Formula 1: La grande rivincita di Senna

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martedì, 21 ottobre 2025 alle 11:30
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Quel giorno che sancì la grande vendetta pensata per un anno intero. Ka Formula 1 visse in quel 21 ottobre 1990 una delle sue pagine più storiche, tanto che ancora se ne parla.
La ciclicità delle cose è uno di quei fattori più scontati che possano esserci. Quando dopo Suzuka ’89 il mondo si era diviso tra il Campione del Mondo di Formula 1 Alain Prost e lo sfidante Ayrton Senna nessuno credeva che la saga sarebbe continuata. Per concludersi ancora a Suzuka ma questa volta a parti invertite. Senna protetto da Ron Dennis era rimasto alla McLaren mentre Prost era andato in Ferrari. Una stagione fantastica che trovò conclusione in quella domenica del 21 ottobre 1990, dove tutto il fatto accadde in pochi metri. Catapultiamoci dunque, indietro di trentacinque anni.

Senna e Prost avevano duellato per tutto l’anno

La tappa nipponica era la penultima di quell’anno che aveva visto un ritorno competitivo della Ferrari. Il Cavallino Rampante aveva progettato un'ottima 641 e diventò una grande bega per la MP4/5B. Il lavoro a Maranello fu egregio anche se la macchina di Woking continuava ad essere la migliore della griglia di Formula 1. La rossa nelle mani di Prost fu efficace tanto permettergli di vincere cinque GP prima di Suzuka. Senna non fu da meno, ne vinse sei ed era leader del mondiale con ben 9 punti di vantaggio sul francese. Questo metteva il brasiliano nelle condizioni di poter chiudere i giochi nella terra dei Samurai. A quell'epoca il vincitore prendeva 9 punti aveva l'aritmetica possibilità di festeggiare in anticipo rispetto al GP finale ad Adelaide. 
Che Senna avesse 9 punti di margine non è cosa da poco, perché è proprio su questo che ruoterà la grande rivincita. Ayrton dopo 365 giorni ancora non aveva perdonato Prost per quello che gli aveva fatto sullo stesso circuito giapponese. Secondo il pilota verdeoro oltre ad aver forzato alla chicane andando a contatto avrebbe fatto la spia ai commissari per come ripartì e quindi fu squalificato. Senna aveva il dente avvelenato e dunque voleva battere il suo grande rivale proprio nel Sol Levante. Ma non voleva una vittoria normale, Ayrton cercava vendetta. Ecco perchè quel duello è rimasto immaginario degli amati della Formula 1.

Uno dei giorni più iconici della Formula 1

I due rivali si erano presi la prima fila  come a far capire che questa era una storia tra loro due. L’alfiere della McLaren aveva conquistato la Pole con il rivale della Ferrari che aveva fatto segnare un tempo più alto di due decimi di secondo. Il sole splendeva a Suzuka in quel 21 ottobre del 1990. Le polemiche cominciarono prima del via, perchè Senna sosteneva che la seconda casella di Prost lo avrebbe favorito. Chiese l'inversione, ma i commissari furono inflessibili.   I semafori si spensero e nemmeno il tempo di fare il primo urlo che giunge il momento tanto atteso.   
Prost partendo dal lato pulito riuscì a beffare Senna e con la Ferrari gli si parò davanti ma Ayrton sapeva cosa fare.  Colpì in pieno prima della prima curva il francese e i due finirono entrambi nella ghiaia. Ancora una volta! Come l’anno prima i due nemici si autoeliminarono. Questa volta nessuno dei due poté ripartire e questo sancì la vittoria Mondiale di Senna che si aggiudicò il suo secondo titolo iride di Formula 1. Una volta scesi dalla macchina non si guardarono nemmeno in faccia, i due rientrarono ai box e solo lì Ayrton fece un sorriso mentre il volto di Prost era nero, più nero delle nubi cariche di pioggia di Fuji nel 1976 che portarono Niki Lauda ad abbondare la gara. Quella prova nipponica del ’90 fu vinta da Nelson Piquet davanti al compagno di team Roberto Moreira. La Benetton mise a segno la sua prima doppietta della storia ed era ancora motorizzata Ford. Il clima era teso per i fatti accaduti al primo giro ma il pubblico di casa se ne dimentico alla bandiera a scacchi perché terzo giunse Aguri Suzuki con Larrousse motorizzata Lamborghini.

La grande ammissione di Senna arrivò un anno dopo

La rivincita, dunque, si consumò in pochi metri, così pochi che il resto della gara fu un ribalzo delle televisioni a cercare i due. Prost dichiarò anni dopo che voleva picchiare Ayrton appena i due uscirono dall’abitacolo, ma non lo fece e velocemente tornò nel box Ferrari. Senna durante le interviste di rito per il Campionato vinto disse che il contatto non era voluto, ma che fosse solo una situazione di gara. L’anno dopo però, il brasiliano calò la maschera ed ammise che lo fece apposta per prendersi la sua vendetta contro il francese. La Formula 1 è uno sport e gli sport vivono e si cibano di rivalità. Ancora oggi Suzuka resta una pista iconica e lo è grazie a questi due atleti. Il mondo si divide in tante cose e da più di trent’anni si divide anche tra chi è fan di Senna o fan di Prost anche se non corrono più, anzi, uno non c’è più. Il fatto è che sono i momenti e le gesta dei piloti a rendere unico uno sport e di rivalità così la F1 non ne ha viste più, perché unica come il miglior tra i romanzi.   
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FOTO: Formula 1    

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