Moto Morini 250 Bialbero: il gioiello artigianale che umiliò le quattro cilindri, tra record e duelli epici

Storie di Moto
lunedì, 17 novembre 2025 alle 21:15
Moto Morini 250cc Bialbero
Moto Morini 250cc Bialbero
Prima il silenzio poi le scintille. La Moto Morini 250 Bialbero GP si presentò al mondo senza clamori e divenne poi la monocilindrica più veloce della sua epoca.
Negli anni cinquanta e sessanta, quando le piste erano ricche di ghiaia e coraggio, Moto Morini si distingueva per la cura maniacale dei dettagli, per l’ostinata ricerca della perfezione tecnica, la volontà di competere contro giganti con mezzi infinitamente più grandi.
Nel 1956 Moto Morini partecipò ad alcune gare della classe 250 con un Rebello maggiorato. Gli ottimi risultati ottenuti incoraggiarono i vertici dell’azienda. Nel 1958 venne costruita quindi una 250 da Gran Premio, destinata a diventare la "Regina delle monocilindriche". A firmare il progetto fu Alfonso Morini, coadiuvato da Dante Lambertini e Nerio Biavati, che curavano il reparto corse con passione artigianale e precisione tecnica.
L’esordio avvenne al GP delle Nazioni 1958, sul velocissimo circuito di Monza. Emilio Mendogni e Giampiero Zubani condussero la gara dal primo all’ultimo giro, superando Carlo Ubbiali su MV Agusta, campione del mondo in carica. La Moto Morini dimostrava già allora la sua forza: un monocilindrico 4 tempi con distribuzione bialbero in testa, comandata da una cascata di ingranaggi racchiusi in un carter laterale destro. La prima versione sviluppava 32 CV a 10.500 giri, un valore eccezionale per un monocilindrico.
Nel 1959 la Morini 250 vinse due prove nazionali a Modena e Imola ma presto si trovò a competere in un mondo in rapida evoluzione. I motori bicilindrici di MV, Ducati e MZ, e i quattro cilindri di Honda e Benelli, segnavano l’inizio di una nuova era, lasciando la monocilindrica italiana temporaneamente ai margini dei mondiali. Tarquinio Provini, pilota ufficiale Morini, ottenne comunque prestazioni eccezionali, pur senza risultati di rilievo.
Nel 1962 la Morini tornò però a far parlare di sé. Tarquinio Provini e Walter Tassinari, alla guida delle monocilindriche bolognesi, vivacizzarono le gare sui circuiti italiani della riviera adriatica, confrontandosi con tutte le squadre protagoniste del Mondiale. La potenza della 250 Bialbero arrivava ormai a 35 CV a 10.500 giri, mentre le migliori quattro cilindri superavano i 40 CV. Provini vinse il Campionato Italiano 250, superando il compagno Tassinari nell’ultima gara a Sanremo. Un trionfo che mise in crisi i tecnici Honda, che mai avrebbero tollerato sconfitte da una monocilindrica.
L’anno successivo, al Gran Premio di Spagna 1963, Provini salì sul gradino più alto del podio, battendo Jim Redman e la sua Honda a quattro cilindri. Anche ad Hockenheim, nel GP di Germania, la Morini conquistò la vittoria e stabilì una media-record, confermando il valore straordinario del progetto. Purtroppo, limitazioni economiche e contrattempi di viaggio impedirono alla squadra di partecipare a eventi cruciali come il Tourist Trophy e il GP della Germania Orientale. Nel Gran Premio del Giappone poi la Morini dovette arrendersi alle moto delle squadre nipponiche e così sfumò il Titolo Mondiale per appena due punti.
La 250 Bialbero dominò poi a lungo il Campionato Italiano di Velocità, vincendolo con Provini, Agostini e Bergamonti. Quando Alfonso Morini, dopo nove anni di vittorie nazionali e internazionali, decise di ritirarsi dalle corse, molte case concorrenti tirarono un sospiro di sollievo. La Morini 250 Bialbero GP scrisse una pagina unica nella storia del motociclismo. Con il suo monocilindrico leggendario dimostrò che cuore, ingegno e artigianalità potevano competere con tecnologia e capitali enormi.
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