Niccolò Canepa, l’elettrizzante seconda vita di un campione del Mondo

Storie di Moto
domenica, 30 novembre 2025 alle 18:00
Niccolò Canepa racconta com'è passare da pilota a dirigente. Vincendo in entrambi i ruoli
Smettere di correre per tanti piloti è un dramma, una specie di caduta agli inferi. Niente più sfide, avversari, coppe e luci della ribalta.
Per altri la seconda vita invece è elettrizzante come la prima, talvolta anche meglio. Niccolò Canepa appartiene a questa seconda razza. Ha smesso presto, a 37 anni, dopo aver vinto un bel pò: due titoli Mondiali nell’Endurance (2017-23), dove è anche l’unico italiano che può vantare successi nelle 24 Ore più prestigiose: Le Mans, Bol d’or e Spa. Ha in bacheca una coppa del Mondo Superstock 1000 (2007), vanta esperienze di prestigioso in Superbike, MotoE e anche in MotoGP, con un settimo come miglior risultato. Appeso il casco al chiodo, da questa stagione è Sporting Manager di Yamaha Europe, un ruolo prestigioso e di grande responsabilità. Ha debuttato vincendo un Mondiale da dirigente al primo colpo, grazie a Stefano Manzi dominatore Superbike. La seconda vita è appena iniziata e già brilla.

Come ti è passato per la mente?

"E’ stato abbastanza casuale. Negli ultimi 7-8 anni ho fatto il coach, cioè mi ero già messo a disposizione di altri piloti. Questo implicava già il fatto che non fossi esclusivamente a concentrarmi sul dare io il massimo, ma mettersi a disposizione degli altri. Alla fine del ’23 Yamaha mi ha fatto capire che il ’24 sarebbe stato l’ultimo anno. E’ stato il migliore, perchè ho corso senza pressione, senza alcuna paura di giocarmi il futuro per un errore. Ho provato il vero piacere di divertirmi correndo. A novembre dell’anno scorso sono arrivato prontissimo a questo passaggio. Per un pilota è difficile smettere quando sei obbligato. Ma io ho avuto il privilegio di poter scegliere, ero già preparato mentalmente."

Di cosa ti occupi esattamente?

"Sono Sporting Manager. Adesso il ruolo di Andrea Dosoli che per tanti anni è stato diviso in due. La direzione tecnica è affidata a Riccardo Tisci, io ho preso in mano la gestione sportiva. Quindi mi occupo di tutta la parte contrattualistica con piloti e team Yamaha, inoltre tengo i rapporti con i gestori del Mondiale Superbike e dell’Endurance".

Scegli tu i piloti?

"In una grossa azienda come Yamaha non prendi mai decisioni da solo. E’ un lavoro che condivido con Yamaha Europa e Yamaha Giappone, però è molto bello essere parte attiva in tutto questo processo. Da pilota non capisci bene cosa c’è dietro le quinte, spesso non vedi e non capisci. L’esperienza da manager è completamente diversa"

Essere ex pilota quanto aiuta?

"Andrea Dosoli mi ha sempre detto che la mia forza in questo ruolo è parlare la stessa lingua dei piloti, posso comunicare alla pari, hanno rispetto nei miei confronti. Con tanti di loro ho condiviso la pista, tutti sanno che ho corso, che ho anche vinto. Non è facile parlare coi piloti. Ho fatto la loro vita, vissuto le stesse situazioni psicologiche, per cui cerco di dare loro una mano in quel senso".

Il 2026 sarà un anno importante in Yamaha… 

"Andrea Locatelli ha lottato per il terzo posto nel Mondiale, poi ci è sfuggito. Dopo tanti anni con Yamaha (sei, ndr) aveva bisogno di motivazioni nuove. L’arrivo di Gulio Nava (ex Ducati, ndr) come capo tecnico è stata una scossa, ho visto Andrea molto motivato nei test di Jerez la scorsa settimana. Ha bisogno di fare un altro passo in avanti nella sua crescita. E’ stato il nostro pilota di punta anche negli ultimi due anni, anche se la presenza di Jonathan Rea nel team era importante. I risultati hanno parlato chiaro. Si è guadagnato sul campo il ruolo di pilota di punta, L’arrivo di Nava è uno step in avanti per portare Andrea stabilmente sul podio".

Ora bisogna migliorare la R1: a che punto siete?

"Corre da tanti anni, è un progetto in continua evoluzione e sappiamo in quali aree bisogna migliorare. Anche il regolamento è in continua evoluzione. Nel 2026 avremo due piloti nuovi, Vierge e Manzi, sarà importante sentire soprattutto Xavi che viene da un’altra moto (Honda HRC, ndr) e ci può dire a che punto siamo"

Nell’Endurance come siete messi?

"Veniamo da una stagione bella, Yart ha vinto il Mondiale, negli ultimi tre campionato hanno hanno ottenuto due titoli e un secondo posto. Si sono guadagnati considerazione e significa che la R1 funziona bene, trovato affidabilità e questo è positivo perchè in tempi recenti avevamo avuto annate più difficili. Abbiamo preso Tati Mercado che affiancherà Karel Hanika e Marvin Fritz. Lo conosco da molti anni, è giovane, in forma, un grande talento: per l’endurance è perfetto. Ho molte aspettative su di lui".

In Supersport ripartite da campioni. E ora?

"Il 2025 è stato perfetto. Siamo arrivati con una moto nuova. Non è mai facile vincere al debutto perchè non sai mai a che punto sei rispetto agli altri. Abbiamo sviluppato il kit per la R9 internamente noi a Gerno di Lesmo, è stata la prima volta che abbiamo fatto tutto in casa. Abbiamo vinto all’esordio, a Phillip Island e da lì in avanti è stato un sogno. Adesso sappiamo di avere una moto per vincere, e abbiamo anche i piloti per vincere. Can Oncu per il primo anno ha dimostrato tutto il suo talento, si è giocato il Mondiale con Manzi, credo che abbia forte margine di miglioramento. Abbiamo dei giovani come Mahendra, che al secondo anno può salire di livello. Inoltre arriva Alberto Arenas che in Moto2 ha chiuso in maniera eccezionale, ha tanta esperienza. Lo vedrei bene anche in Superbike"

Arenas sarà il nuovo Manzi?

"Dal punto di vista dell’esperienza Arenas sarà molto forte. Ma anche Oncu ha velocità e talento incredibili, gli è mancata la costanza. Manzi aveva più lucidità nella visione di gara e la consapevolezza di essere il migliore."

La Superbike dove sta andando?

"Penso che la Superbike abbia vissuto di recente i suoi anni migliori. Nel 2021 avevamo tre piloti talentosi in gioco per il Mondiale: Razgatlioglu con la Yamaha, Rea con l Kawasaki e Bautista con la Ducati. La sfida era molto aperta, c’erano più moto e piloti che potevano vincere, era molto appassionante vederli combattere. Bisogna ritornare alla lotta, A nessuno piace vedere gare dove uno vince con venti secondi di vantaggio. Il nostro è uno sport, ma anche spettacolo. Per cui dobbiamo far divertire le persone che vengono a vederci. Yamaha spinge per andare nella direzione della Supersport: la griglia è piena, ci son moto di differenti caratteristiche e cubatura che possono competere fra di loro perchè c’è un sistema funzionante che bilancia la prestazione. Mi piacerebbe vedere lo stesso futuro anche in Superbike".

Hai vinto il Mondiale da pilota e da dirigente:  il prossimo traguardo?

"Questo è solo l’inizio! Di traguardi ce ne sono tanti, sono molto orgoglioso del gruppo di lavoro che abbiamo messo in piedi fra Superbike e Supersport, cercheremo di migliore in tutte le aree. Ci sono tante sfide da vincere, quando sei pilota arrivi in circuito il giovedi e trovi tutto pronto, non ti immagini quanto lavoro ci sia dietro a casa, per l’intero anno. Yamaha è molto impegnata in questo paddock: considerando tutte le categorie abbiamo quasi il 50% delle moto in pista. Un bellissimo traguardo sarebbe mantenere il paddock così tinto blu anche nei prossimi anni".

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