. Il direttore tecnico Christian Lundberg è stato interpellato nel corso delle qualifiche Moto3 per parlare di quello che è a tutti gli effetti il caso del weekend, la squalifica di Adrian Fernandez da ben sei dei 7 GP in archivio per infrazione tecnica. La squadra italo-lussemburghese contesta l'assenza di prove riguardo la dichiarata manomissione dei due motori e nei prossimi giorni renderà noti ulteriori dettagli sulla sua linea di difesa: dopo i FIM Stewards e i FIM Appeal Stewards, si passa alla Corte Internazionale d'Appello (CAI) presso il Tribunale del Canton de Vaud, in Svizzera, a cui presentare ricorso entro 4 giorni.
Lundberg parla della squalifica del suo pilota Moto3
"Ci controllano i motori al Mugello e poi ci squalificano per tutte le altre gare tranne quella. Un precedente che non era mai successo" ha esordito Lundberg ai microfoni di Sky Sport MotoGP. Cos'è successo? "Come spesso succede negli anni, qualche sticker dei motori con l'aria si stacca leggermente. L'avevamo segnalato, ma ormai non ci facciamo neanche più caso" ha continuato, aggiungendo anche che "Nelle ultime settimane abbiamo avuto un po' di problemi per altre questioni con il direttore tecnico e ci ha voluto punire in qualche modo. Ma non ha assolutamente nessuna argomentazione né prove che i motori siano stati aperti. È solo un'illazione sua e spiacevolmente anche Honda si è schierata un po' dalla sua parte". Ribadisce poi con fermezza: "Noi chiaramente ci difenderemo fino all'ultimo organo di giustizia, a costo di spendere tutto il budget 2026 in avvocati".
"È tutta fuffa, niente di vero"
Il direttore tecnico di Leopard Racing ribadisce l'assoluta correttezza dell'operato della squadra e la sicurezza di poterlo dimostrare. "Fortunatamente possiamo provare punto per punto che non c'è nessuna anomalia" ha infatti proseguito Lundberg. "Mostreremo a tutti un comunicato interno con HRC fatto tempo fa per evidenziare questo tipo di anomalie [dei sigilli] su diversi motori consegnati. È tutta fuffa, non c'è niente di vero". Riguardo le citate anomalie nei comunicati, "Posso dire anche quali sono secondo loro: le coppie di serraggio non erano quelle corrette, cosa impossibile da verificare. Dicono che c'era silicone su una guarnizione... Non lo sappiamo che non ci va? Cose assurde".
Allo studio la linea di difesa
"C'è una cosa che a livello legale diventa fondamentale: la mancanza di una catena di custodia legale, che non è proprio prevista" ha aggiunto ancora Christian Lundberg. Tornando poi anche sui controlli svolti al Mugello. "Se proprio volevano prenderci con la mano nella marmellata, avrebbero dovuto convocarci al parco chiuso nel box dei controlli tecnici e dirci "Apriamo i sigilli insieme, apriamo il motore insieme". Invece non ci è stato permesso di fare nulla. La totale mancanza di custodia rende priva ogni prova e ogni speculazione". Infine, come detto inizialmente ci sono pochi giorni per presentare il prossimo ricorso al CAI. "Forse per mercoledì mattina diremo qualcosa di più su come formulare la nostra difesa" ha concluso Lundberg.
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