Il 29 aprile del 2001 si correva il GP
di Spagna, una gara che ancora oggi viene ricordata per il finale, dolce
per la
Ferrari, drammatico per la McLaren.
Il circuito di Barcellona ospitò il quinto
appuntamento della stagione di Formula 1 di venticinque anni fa. L'epilogo rese felice un Michael
Schumacher che non credeva più nella vittoria ma fù amaro per Mika
Hakkinen. Il finlandese era già pronto a festeggiare, ma qualcosa andò storto
sulla sua McLaren. Riavvolgiamo dunque il nastro e torniamo a quella domenica
di primavera in Spagna.
La rivoluzione F1
Il
2001 si era aperto con
una grande novità, quella riguardante l’apertura a diversi dispositivi elettronici
che aiutassero la guida. La FIA aveva dato il via libera al launch
control che serviva a far partire a razzo le auto o anche il controllo di
trazione. Gli aiuti alla guida riguardavano anche le marce, con l'introduzione della scalata automatica. Una vera rivoluzione. Il GP di Spagna era designato
ad aprire questa nuova èra della Formula 1. Alcune scuderie non
portarono questi sistemi: Benetton, Sauber e la
BAR. La Williams non aveva il controllo di trazione, insomma, tutti si mossero
in autonomia. La Jaguar da quel GP di Barcellona aveva ingaggiato Pedro della Rosa,
con il brasiliano Luciano Burti che aveva subito trovato sistemazione nel team
Prost.
Il GP nero della McLaren
Schumacher era pronto a scattare dalla Pole
Position, vicino a lui Hakkinen che pareva essersi ritrovato
dopo un inizio non brillantissimo di stagione. David Coulthard che scattava
terzo ebbe un problema al motore della sua McLaren durante il giro di allineamento: riuscì a ripartire ma dovette scattare dal fondo. Lo start premiò il tedesco che fu più lucido del rivale finlandese e
mantenne la leadership, anche dopo la prima sosta ai box. I due avevano un vantaggio importante sul resto del gruppo, con Juan Pablo Montoya
con la Williams in terza piazza.
Hakkinen tallonava Michael che ad un
certo punto iniziò a soffrire di vibrazioni al retrotreno della sua rossa. Questo
lo portò ad effettuare alla seconda sosta prima di Mika che fu abile ad accelerare il suo ritmo, così da finirgli
davanti anche dopo la sua sosta. Il tedesco iniziò a perdere terreno e il nordico era glaciale e prendeva sempre più vantaggio.
La gara era in tasca: Mika contava i giri alla fine e sognava il ritorno al successo, per cancellare un inizio di stagione in salita. Tutto pareva sotto controllo in casa McLaren. Ma all'ultimo giro qualcosa cominciò ad andare storta.
Mercedes tradì Hakkinen
Il rallentamento fu evidente sull'ultimo rettilineo. Una grossa fumata bianca a poche centinaia di metri dall’arrivo costò il ritiro allo sfortunato Mika. I meccanici McLaren erano già sul muretto pronti alla festa , invece dovettero tornare in fretta dentro ai box con le teste chinate. Schumacher
andò a vincere una gara che credeva di aver perso. Neanche il tedesco sembrò felice per un regalo così: i due erano grandi rivali, ma si rispettavano molto. Montoya tagliò il traguardo in seconda posizione, il primo podio in Formula 1. Battesimo anche per la BAR, grazie a Jacques
Villeneuve che finì terzo. La domenica nera di Mika Hakkinen rappresenta il senso dello sport, dove nulla è certo fino alla fine. La F1 è vita vera, non un film. Mika riuscì a rifarsi durante la stagione, ma quella delusione non è mai riuscito a mandarla giù.
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FOTO: Formula 1