Dal 2015 a questa parte, l'albo d'oro del CIV Superbike parla chiaro. Nell'ultima decade appena 4 piloti sono riusciti a spezzare l'egemonia di
"Sua Maestà" Michele Pirro. Dopo Matteo Baiocco (2016), Lorenzo Savadori (2020) e Lorenzo Zanetti (2023), l'ultimo in ordine di tempo risponde al nome di
Alessandro Delbianco. Laureatosi Campione 2025 con il team DMR Racing, al terzo tentativo
"DB52" ha riportato finalmente la Yamaha sul trono della Superbike tricolore a distanza di 21 anni dal trionfo di Alessandro Gramigni del 2004. Nella recente finalissima del Mugello ha vissuto verosimilmente il weekend più intricato della sua stagione, ma già che c'era nella Superpole Race si è portato a casa la nona vittoria in 13 gare, la 15esima della carriera, affermandosi come il secondo pilota più vincente della serie dietro al solo Pirro. In un appuntamento dove non aveva più nulla da chiedere al campionato, Delbianco ci ha raccontato di come ha saputo reinventarsi, diventando a tutti gli effetti il nuovo riferimento del CIV Superbike. Con il solito cruccio del Mondiale, una passione irrefrenabile per le moto e anche qualche retroscena di vita personale.
Alessandro Delbianco, è passato ormai un mese da quel giorno meraviglioso a Imola. Come stai?
"Sto bene! Da una parte mi sento felice e leggero di testa, dall'altra c'è un po' di rammarico. Per due motivi. Il primo, per la fine di un'altra stagione: l'inverno è lunghissimo, il pensiero di non poter correre per qualche mese mi pesa. Il secondo, perché fondamentalmente non mi è cambiato niente nonostante abbia raggiunto un obiettivo che inseguivo da tempo".
Che cosa ha determinato il tuo successo?
"Il percorso che abbiamo deciso di intraprendere con la casa madre. Da quando DMR Racing è diventato struttura di riferimento Yamaha Motor Italia (nel 2024, ndr), la R1 è progredita notevolmente. Insieme abbiamo creato una base solida combinata alla mia ampia conoscenza del pacchetto moto-squadra. Unendo le nostre forze siamo riusciti a ridurre il margine di errore".
Delbianco festeggia la vittoria del titolo (credit: Dani Guazzetti)
Il titolo CIV Superbike 2025 è la pagina più bella della tua carriera?
"Assolutamente si e il mio rammarico deriva proprio da questo. Mi sono tolte tante soddisfazioni, sono migliorato come pilota, ho lottato contro avversari di livello e l'impegno per raggiungere questo obiettivo è stato massimo. Purtroppo, alla fine per me tutto è ancora come ieri...".
Ti rivedremo nel CIV Superbike l'anno venturo?
"Non è così certo. Salvo stravolgimenti, ci saranno un paio di concomitanze tra CIV e Mondiale Endurance: dovrò fare le mie valutazioni, di comune accordo con Yamaha. Nella mia concezione i campionati nazionali devono rappresentare un trampolino di lancio per i piloti. Sicuramente difenderei il titolo con orgoglio, ma dover disputare lo stesso campionato senza ottenere la chance di passare altrove mi lascia un po' deluso".
Gli appassionati spingono per il #1...
"Sono innamorato del Motorsport e, con tutta l'umiltà del mondo, i numeri uno sono altri. Non fraintendetemi: al CIV non mi ha regalato niente nessuno, il titolo me le sono meritato. Il #1 richiede tuttavia le spalle grosse. Metterlo sulla moto aumenta la pressione? No, la pressione che avevo addosso è finita, quello che volevo dimostrare l'ho dimostrato. Sono dell'idea che il #1 vada utilizzato solo nella MotoGP e nel Mondiale Superbike, altrimenti sembra una smargiassata".
In tutti questi anni hai raccolto meno di quanto avresti meritato?
"Non credo, ognuno raccoglie ciò che semina. Sono entusiasta della mia carriera. Chiaro, col senno di poi avrei preso altre scelte oppure mi sarei comportato diversamente in passato, ma a chi non capita? Non sempre sono stato fortunato e, per certi versi, non lo sono neanche adesso. Ho vinto per la prima volta il CIV Superbike, dovrei ripartire da una posizione di vantaggio e... c'è il rischio addirittura che mi tolgano la categoria (la Federazione Motociclistica Italiana è orientata a sopprimere la Superbike in luogo di un regolamento unico su base Production Bike per il 2026, ndr)! In ogni caso non voglio pensare che sia finita, ma che questo sia solo l'inizio".
Sei stato vicino ad appendere il casco al chiodo dopo la difficile esperienza nel Mondiale Superbike 2019?
"Nella mia testa non esiste il concetto 'smettere di correre'. Anche se qualche volta mi è capitato di dover interrompere la mia carriera agonistica, principalmente per motivi di natura economica e mai per mancanza di stimoli, come ai tempi delle minimoto e poi in Moto3, in realtà non ho mai smesso per davvero. Ho sempre trovato il modo di continuare ad assaporare l'ebrezza della velocità. Che fosse con la vespa, con lo scooter, con il supermotard, con la pit-bike. Ho corso con tutto quello che mi è capitato tra le mani. Le moto sono la mia vita, lavoro nel mondo del motociclismo (vedi la sua scuola di corsi di guida Area 52 Racing, ndr) e non potrà mai farne a meno".
Come sarebbe stata la tua vita senza le moto? Ci hai mai pensato?
"Si e no. Per qualche volta ho praticato altri lavori compatibilmente ai miei impegni in pista. Essere un atleta mi è sempre piaciuto, magari mi sarei dedicato di più all'atletica leggera o al ciclismo".
Delbianco in azione al Mugello (credit: Salvatore Annarumma)
Di recente Elisa Antoniazzi, componente storico del team DMR Racing, in un'intervista ci ha confidato che il tuo punto di svolta è coinciso con l'incontro di Alessia Tonini (fidanzata) e Simone Saltarelli (amico-rivale). Ti riconosci nelle sue parole?
"Cento per cento d'accordo e aggiungo anche il mio manager Michele Villa. Alessia e Simone mi hanno dato l'opportunità di staccarmi dalla mia vita precedente. Ho cambiato le mie abitudini, dedicandomi interamente al motociclismo da vero pilota professionista".
A Imola hai dichiarato a caldo che il prossimo step sarà diventare un pilota migliore fuori dalla pista. Ovvero?
"Sai, non esiste un manuale che ti insegna a diventare un professionista a tutto tondo. Nel motociclismo il pilota non si limita a scendere in pista: deve imparare a gestire le interviste, relazionarsi con il mondo esterno, eccetera. Sono già migliorato molto e non ho alcuna intenzione di fermarmi. In fondo, raggiunto un certo livello si può cercare di perfezionare il proprio potenziale velocistico, mentre la differenza più grossa sono convinto che posso farla al di fuori delle corse".
Dei numerosi messaggi di congratulazioni ricevuti ce n'è uno che ti ha emozionato particolarmente?
"Non proprio. Le persone a cui tengo erano tutte al mio fianco sia prima che dopo la vittoria, il loro supporto incondizionato è stata per me la cosa più importante".
In quest'ultimo periodo ti sei impratichito con corsa e bici. Ti danno la stessa adrenalina?
"Dipende. Spesso mi ossessiono con nuove discipline sportive, ma il motociclismo resta il mio primo amore. Le sensazioni che si provano in sella ad una moto sono ineguagliabili...".
Ti ispiri a qualche atleta "non-motociclista"?
"Ne seguo tantissimi, troppi, ma sono tutti delle celebrità. Io invece preferisco persone molto più umili, anche del nostro mondo. Quelle che si dannano l'anima senza magari ottenere nulla. A tal proposito chi ammiro davvero è Simone (Saltarelli, ndr), a cui sono molto legato: lo considero come un fratello. All'età di 40 anni, con due figli da accudire e una compagna, si impegna quotidianamente con tutto sé stesso per fare il pilota, non molla un centimetro: la classica personificazione della resilienza".
Michele Pirro che cosa rappresenta per te?
"Uno stimolo gigante. Se la Superbike è la categoria regina del CIV è dovuto anche e soprattutto alla presenza di piloti del calibro di Michele che lo rendono un campionato top. Come commento le voci di un suo possibile ritiro? Secondo me molto dipenderà dal regolamento 2026. L'attuale regolamentazione del CIV Superbike è un po' anacronistica (centralina unica MoTec con pneumatici Dunlop, ndr). Per un pilota come lui, avvezzo alla guida di diverse moto nell'arco di una stagione, non è semplice doversi riabituare ogni volta. Se la top class sposerà in toto le direttive della Production Bike, credo che avrà la voglia di andare avanti. Inoltre conoscerebbe già molto bene la moto da andare ad utilizzare (la Ducati Panigale V4 1100, ndr) in virtù dei programmi di sviluppo richiesti dalla sua casa madre. In caso contrario... non so dare una risposta! Il tempo in pista è limitato e il livello degli avversari cresce sempre di più: per continuare a stare sul pezzo bisogna spingere davvero tanto".
Ti sei fatto un regalo per il titolo?
"No! Al momento le mie attenzioni economiche sono incentrate esclusivamente sull'Area 52. Non sento la necessità di andare in vacanza o di togliermi uno sfizio. Un nuovo tatuaggio? I miei tatuaggi non hanno significati profondi, dubito che me ne concederò un altro nonostante la speciale occasione".
Photo credit: Salvatore Annarumma
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