E’ stato un attimo, non ci volevo credere: all’improvviso mi sono trovato davanti la leggenda Superbike coi suoi occhi spiritati che mi scrutavano, mentre le mie fragili ginocchia tremavano sempre di più. In un tempo irrisorio, che a mi è sembrato dilatato oltremodo, immagini di una vita passata hanno attraversato il mio sguardo mentre mi accingevo a stringere la mano a lui: King Carl! Il “vero” King Carl, alias The Teacher, alias The Red Killer, alias Foggy, al secolo Carl Fogarty. Mi sono ricordato di quando lo vidi le prime volte nel 1994 con la Ducati 916 che sembrava guidata dal demonio. Il demonio che nell’estate del 1995, dopo un volo terrificante nella prima manche di Sugo del Mondiale Superbike, vinse la seconda dopo qualche ora a mani basse, terrorizzando gli avversari con gli occhi che uscivano fuori dalle orbite e dal casco. E poi la gara di Hockenheim del 1996, anno in cui ebbe l’infausta idea di passare alla Honda, con una seconda manche che vinse di rabbia dopo una prima gara disastrosa.
Campioni che ti cambiano la vita
Come ho raccontato qualche anno addietro attraverso su questo sito la mia vita avrebbe potuto prendere una piega disastrosa, ma grazie a Carl la faccenda è andata diversamente. Certo non mi sono arricchito, non sono diventato un campione di sport, ma sono riuscito a conquistarmi una vita più che dignitosa. Sebbene, al momento, abbia qualche problema di troppo, alle ginocchia.
Ho raccontato a Carl tutto questo. L’ho ringraziato e gli ho detto che non smetterò mai di farlo per i suoi insegnamenti. Lui è sembrato incredulo, ma ancora più incredula è sembrata Michaela (come si vede dalla foto qui sopra), con la quale dopo ho parlato qualche minuto, che è stata di una gentilezza incredibile. Piccolo aneddoto. Il mio incontro avvenuto nel motor-home di Ducati Manchester grazie a Chris Booth con il quale siamo diventati amici. Sotto un tendone con una temperatura a tremila gradi, Carl quasi impazzendo per il caos e con gli occhi sempre più spiritati, firmava gli autografi ad una marea di persone. Michaela lì accanto saltava come una matta su una sedia contenta e festante come una ragazzina, facendo foto e riprese a King Carl. In quel momento ho compreso quanto Carl debba molto a Michaela!
Campioni eterni
Tornando al momento dell’incontro, mentre facevo la foto con King Carl e lui mi firmava anche il casco, mi sono chiesto se era possibile che a cinquantatrè anni mi stessi comportando come un adolescente che vedeva il proprio idolo. Ero totalmente stonato. La risposta l’ho avuta quando ho visto Carl e Troy firmare gli autografi ed ancor di più quando ho visto le due tribune piene zeppe di persone che saltavano per vedere Carl e Troy che guidavano la parata delle 916 lungo il circuito. Non ero l’unico folle!
Incontrato Carl, ho cercato di trovare Super Troy Bayliss dato che volevo ringraziare pure lui e farmi firmare il casco. Mi sono portato in giro i loro caschi per una giornata intera. Anche di Super Troy ho raccontato su Corsedimoto (leggi qui): se lui si era fatto amputare un dito per correre una gara Superbike, io potevo rischiare un tendine...
In due parole posso dire che se King Carl mi ha insegnato a non mollare mai, guardare sempre avanti e sfruttare al massimo ciò che uno ha, da Super Troy ho imparato a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Oltre i fatti che ho raccontato, nel 2021 mi trovai in un momento difficilissimo della mia vita: nello spazio di un mese si palesò davanti a me l’operazione di protesi al ginocchio. In passato ci avevo già combattuto subendo tre operazioni per il valgismo e sembrava (quasi) tutto finito. Ho sottolineato QUASI perché qualche avvisaglia negli anni avevo avuto, ma nulla che mi facesse seriamente preoccupare. Anche lo stesso Dott.Costa, dal quale mi feci visitare sommariamente nel 1998 all’interno della Clinicamobile mentre mi trovavo a Misano per il round della Superbike, non si era espresso in maniera drastica. D’improvviso precipitò tutto.
Momenti difficili
Le rassicurazioni del chirurgo che mi aveva operato da bambino, circa il fatto di non avere problemi fino a quasi settant’anni, caddero in un attimo. Mi ritrovai in un abisso senza fine. Paure, ansie, dolori (anche fisici) mi accompagnarono per diversi mesi. Feci anche saltare l’operazione il giorno del ricovero perché…...mi saltarono i nervi!!!!! Stavo entrando in un vortice senza fine dal quale non sapevo se ne sarei uscito…..poi, dopo qualche tempo, una mattina mi alzai e mi resi conto che negli ultimi tempi avevo a raccontato a molti le imprese di Super Troy. Mi dissi: “racconto a tutti le imprese di Super Troy ed io non metto in atto i suoi insegnamenti. Super Troy ha insegnato a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Bene. Mi opero”. E così decisi di andare sotto i ferri, affrontando l’operazione con la massima serenità e con la voglia di tornare in moto il prima possibile. Fu un periodo molto duro, soprattutto il primo mese, ma ogni mattina nell’iniziare la giornata vedevo i video di Troy e Carl o cercavo qualche notizia che li riguardasse su internet. Mi diedero una carica incredibile!
Troy Bayliss non si stanca mai
Dopo aver incontrato Carl non sono riuscito ad incontrare anche Super Troy per ringraziarlo. Era praticamente impossibile trovarlo. Ho provato al Museo 916 ma c’era una fila impensabile. Finalmente la sessione di autografi insieme a Carl e lì sono riuscito a farmi autografare il casco. Ero al settimo cielo. Nel giro di qualche ora li avevo visti entrambi anche se con Troy non ci avevo parlato.
Altro aneddoto. Come detto Carl dopo poco che firmava gli autografi, forse sia per il caldo insopportabile che per il casino, era letteralmente impazzito ed aveva gli occhi fuori dalle orbite. Spiritati come quando correva. Troy invece non si fermava un attimo e non smetteva lui di ringraziare le persone che gli chiedevano l’autografo. Ho visto gente impazzita come me per loro! Nel mezzo di quel delirio collettivo ho avuto modo anche di parlare con Serafino Foti dicendogli di far tornare Super Troy al Mondiale Superbike, ma poi avrebbe vinto tutto ed i giovani avrebbero dovuto strappare la licenza. Non è stato molto d’accordo con me….. Un momento davvero toccante è stata la parata delle 916 in pista con King Carl e Super Troy che guidavano la carovana. Le uniche due tribune accessibili stracolme di persone festanti. Mi sono emozionato non poco a vedere quello spettacolo.
La Ducati ti strega
Al WDW sono andato per la prima volta proprio questo anno. In passato ho frequentato raduni Harley-Davidson, Moto Guzzi e Triumph rimanendo sempre colpito dalla passione che si percepiva, anche se con sfumature e connotazioni diverse. Anche in questo caso rimasto più che colpito. Quasi stregato oserei dire. Non pensavo che la “rossa a due ruote” entrasse così nel cuore, ma solo per il fatto che la sua storia nobile, quella legata alle vittorie nelle competizioni e che ha permesso di far conoscere la Ducati nel mondo, è relativamente recente. Il paddock di Misano era pieno non solo di moto ma di persone, in un clima di festa incredibile!
Personalmente, a parte gli incontri con Carl e Troy, motivo per il quale avevo deciso di andarci, ho conosciuto diverse persone tra cui Alessandra Pagani, ideatrice del gruppo Facebook SBK ADRENALINA. Persona veramente splendida che ha passato qualche ora con me e la mia compagna sopportandomi, dato che ero in uno stato di agitazione inverosimile!
Ho rivisto Aldo Ballerini (ex redattore della rivista SuperWheels, conosciuto nel lontano 1999 ad un Triumph Day a Magione), stupito di vedermi al WDW, salvo poi ricordarsi che riesco a combinarne di tutti i colori. Ho passato del tempo con Maurizio Vettor (conosciuto nel 2003 quando era capo redattore della rivista Cafe Racer ed io vi collaboravo) e sua moglie Angela che erano a lavorare allo stand Suomy. Dove, tra l’altro, mi sono fermato per far vedere il casco di Super Troy comprato non appena messo nuovamente in produzione, che mi portavo appresso per farlo autografare da Super Troy. Maurizio è una gran brava persona. Purtroppo ci vediamo poco, ma in quelle rare volte è sempre un piacere avere a che fare con lui. Sto cercando di coinvolgerlo in un progetto che mi auguro si realizzi.
Troy, grazie per sempre
So che Troy Bayliss segue abitualmente questo sito. Se noterà questo articolo, gli vorrei mandare un messaggio speciale: GRAZIE PER SEMPRE!
(Ascanio Gardini è stato collaboratore di FREEWAY MAGAZINE, CAFE RACER e SPECIAL CAFE)