Il nostro lettore Ascanio Gardini ha i miti Ducati del passato cuciti addosso. Non per modo di dire, e leggendo quanto ci racconta capirete perchè. Nei giorni scorsi ha visitato il Museo e la fabbrica Ducati. Queste sono le sue emozioni, e ce la vivere. In occasione della giornata dedicata al “made in Italy” ho avuto la possibilità di visitare il Museo e la Fabbrica della Ducati. Per la visita guidata dentro la fabbrica devo rivolgere un ringraziamento particolare a Maria Teresa Galesi del Museo Ducati, la quale si è prodigata come non mai riuscendo a farmi fare la visita sebbene i posti disponibili fossero esauriti da tempo.
Deve aver compreso la mia passione che, a cinquantacinque anni, aumenta sempre di più invece di assestarsi come vorrebbe la mia età. Forse ha inciso anche il fatto che le ho raccontato quanto siano importanti King Carl Fogarty e Super Troy Bayliss, per quanto mi hanno insegnato e per gli spunti di vita che apprendo ogni momento rivedendo le loro gare e studiandone la vita attraverso giornali e social. Mi domando se abbia inciso anche il tatuaggio sul petto dedicato a Troy e Carl oppure la richiesta di andare a fare un giro in moto con Super Troy al
WDW 2026. Alla quale la signora Maria Teresa, dopo aver fatto un’espressione sbalordita, ha risposto “Che coraggio!”
Un mondo unico
L’esperienza è stata unica nel suo genere e già avvicinandosi ai cancelli di ingresso della Ducati si percepisce quanto non siamo in presenza solo di un costruttore di moto, ma di una fabbrica di sogni. Una di quelle aziende che hanno contribuito a scrivere la storia d’Italia in questi cento anni, dal lontano 2026. I murales presenti all’esterno descrivono con poche immagini tutto questo secolo, facendoci fare un viaggio nel tempo. L'atmosfera è amplificata dalla visita del Museo, all’interno del quale possiamo ammirare solo i modelli di moto più rappresentativi. Sono anche spiegate alcune soluzioni tecniche legate indissolubilmente alla Ducati per anni come la distribuzione desmodromica ed il telaio a traliccio. Benchè non sia molto grande, il Museo è ordinato secondo la logica della valorizzazione del patrimonio storico: ogni moto, ogni oggetto, gode di uno spazio vitale intorno e di apposite luci in modo che venga ammirato in tutta la sua bellezza e, soprattutto, importanza.
Mi sono soffermato in religioso silenzio, misto ad una sensazione di incredulità ed ammirazione, davanti alle moto non solo di King Carl e Super Troy, ma anche alla Ducati 916 del 1996, con la quale un certo “coccodrillo australiano”, tale Troy Corser, vinse il suo primo Campionato del Mondo in Superbike. Sono stato attratto dalla prima 851 e dalla prima Scrambler.
La fabbrica emoziona
La visita all’interno della fabbrica è stata ancora più emozionante, poiché si è avuta la conferma della predominanza del fattore umano su quello meramente tecnologico. Ciò non vuol dire che Ducati sia una fabbrica di tipo artigianale, ma si nota ed apprezza la mano dell’uomo che, probabilmente, contribuisce a rendere tutta la produzione Ducati qualcosa di unico nel suo genere. Visitare le linee produttive, vedendo come nasce e viene curata ogni Ducati è una esperienza assolutamente da vivere a prescindere che si abbia o meno la passione per la moto.
Chiudo con un'osservazione: la visita avveniva a gruppi di circa quindici persone. Nel mio gruppo c'erano diverse persone che non sono mai andate in moto. Parlando con qualcuno degli addetti presenti mi è stato confermato questo aspetto: il
museo piace a tutti, non solo a chi ha le due ruote dentro. Vuol dire che la Ducati è effettivamente un pezzo di storia del nostro piccolo, grande, Paese. Buoni cento anni Ducati!