Alessandro Zaccone ci racconta com'è arrivata questa prima vittoria nel Mondiale Supersport: la nostra intervista.
Il primo centro al ritorno nel Mondiale Supersport dopo l’
iride
MotoE. Alessandro Zaccone ha piazzato la zampata ad Aragon alla fine di un’accesa
battaglia con Albert Arenas, una lotta tra debuttanti ed ex Motomondiale che ha premiato l'italiano. Un peccato aver avuto un problema tecnico in Gara
2, ma rimane la soddisfazione del primo risultato di peso nella “nuova” sfida
(aveva corso in SSP solo nel biennio 2016-2017). Un punto di ripartenza,
consapevoli del lavoro da fare ma allo stesso tempo certi di poter essere
sempre più protagonisti nella categoria.
Prima vittoria nel Mondiale Supersport, ce la racconti?
Sapevamo di poter fare bene lì, Aragon mi è sempre
piaciuta ed è una pista un po’ più amica di Ducati, quindi siamo partiti molto
motivati e siamo stati velocissimo per tutto il weekend. La vittoria forse non
ce l’aspettavamo, però di lottare per il podio sì. È andata meglio del
previsto!
Cos’è successo in questa gara di “diverso”?
Abbiamo lavorato bene per tutto il weekend, poi sabato
mattina abbiamo trovato qualcosa sul freno motore che mi è piaciuto e sono
andato molto, molto forte. Ha aiutato. Ma alla fine è stato il fatto di essere
partiti bene fin da subito, di aver unito tutti i punti, e la gara è andata
come mi immaginavo: sapevo che ce la saremmo giocata all’ultima curva. Ho solo
un po’ di rammarico per Gara 2, un problema tecnico ci ha rallentato tanto. Un
peccato perché anche nel warm up eravamo andati forte: con gomma usata avevo
fatto 3°, ma vicino al primo.
Una prima vittoria che vale tanto, giusto?
Sì, decisamente! Eravamo andati anche molto bene ad
Assen, poi con la bandiera rossa non eravamo riusciti a fare podio e ci era
rimasta un po’ questa cosa in sospeso. Poi sono capitate due piste non favorevoli
a Ducati e abbiamo fatto fatica. Ad Aragon abbiamo rimesso assieme tutto ed è
arrivato il massimo risultato.
Ad Aragon hai precedenti molto positivi.
Ho vinto due volte nel CEV, ma anche in Moto2 ho fatto
una delle mie gare migliori. Diciamo che è una pista che mi piace molto e siamo
stati veloci, ora però dobbiamo confermarci anche nelle altre.
Finora come sta andando questo ritorno nella Supersport?
È bello tornare a fare gare lunghe! [risata] Ho fatto un
po’ fatica nella gestione, ero ormai abituato alla MotoE, in cui spingi tanto
da subito, mentre qui mi sono dovuto sistemare di nuovo. Arriviamo però sempre
un pelo tardi: c’è poco tempo per girare, in qualifica sono partito indietro
tante volte, però abbiamo sempre il passo per stare davanti con i primi. Ci stiamo
mettendo a posto per essere il più veloce possibile da subito.
Quant’è diversa questa Supersport da quella in cui hai
corso?
Adesso si è avvicinata molto allo stile del Motomondiale,
una volta era molto più scaglionata, c’era tanta differenza tra moto ufficiali
e dei team satellite. È cambiata molto, in meglio, e il livello è alto: giocarmela
fino alla fine con Arenas è una nota in più.
Come spieghi questi ex Moto2, come sei anche tu, subito
velocissimi in Supersport?
Le moto prototipo sono più difficili, le derivate di
serie sono più malleabili. I piloti che hanno il metodo del Motomondiale sono
più fini nel lavoro, oltre ad essere piloti con un curriculum un po’ più
importante, quindi cerchiamo di essere messi in condizioni migliori.
Com’è questo passaggio da moto elettrica a moto “normale”?
La differenza non è tantissima, era sempre una moto:
cambia un po’ lo stile di guida, ma soprattutto le gomme sono la grande
differenza. Ho fatto tre anni con quella moto e con le Michelin, adesso cambia
tutto, ma alla fine è solo questione di chilometri.
Quanto aiuta affrontare questa “nuova” sfida da vincitore
di un campionato?
È bello, ti guardano tutti con un occhio diverso, sei più
importante. Hai un titolo quindi, anche se in un’altra categoria, sei veloce. Mi
ha dato consapevolezza, ho ottenuto qualcosa, e mi fa stare più tranquillo. Lasciare
una categoria in cui sei veloce non è mai bello, ma posso dire di averla chiusa
nel migliore dei modi. Per me in un certo senso è stata quasi una fortuna, non
sarei dove sono adesso, in ottica futura ha più sbocchi.
A che punto sei col processo di adattamento a questa
moto?
Secondo me nelle ultime 2-3 gare abbiamo fatto dei grandi
passi avanti sull’anteriore, sulla gestione dell’elettronica, del freno motore…
Un salto abbastanza grosso. Ti direi che al momento siamo sul 70-75%.
Hai parlato di conferme. Il prossimo round è un’ottima
occasione per un italiano, giusto?
Fare bene in casa sarebbe bello. Non è una delle mie
piste preferite, però ci vado bene dai. Bisogna vedere un po’ come si comporta
Ducati, nella pista con molte accelerazioni soffriamo un po’, però abbiamo
fatto un test a Misano e siamo andati abbastanza bene. Sicuramente punteremo a
fare qualcosa di buono.
Ti vedi in lotta per la top 5 o top 3 in campionato, o
ancora no?
Per la top 5 sarebbe bello, per la top 3 la vedo dura
perché il gap è già importante. Al momento però mi interessa relativamente,
preferisco fare delle belle gare, essere veloci, far vedere che ci siamo.
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