Supersportive: da sogno collettivo a passione di pochi, la nuova prospettiva

CDM Club
lunedì, 13 aprile 2026 alle 8:39
Le Supersportive stradali stanno tornando?
Riportiamo indietro l’orologio di venticinque anni. Dal digitale si torna all’analogico. Dall’elettronico alla pura e semplice meccanica. In strada cinquantini sostanti in sciami pronti a ronzare, con sopra ragazzi a sognare una sola tipologia di moto: la supersportiva.
Scene ormai lontane, ma non dimenticate. I tempi sono cambiati, e non ci si riferisce solo al passaggio dai due ai quattro (intesi in termini motoristici): ci sono nuove esigenze e desideri.
Di questa metamorfosi abbiamo discusso con Alessandro Delbianco e Lorenzo Dalla Porta, protagonisti nel CIV con Yamaha. In una recente intervista, abbiamo scavato fino alle radici del cambiamento, affrontando l’impatto dell’elettronica e delle nuove dinamiche del mercato globale.

L'elettronica: sterilizzazione del divertimento o evoluzione?

Che il livello di sicurezza, in pista come su strada, sia aumentato è difficilmente contestabile. E ciò, anche a fronte di opinioni contrarie – si pensi a Stoner, secondo cui, almeno in MotoGP, l’elettronica renderebbe più complessa la percezione del limite, contribuendo a un aumento delle cadute – ed episodi controversi legati ad anomalie dei sistemi elettronici, potenzialmente all’origine di incidenti.
È altrettanto indubbio, però, che l'elettronica abbia addomesticato il carattere selvaggio che contraddistingueva le supersportive degli anni '90 e dei primi ‘00. Ne ha snaturato l’anima, levigando quell’asperità di carattere che colpiva e ammaliava.
In questo senso, Alessandro Delbianco non considera l’elettronica un limite invalicabile: «È vero, toglie un po’ di quell’arroganza – ammette il campione italiano Superbike –, ma ti dà un grosso aiuto nella guida, a tutti i livelli. Inoltre, può comunque essere disattivata. Noi piloti corriamo praticamente senza, e la moto torna a essere una “super” supersportiva».
Resta però una domanda di fondo: chi nasce e cresce con l’elettronica, e non si chiama Delbianco, ha voglia e coraggio di acquistare una supersportiva moderna (pagandola, tra l’altro, tre volte in più rispetto al passato) e settarla in maniera cruda, come le vecchie generazioni?
Lorenzo Dalla Porta, invece, pone l’accento sul cambiamento culturale e mentale: se da un lato l’elettronica consente prestazioni più costanti e un margine di sicurezza maggiore, dall’altro impone un approccio diverso rispetto a una volta. È richiesto un adattamento che va oltre la sola tecnica di guida.

Un ritorno al passato attraverso il futuro

Nonostante il calo delle vendite, c'è ottimismo. Come sottolineato da entrambi i piloti, sta nascendo un nuovo desiderio nelle nuove generazioni di riscoprire il piacere della guida sportiva. Il mercato non punta più solo sulla potenza estrema. Modelli come la Yamaha R7 o la R9 rappresentano il nuovo corso: moto meno spaventose, ma estremamente efficaci. La ricerca della velocità non è più l'unica via per il divertimento. Per molti, una moto agile, a cui puoi dare del tu, è preferibile a un bolide su cui è difficile stare in sella. La nuova chiave è la versatilità: moto capaci di emozionare sia in pista che nei passi di montagna, accessibili anche a chi non ha esperienza da pilota.
In questo nuovo scenario, i modelli c.d. entry level assumono un ruolo sempre più centrale. E il CIV è diventato la loro vetrina, con categorie come la Sportbike che portano in pista moto strettamente derivate dalle entry level di serie. Per cercare (finalmente) di ridurre la distanza tra pubblico delle gare e concessionari.

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