Avete mai sentito parlare di OSSA? No, non quelle che abbiamo tutti in corpo ma OSSA intenso come l'acronimo di Orpheo Sincronic Sociedad Anónima, una casa motociclistica spagnola che partecipò al Motomondiale con una 250 futuristica per la sua epoca.
Nata nel 1928, inizialmente OSSA produceva proiettori per l'industria cinematografica. Il suo punto di forza era un dispositivo per sonorizzare i film, allora muti, accoppiandolo ai proiettori. Manuel Giró i Minguella, figlio del proprietario, preferiva però la musica dei motori. Grande appassionato di meccanica e motociclismo fin da giovane, possedeva diverse moto di prestigio come una Norton. La sua seconda grande passione erano le corse di motoscafi, dove conobbe l'imprenditore Ricardo Soriano con cui siglò un accordo. Le officine OSSA di Barcellona iniziarono a produrre così dei motori fuoribordo.
Per promuovere i motori, Giró partecipò attivamente alle gare di motonautica, ottenendo notevoli successi. La sua passione per le motociclette e la disponibilità di macchinari adatti lo spinsero però a coinvolgere la famiglia in un nuovo progetto. Nel 1935, Giró e il fratello Ernest acquistarono la fabbrica automobilistica Nacional Pescara con l'intenzione di produrre i propri veicoli.
Nel dopoguerra l'azienda decise seriamente di entrare nel mercato motociclistico. OSSA lanciò il suo primo modello di serie nel 1951: una 125 cc che riscosse un immediato successo. In quel periodo adottò il suo iconico logo a forma di quadrifoglio, la cui origine è legata all'attività cinematografica pregressa dell'azienda. L'uso di questo simbolo fu persino difeso amichevolmente da Manuel Giró contro le pretese legali di
Alfa Romeo, che alla fine rinunciò all'azione.
L'età dell'oro arrivò con l'ingresso di Eduard Giró, figlio di Manuel, nei primi anni '60. Il giovane e talentuoso ingegnere comprese la necessità di guardare al di fuori della Spagna. OSSA raggiunse il suo picco di produzione, esportando in massa in Europa e Nord America, dove le sue moto fuoristrada divennero estremamente popolari. Il suo sogno, anzi, il suo obbiettivo era però il Motomondiale.
OSSA 250 Monoscocca: la moto che anticipava il futuro
Eduard Giró decise di realizzare il suo progetto di laurea: un due tempi di 250 cc con valvola rotante e soluzioni ciclistiche che nessuno, a Barcellona, aveva nemmeno immaginato.
Quando il prototipo girò su pista per la prima volta fu chiaro a tutti che quel motore aveva un potenziale enorme. Ma il telaio no.
Giró, allora, fece ciò che fanno gli innovatori: prese una strada completamente diversa. Se i tubi d’acciaio non bastavano, perché non eliminali del tutto? Nacque così il monoscocca in magnesio. Un guscio unico, leggerissimo e rigidissimo, la cui materia prima venne recuperata con una storia che sembra uscita da un romanzo d’avventura industriale: lastre d’aviazione statunitensi importate attraverso la Francia e fatte arrivare clandestinamente oltre i Pirenei.
Era la prima moto da Gran Premio con un telaio monoscocca. In Europa nessuno aveva nemmeno la capacità di saldarlo: OSSA dovette costruire una saldatrice dedicata.
La scelta del pilota cadde su Santiago “Santi” Herrero, madrileno, ex meccanico di sé stesso, capace di trasformare le moto più ostinate in strumenti docili e veloci. Già nel 1967, con il primo prototipo ancora “tubolare”, vinse il Campionato di Spagna. L’anno dopo arrivò il monoscocca vero e proprio. Santiago “Santi” Herrero ed OSSA sfidavano piloti in sella alle Yamaha V4 da oltre 60 cavalli ed alle Benelli quattro tempi con un monocilindro da 20 cavalli in meno, ma con 20 chili di peso in meno.
Le vittorie nel Motomondiale
Nel 1969 Herrero iniziò subito a vincere e continuò a farlo finché non si ruppe un braccio in un incidente. Nonostante ciò, tornò in sella con una determinazione che commosse l’intero paddock e arrivò a giocarsi il Mondiale 250 all’ultimo GP. Una rottura meccanica lo fermò a pochi chilometri dal sogno.
Il 1970 sembrò scritto per la rivincita: risultati costanti, una nuova vittoria in Yugoslavia, e la vetta della classifica mondiale. Il passo successivo era il Tourist Trophy dell’Isola di Man, una corsa che allora era parte del Campionato del Mondo.
Lì, durante l’ultima tornata, mentre era in piena lotta, Herrero scivolò. L’impatto fu devastante. Non sopravvisse.
La Monoscocca non perse solo il suo pilota: perse la sua ragione d’esistere OSSA annunciò il ritiro immediato dalle gare su pista.
La frase di Giró rimase negli anni come un epitaffio tenero e tragico:
"Correvamo per Santi. Senza di lui, non correremo più".
La 250 Monoscocca non vinse mai un titolo mondiale, si aggiudicò solo quattro Gran Premi eppure influenzò profondamente l’ingegneria motociclistica. Il suo motore a valvola rotante era tra i migliori monocilindrici di sempre e il suo scarico divenne oggetto di culto tra i tecnici dell’epoca. Alcune sue soluzioni, come il cambio estraibile, l’ammortizzatore di direzione o il reparto sospensioni sperimentale, sembrano oggi idee normali ma allora erano quasi fantascienza.
La OSSA 250 Monoscocca rappresenta uno dei rari casi in cui l’innovazione non ha portato alla vittoria ma alla leggenda.
È stata una moto forse troppo coraggiosa per la sua epoca, guidata da un pilota forse troppo puro per un mondiale sempre più brutale.
Nel marzo 2009, il marchio OSSA è stato salvato e rilanciato da un nuovo gruppo di imprenditori di Girona. Con la creazione di Ossa Factory, ha presentato al mondo il suo nuovo modello da trial, la TR 280i, segnando il ritorno della Casa del Quadrifoglio.
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