Alessandro Delbianco e la sottile differenza tra correre e fare il professionista

Storie di Moto
mercoledì, 25 marzo 2026 alle 8:00
Alessandro Delbianco: la differenza fra correre e fare il professionista
Suona quasi paradossale sentire un pilota del calibro di Alessandro Delbianco dichiarare di sentirsi un vero professionista solo oggi. È l’ammissione di chi ha capito che la velocità in pista è il frutto spontaneo di un impegno che dovrebbe essere totale, sempre.
Alla presentazione della stagione racing 2026 di Yamaha, il campione italiano Superbike ha parlato del suo ruolo a 360 gradi, che spazia dal CIV all’Endurance e ai test, ma soprattutto della sua nuova consapevolezza. Quella derivante dall’investitura a punto di riferimento per Yamaha, che gli permette, oggi, di sentirsi finalmente un vero professionista. Non è solo una questione di vittorie, ma di dedizione.

Oltre la pista: la vita da pilota h24

Per molti, fare il pilota significa "mettersi il casco e accelerare". Per Delbianco, il lavoro vero inizia molto prima di salire in sella: "Essere un pilota non significa solo guidare una moto, è tutto il resto," spiega Alessandro. “Oggi, grazie a Yamaha, mi sento un professionista perché posso comportarmi come tale. Mi sveglio e penso solo alle moto. È la preparazione a casa, l’allenamento quotidiano, la capacità di giocarsi le proprie cartucce sapendo di aver dato il massimo ancora prima di arrivare al circuito”.
Il professionismo, dunque, secondo Delbianco si raggiunge quando si ha la possibilità di trasformare la passione in un impegno totalizzante: “Se non sono a Misano, sono a Cremona con DMR Racing. Mi alleno tutti i giorni. Questo significa, per me, fare il pilota”.

Il valore della squadra

Un altro elemento fondamentale è il rapporto con il team. Il legame tra Alessandro Delbianco e il team DMR Racing dimostra che il talento, senza una casa che lo protegge e valorizza, fatica a trasformarsi in successo. Il professionista è colui che sa di non poter vincere da solo: "Per vincere servono tanti tasselli e sentirsi a casa è la priorità”, afferma il pilota. “Davanti alle variabili impreviste, come il meteo che cambia o un turno di prove difficile, ciò che fa la differenza è la fiducia cieca nella propria squadra. Per quanto ci riguarda, si tratta di un rapporto costruito in cinque anni di lavoro che ha portato al titolo italiano e che continua a essere la base per le sfide future.”

Poliedricità e consapevolezza

Essere professionisti oggi significa anche essere versatili. Delbianco è diventato una vera e propria icona di Yamaha proprio per la sua capacità di calarsi in ruoli diversi. Un approccio simile a quello di un altro grande pilota, il “master of Endurance” Niccolò Canepa, che, chiamato sul palco dello Yamaha LAB di Gerno di Lesmo, ha elogiato il collega: “È stato intelligente, ha capito cosa gli mancava e ci ha lavorato, diventando il professionista che è oggi. Ha la mentalità giusta, oltre alla velocità per vincere”.

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