Formula 1: Il giorno della disfatta di Hakkinen

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mercoledì, 29 aprile 2026 alle 21:23
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Il 29 aprile del 2001 si correva il GP di Spagna, una gara che ancora oggi viene ricordata per il finale, dolce per la Ferrari, drammatico per la McLaren.
Il circuito di Barcellona ospitò il quinto appuntamento della stagione di Formula 1 di venticinque anni fa. L'epilogo rese felice un Michael Schumacher che non credeva più nella vittoria ma fù amaro per Mika Hakkinen. Il finlandese era già pronto a festeggiare, ma qualcosa andò storto sulla sua McLaren. Riavvolgiamo dunque il nastro e torniamo a quella domenica di primavera in Spagna.

La rivoluzione F1

Il 2001 si era aperto con una grande novità, quella riguardante l’apertura a diversi dispositivi elettronici che aiutassero la guida. La FIA aveva dato il via libera al launch control che serviva a far partire a razzo le auto o anche il controllo di trazione. Gli aiuti alla guida riguardavano anche le marce, con l'introduzione della scalata automatica. Una vera rivoluzione. Il GP di Spagna era designato ad aprire questa nuova èra della Formula 1. Alcune scuderie non portarono questi sistemi: Benetton, Sauber e la BAR. La Williams non aveva il controllo di trazione, insomma, tutti si mossero in autonomia. La Jaguar da quel GP di Barcellona aveva ingaggiato Pedro della Rosa, con il brasiliano Luciano Burti che aveva subito trovato sistemazione nel team Prost.

Il GP nero della McLaren

Schumacher era pronto a scattare dalla Pole Position, vicino a lui Hakkinen che pareva essersi ritrovato dopo un inizio non brillantissimo di stagione. David Coulthard che scattava terzo ebbe un problema al motore della sua McLaren durante il giro di allineamento: riuscì a ripartire ma dovette scattare dal fondo. Lo start premiò il tedesco che fu più lucido del rivale finlandese e mantenne la leadership, anche dopo la prima sosta ai box. I due avevano un vantaggio importante sul resto del gruppo, con Juan Pablo Montoya con la Williams in terza piazza.
Hakkinen tallonava Michael che ad un certo punto iniziò a soffrire di vibrazioni al retrotreno della sua rossa. Questo lo portò ad effettuare alla seconda sosta prima di Mika che fu abile ad accelerare il suo ritmo, così da finirgli davanti anche dopo la sua sosta. Il tedesco iniziò a perdere terreno e il nordico era glaciale e prendeva sempre più vantaggio. La gara era in tasca: Mika contava i giri alla fine e sognava il ritorno al successo, per cancellare un inizio di stagione in salita. Tutto pareva sotto controllo in casa McLaren. Ma all'ultimo giro qualcosa cominciò ad andare storta.

Mercedes tradì Hakkinen

Il rallentamento fu evidente sull'ultimo rettilineo. Una grossa fumata bianca a poche centinaia di metri dall’arrivo costò il ritiro allo sfortunato Mika. I meccanici McLaren erano già sul muretto pronti alla festa , invece dovettero tornare in fretta dentro ai box con le teste chinate. Schumacher andò a vincere una gara che credeva di aver perso. Neanche il tedesco sembrò felice per un regalo così: i due erano grandi rivali, ma si rispettavano molto. Montoya tagliò il traguardo in seconda posizione, il primo podio in Formula 1. Battesimo anche per la BAR, grazie a Jacques Villeneuve che finì terzo. La domenica nera di Mika Hakkinen rappresenta il senso dello sport, dove nulla è certo fino alla fine. La F1 è vita vera, non un film. Mika riuscì a rifarsi durante la stagione, ma quella delusione non è mai riuscito a mandarla giù.
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FOTO: Formula 1

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