Andrea Mercaldo tra i protagonisti del nuovo Trofeo V2
Ducati. La sua è una storia non comune: ve la raccontiamo nell'intervista.
Sarà il suo primo vero campionato con le moto grandi.
Andrea
Mercaldo, classe 2002 di Fossanova (in provincia di Latina), sarà tra i
protagonisti del nuovo
Trofeo V2 Future Champ Ducati Academy. Una grande sfida
per il 24enne laziale, che col lavoro da geometra, assieme all’aiuto dei
genitori, si finanzia la grande passione per le corse a due ruote. La
particolarità è che non vanta una vera carriera da pilota, lineare come altri di cui vi abbiamo raccontato: ha iniziato a 16 anni e ha disputato solo
due stagioni di gare nella classe 160 del Campionato Nazionale Velocità
CNV.
Un’altra bella esperienza è la sfida delle università in due edizioni del MotoStudent
da pilota per “La Sapienza” di Roma. Due punti di un percorso particolare che
gli ha insegnato molto, soprattutto a non dare mai nulla per scontato. Ci siamo
fatti raccontare la sua storia.
La scorsa settimana ci sono stati i test ufficiali con la
V2.
Il primo giorno è stato nuvoloso, poi alla sera e di notte
ha buttato giù un botto d’acqua, infatti la mattina dopo non abbiamo girato ma
abbiamo aspettato fino al pomeriggio. Poi al secondo turno, quando eravamo terzi, ha
ricominciato a piovere. Il colmo è che pioveva da curva 1 al Tramonto, da lì in
poi non pioveva più, quindi ti trovavi la pioggia e l’asciutto… Pazienza.
Alcuni di noi sono seguiti direttamente da Garage51, poi ci sono vari team
privati, dei ragazzi austriaci che sono seguiti da Gabor Talmacsi… Ha girato
pure Michael Dunlop con la Ducati V4, ho anche una foto alla Quercia con lui
dietro di me! Poi c’era Tardozzi, ci siamo anche presentati, ero emozionato. Credevo
di stare in un film!
In pista com’è andata?
Lunedì ho fatto 47 giri, martedì 17 giri, tre al mattino
ancora sul bagnato solo per rodare le pasticche. Mentre Michele Pirro ad un
certo punto mi ha seguito dal Carro fino alla Misano 2, poi mi ha passato per
farmi vedere le traiettorie da curva 1 fino al Tramonto. E mi ha poi cazziato
per alcune cose che sbagliavo, come frenare troppo presto e rilasciare troppo
presto i freni, una cosa più da moto piccola. Se fai così poi la moto allarga e
vai fuori traiettoria, invece questa è una moto che ti permette di frenare
molto avanti e di tenere quindi la traiettoria ideale. In generale chiedevo
consigli a tutti, si può sempre imparare qualcosa da chiunque.
Facciamo un passo indietro: quando inizia la tua storia
di moto? Non prestissimo…
Io metto per la prima volta il sedere su una moto da
grandicello, a 16-17 anni, sulle Ohvale a noleggio del Sagittario. Prima di
allora non avevo mai utilizzato una moto in pista e non avevo neanche il
patentino per il motorino. I miei genitori sono le persone più distanti dal
mondo delle moto: mamma è casalinga, papà è geometra e allenatore di calcio.
Infatti io ho giocato a calcio fino a 16 anni, più o meno, come anche mio
fratello, e mi piace molto. Però non quanto la moto, un’altra “malattia” poi è
la mountain bike: mio padre da piccolo ha corso in bicicletta, ma non me l’ha
mai proposta. Questa però è la passione che abbiamo in comune.
Da dove sbucano fuori quindi le moto?
Non lo so, nessuno ha mai corso né è così appassionato! Però
ho un ricordo dell’io piccolo che seguiva le moto in televisione: mi ricordo
soprattutto il Mondiale MotoGP 2011, quando ha vinto Stoner sulla Honda, quindi
mi sono appassionato a lui, quello che vinceva. Lui è stato il mio primo pilota
speciale. Mi ricordo poi Simoncelli… Quello direi che è il mio anno zero. Non
mi sono appassionato alla tecnica, ma a quello che facevano i piloti in moto,
mi affascinavano.
E non c’è stato nessun “segnale” in casa?
Mia madre mi ha raccontato della motociclettina che mio
nonno mi aveva regalato e che tenevo sempre nel passeggino da piccolo, non
perché fosse appassionato lui ma perché aveva visto che mi piaceva. Ho poi una
foto di me da piccolo sulla Kawasaki 600 di un vicino di casa. Dalle mie parti
c’è anche un negozio ma di enduro. L’offroad non mi affascinava da ragazzino,
ma da quando l’ho provato mi piace un botto! Il proprietario, Gianni Carroccia,
mi ha visto nascere: mi ha regalato la prima tuta, e sono sempre da lui per
cambiare le gomme alla mia CBR 600 da allenamento o altro. Due giorni su tre sono da
lui, quando apre sono già lì col doblò e la moto caricata [risata]. E c'è anche Giovanni Saccoccio, ex motociclista ora proprietario di una ferramenta sotto casa mia, che mi ha regalato la mia prima moto grande, un vecchio CBR 1000 del 2005 che ho utilizzato per i miei allenamenti prima del 600 che ho adesso.
A 16 anni quindi inizi ad andare in moto.
Sì, facevo i turni con le Ohvale a noleggio al Sagittario.
Non ho mai avuto difficoltà ad imparare ad andare in moto, delle gare in TV
guardavo tanto i piloti e come portavano le moto, cosa facevano. Ovvio che
quelle erano le MotoGP, però li guardavo tanto. Una volta che sono salito sopra
ad una moto m’è venuto tutto spontaneo, non m’ha insegnato nessuno. Meno male,
altrimenti finiva tutto subito! Mi piaceva un botto e dopo un annetto, a
settembre 2019, i miei genitori hanno deciso di comprarmi una Ohvale 160 con
l’aiuto dei ragazzi del Sagittario, che ormai mi conoscevano. Del circuito devo ringraziare soprattutto Enrico e Pino Montani, che mi supportano e sopportano sempre, e "Fusketto", sempre pronto a darmi una mano in pista.
Arriva poi il momento delle prime gare, giusto?
Mi avevano fatto subito la licenza per le gare nel CNV, poi
a marzo 2020, poco dopo il mio 18° compleanno, c’è stata la chiusura per Covid…
Quando hanno riaperto c’era la possibilità di andare ad allenarsi, avevano
organizzato questa mini giornata di test per chi doveva fare i campionati e c’erano
anche i ragazzi di un team del Molise. Ho fatto la mia prima gara nel CNV
proprio con loro, a luglio al Sagittario. Ho fatto poi un’altra wild card ad
Arce, allora era una pista nuova, ma mi sono sdraiato 3-4 volte… L’ho
inaugurata bene! Ma alla fine ho fatto 4° o 5°, e lì danno le medaglie ai primi
5, quindi ho portato a casa qualcosa. Una cosa a cui tengo è tornare a casa con
qualcosa, a mani vuote mi dà fastidio.
Tocca poi al primo campionato completo.
Nel 2021 faccio tutto il campionato CNV 160 per la prima
volta e sono anche arrivato alla finale nazionale di Ortona, ho fatto 5°. Nel
2022 ho corso sempre nel CNV e con la stessa squadra: ho fatto 3° e c’erano le
premiazioni al CONI, una cosa allucinante, bellissima! Era quello che
conoscevo, non avevo un quadro chiaro del mondo delle corse e per me quello era
già l’apoteosi. Anzi per me era una scoperta continua. Nel 2023 il team non ha
più partecipato al campionato e lì ho cominciato a scoprire un altro lato,
quello economico.
Una “brutta” scoperta.
Fino a quel momento non pagavo per correre, mi avevano
aiutato tanto tra assistenza, iscrizione al campionato, gomme, tutto. Ma in
quell’anno ho scoperto il lato economico. Ancora di più quando nell’estate 2023
ho provato una R3, quindi una moto grande: un danno grosso, sulla Ohvale non ci
volevo più salire! Prima però avevo conosciuto i ragazzi dell’università “La
Sapienza” e mi hanno proposto di provare il loro prototipo per il MotoStudent:
non sapevo neanche cos’era, ma ho detto subito di sì.
Una nuova sfida per te.
Abbiamo parlato ad aprile, ad agosto ci siamo risentiti
perché era pronta la moto, la “Arrabbiata”, e a settembre l’hanno portata al
Sagittario. Mi sembrava di provare una MotoGP! L’ho guidata subito in maniera
molto facile, come se fosse mia. Siamo poi andati anche a Vallelunga, ma è partita
male: due alla fine del rettilineo si sono scontrati, hanno perso olio e io ero
il primo che passava… Quello è stato il mio primo giro a Vallelunga! Ma siamo
riusciti a continuare, poi abbiamo anche fatto due giorni di test a Magione con
la moto scarenata e lì ho conosciuto Delbianco.
Ti ha dato un po’ di consigli?
Gliene ho chiesti un sacco! Mi ha insegnato come girare a
Magione, come interpretare la pista e come guidare la moto. Stava nel box
accanto al nostro, quindi scambiavi qualche parola ogni tanto. Dopo questi test
siamo andati ad Aragon.
Si fa sul serio col MotoStudent.
Prima volta che prendevo l’aereo, primo viaggio da solo
lontano da casa, prima volta in un paddock, era tutto nuovo. Ma mi sono sentito
a mio agio, come se fossi a casa! E mi facevo tutti i giri nel paddock, andavo
negli altri box, poi tornavo indietro… Ho fatto 5° in qualifica e poi terzo in
gara! Sono partito malissimo, ma ero davvero tranquillo e molto lucido. Ho
fatto il giro di rientro urlando e poi ho visto anche i ragazzi al box, era la
prima volta che facevano un risultato degno di nota: è stata l’emozione più
potente che abbia mai provato! Ma Aragon dà e Aragon toglie: due anni dopo abbiamo rifatto il
MotoStudent ed è stata la delusione più grossa, sono caduto… L’emozione
opposta.
Nel frattempo cosa facevi?
Ho solo girato sempre al Sagittario, provato qualche moto…
Finché nel 2025 non ho provato un V4 durante le prove libere della Pirelli Cup
1000 della Coppa Italia a Misano, una pista grande che non conoscevo. Ho fatto
un incidente, ma tutto è finito per un “problema di budget”, non per colpa mia,
e non ho avuto altre occasioni. È una cosa che ha un po’ minato la mia
tranquillità… Gironzolare nel paddock però è servito: ho conosciuto Michele
Pirro, sono andato poi a vedere l’ultima gara CIV al Mugello e lì hanno
presentato il nuovo Trofeo V2.
Una nuova occasione per te!
Ormai pensavo di lasciar perdere, senza di loro non avrei
fatto nient’altro. Ma poco prima di Natale ci sentiamo con Luigi,
l’organizzatore del trofeo, poi parlo al telefono con Michele. A febbraio sono
andato ad un altro incontro a Vallelunga e alla fine ho convinto mio padre a
darmi quest’ultima occasione. Devo ringraziare per questo tutti i ragazzi di Garage51: Luigi e Michele, ma anche Sara, Matteo detto “Mario”, Carmine, sempre pronto a darmi consigli importantissimi, Francesco dello store… Sono fantastici!
Ricordiamo che sei geometra, pilota… Ma sei anche
istruttore.
Sì, sempre al Sagittario. Una cosa che dico sempre ai
ragazzi è di sfruttare al 100% quelle volte che hanno la possibilità di stare
in pista, di non darlo mai per scontato. Invece vedo a volte dei ragazzini un
po’ svogliati a lezione e che ti dicono “Vabbè, tanto torno nei prossimi
giorni!”, come fosse una cosa normale, che non è. Io avevo mio papà che mi
portava in pista quando poteva, quei giorni erano oro! Passavano anche mesi,
gli rompevo l’anima finché non cedeva e mi riportava. Non bisogna mai dare
niente per scontato, ma devi dargli la giusta importanza con il giusto impegno
perché sei un privilegiato.
Primo obiettivo del 2026?
Vorrei chiudere almeno nei primi 10 in campionato.
L’obiettivo della prima gara però è avvicinarmi tanto ai tempi dei primi, e
devo migliorarmi ogni volta che entro in pista. Ma procedo per tanti piccoli
obiettivi, quando li raggiungo me ne pongo un altro… Variano molto.
Hai qualche obiettivo o sogno per il futuro?
Le road races e l’endurance mi affascinano un sacco, mi
piacerebbe soprattutto arrivare a fare la 24 Ore di Le Mans e la 8 Ore di
Suzuka. Non penso sia impossibile se si allineano i pianeti…
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