"Mai dare nulla per scontato": la favola racing di Andrea Mercaldo, pronto per il Trofeo V2 Ducati

Storie di Moto
lunedì, 20 aprile 2026 alle 20:30
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Andrea Mercaldo tra i protagonisti del nuovo Trofeo V2 Ducati. La sua è una storia non comune: ve la raccontiamo nell'intervista.
Sarà il suo primo vero campionato con le moto grandi. Andrea Mercaldo, classe 2002 di Fossanova (in provincia di Latina), sarà tra i protagonisti del nuovo Trofeo V2 Future Champ Ducati Academy. Una grande sfida per il 24enne laziale, che col lavoro da geometra, assieme all’aiuto dei genitori, si finanzia la grande passione per le corse a due ruote. La particolarità è che non vanta una vera carriera da pilota, lineare come altri di cui vi abbiamo raccontato: ha iniziato a 16 anni e ha disputato solo due stagioni di gare nella classe 160 del Campionato Nazionale Velocità CNV. Un’altra bella esperienza è la sfida delle università in due edizioni del MotoStudent da pilota per “La Sapienza” di Roma. Due punti di un percorso particolare che gli ha insegnato molto, soprattutto a non dare mai nulla per scontato. Ci siamo fatti raccontare la sua storia.

La scorsa settimana ci sono stati i test ufficiali con la V2.   

Il primo giorno è stato nuvoloso, poi alla sera e di notte ha buttato giù un botto d’acqua, infatti la mattina dopo non abbiamo girato ma abbiamo aspettato fino al pomeriggio. Poi al secondo turno, quando eravamo terzi, ha ricominciato a piovere. Il colmo è che pioveva da curva 1 al Tramonto, da lì in poi non pioveva più, quindi ti trovavi la pioggia e l’asciutto… Pazienza. Alcuni di noi sono seguiti direttamente da Garage51, poi ci sono vari team privati, dei ragazzi austriaci che sono seguiti da Gabor Talmacsi… Ha girato pure Michael Dunlop con la Ducati V4, ho anche una foto alla Quercia con lui dietro di me! Poi c’era Tardozzi, ci siamo anche presentati, ero emozionato. Credevo di stare in un film!

In pista com’è andata?

Lunedì ho fatto 47 giri, martedì 17 giri, tre al mattino ancora sul bagnato solo per rodare le pasticche. Mentre Michele Pirro ad un certo punto mi ha seguito dal Carro fino alla Misano 2, poi mi ha passato per farmi vedere le traiettorie da curva 1 fino al Tramonto. E mi ha poi cazziato per alcune cose che sbagliavo, come frenare troppo presto e rilasciare troppo presto i freni, una cosa più da moto piccola. Se fai così poi la moto allarga e vai fuori traiettoria, invece questa è una moto che ti permette di frenare molto avanti e di tenere quindi la traiettoria ideale. In generale chiedevo consigli a tutti, si può sempre imparare qualcosa da chiunque.

Facciamo un passo indietro: quando inizia la tua storia di moto? Non prestissimo…

Io metto per la prima volta il sedere su una moto da grandicello, a 16-17 anni, sulle Ohvale a noleggio del Sagittario. Prima di allora non avevo mai utilizzato una moto in pista e non avevo neanche il patentino per il motorino. I miei genitori sono le persone più distanti dal mondo delle moto: mamma è casalinga, papà è geometra e allenatore di calcio. Infatti io ho giocato a calcio fino a 16 anni, più o meno, come anche mio fratello, e mi piace molto. Però non quanto la moto, un’altra “malattia” poi è la mountain bike: mio padre da piccolo ha corso in bicicletta, ma non me l’ha mai proposta. Questa però è la passione che abbiamo in comune.

Da dove sbucano fuori quindi le moto?

Non lo so, nessuno ha mai corso né è così appassionato! Però ho un ricordo dell’io piccolo che seguiva le moto in televisione: mi ricordo soprattutto il Mondiale MotoGP 2011, quando ha vinto Stoner sulla Honda, quindi mi sono appassionato a lui, quello che vinceva. Lui è stato il mio primo pilota speciale. Mi ricordo poi Simoncelli… Quello direi che è il mio anno zero. Non mi sono appassionato alla tecnica, ma a quello che facevano i piloti in moto, mi affascinavano.

E non c’è stato nessun “segnale” in casa?

Mia madre mi ha raccontato della motociclettina che mio nonno mi aveva regalato e che tenevo sempre nel passeggino da piccolo, non perché fosse appassionato lui ma perché aveva visto che mi piaceva. Ho poi una foto di me da piccolo sulla Kawasaki 600 di un vicino di casa. Dalle mie parti c’è anche un negozio ma di enduro. L’offroad non mi affascinava da ragazzino, ma da quando l’ho provato mi piace un botto! Il proprietario, Gianni Carroccia, mi ha visto nascere: mi ha regalato la prima tuta, e sono sempre da lui per cambiare le gomme alla mia CBR 600 da allenamento o altro. Due giorni su tre sono da lui, quando apre sono già lì col doblò e la moto caricata [risata]. E c'è anche Giovanni Saccoccio, ex motociclista ora proprietario di una ferramenta sotto casa mia, che mi ha regalato la mia prima moto grande, un vecchio CBR 1000 del 2005 che ho utilizzato per i miei allenamenti prima del 600 che ho adesso.

A 16 anni quindi inizi ad andare in moto.

Sì, facevo i turni con le Ohvale a noleggio al Sagittario. Non ho mai avuto difficoltà ad imparare ad andare in moto, delle gare in TV guardavo tanto i piloti e come portavano le moto, cosa facevano. Ovvio che quelle erano le MotoGP, però li guardavo tanto. Una volta che sono salito sopra ad una moto m’è venuto tutto spontaneo, non m’ha insegnato nessuno. Meno male, altrimenti finiva tutto subito! Mi piaceva un botto e dopo un annetto, a settembre 2019, i miei genitori hanno deciso di comprarmi una Ohvale 160 con l’aiuto dei ragazzi del Sagittario, che ormai mi conoscevano. Del circuito devo ringraziare soprattutto Enrico e Pino Montani, che mi supportano e sopportano sempre, e "Fusketto", sempre pronto a darmi una mano in pista.

Arriva poi il momento delle prime gare, giusto?

Mi avevano fatto subito la licenza per le gare nel CNV, poi a marzo 2020, poco dopo il mio 18° compleanno, c’è stata la chiusura per Covid… Quando hanno riaperto c’era la possibilità di andare ad allenarsi, avevano organizzato questa mini giornata di test per chi doveva fare i campionati e c’erano anche i ragazzi di un team del Molise. Ho fatto la mia prima gara nel CNV proprio con loro, a luglio al Sagittario. Ho fatto poi un’altra wild card ad Arce, allora era una pista nuova, ma mi sono sdraiato 3-4 volte… L’ho inaugurata bene! Ma alla fine ho fatto 4° o 5°, e lì danno le medaglie ai primi 5, quindi ho portato a casa qualcosa. Una cosa a cui tengo è tornare a casa con qualcosa, a mani vuote mi dà fastidio.

Tocca poi al primo campionato completo. 

Nel 2021 faccio tutto il campionato CNV 160 per la prima volta e sono anche arrivato alla finale nazionale di Ortona, ho fatto 5°. Nel 2022 ho corso sempre nel CNV e con la stessa squadra: ho fatto 3° e c’erano le premiazioni al CONI, una cosa allucinante, bellissima! Era quello che conoscevo, non avevo un quadro chiaro del mondo delle corse e per me quello era già l’apoteosi. Anzi per me era una scoperta continua. Nel 2023 il team non ha più partecipato al campionato e lì ho cominciato a scoprire un altro lato, quello economico.

Una “brutta” scoperta.

Fino a quel momento non pagavo per correre, mi avevano aiutato tanto tra assistenza, iscrizione al campionato, gomme, tutto. Ma in quell’anno ho scoperto il lato economico. Ancora di più quando nell’estate 2023 ho provato una R3, quindi una moto grande: un danno grosso, sulla Ohvale non ci volevo più salire! Prima però avevo conosciuto i ragazzi dell’università “La Sapienza” e mi hanno proposto di provare il loro prototipo per il MotoStudent: non sapevo neanche cos’era, ma ho detto subito di sì.

Una nuova sfida per te.

Abbiamo parlato ad aprile, ad agosto ci siamo risentiti perché era pronta la moto, la “Arrabbiata”, e a settembre l’hanno portata al Sagittario. Mi sembrava di provare una MotoGP! L’ho guidata subito in maniera molto facile, come se fosse mia. Siamo poi andati anche a Vallelunga, ma è partita male: due alla fine del rettilineo si sono scontrati, hanno perso olio e io ero il primo che passava… Quello è stato il mio primo giro a Vallelunga! Ma siamo riusciti a continuare, poi abbiamo anche fatto due giorni di test a Magione con la moto scarenata e lì ho conosciuto Delbianco.

Ti ha dato un po’ di consigli?

Gliene ho chiesti un sacco! Mi ha insegnato come girare a Magione, come interpretare la pista e come guidare la moto. Stava nel box accanto al nostro, quindi scambiavi qualche parola ogni tanto. Dopo questi test siamo andati ad Aragon.

Si fa sul serio col MotoStudent.

Prima volta che prendevo l’aereo, primo viaggio da solo lontano da casa, prima volta in un paddock, era tutto nuovo. Ma mi sono sentito a mio agio, come se fossi a casa! E mi facevo tutti i giri nel paddock, andavo negli altri box, poi tornavo indietro… Ho fatto 5° in qualifica e poi terzo in gara! Sono partito malissimo, ma ero davvero tranquillo e molto lucido. Ho fatto il giro di rientro urlando e poi ho visto anche i ragazzi al box, era la prima volta che facevano un risultato degno di nota: è stata l’emozione più potente che abbia mai provato! Ma Aragon dà e Aragon toglie: due anni dopo abbiamo rifatto il MotoStudent ed è stata la delusione più grossa, sono caduto… L’emozione opposta.

Nel frattempo cosa facevi?

Ho solo girato sempre al Sagittario, provato qualche moto… Finché nel 2025 non ho provato un V4 durante le prove libere della Pirelli Cup 1000 della Coppa Italia a Misano, una pista grande che non conoscevo. Ho fatto un incidente, ma tutto è finito per un “problema di budget”, non per colpa mia, e non ho avuto altre occasioni. È una cosa che ha un po’ minato la mia tranquillità… Gironzolare nel paddock però è servito: ho conosciuto Michele Pirro, sono andato poi a vedere l’ultima gara CIV al Mugello e lì hanno presentato il nuovo Trofeo V2.

Una nuova occasione per te!

Ormai pensavo di lasciar perdere, senza di loro non avrei fatto nient’altro. Ma poco prima di Natale ci sentiamo con Luigi, l’organizzatore del trofeo, poi parlo al telefono con Michele. A febbraio sono andato ad un altro incontro a Vallelunga e alla fine ho convinto mio padre a darmi quest’ultima occasione. Devo ringraziare per questo tutti i ragazzi di Garage51: Luigi e Michele, ma anche Sara, Matteo detto “Mario”, Carmine, sempre pronto a darmi consigli importantissimi, Francesco dello store… Sono fantastici!

Ricordiamo che sei geometra, pilota… Ma sei anche istruttore.

Sì, sempre al Sagittario. Una cosa che dico sempre ai ragazzi è di sfruttare al 100% quelle volte che hanno la possibilità di stare in pista, di non darlo mai per scontato. Invece vedo a volte dei ragazzini un po’ svogliati a lezione e che ti dicono “Vabbè, tanto torno nei prossimi giorni!”, come fosse una cosa normale, che non è. Io avevo mio papà che mi portava in pista quando poteva, quei giorni erano oro! Passavano anche mesi, gli rompevo l’anima finché non cedeva e mi riportava. Non bisogna mai dare niente per scontato, ma devi dargli la giusta importanza con il giusto impegno perché sei un privilegiato.

Primo obiettivo del 2026?

Vorrei chiudere almeno nei primi 10 in campionato. L’obiettivo della prima gara però è avvicinarmi tanto ai tempi dei primi, e devo migliorarmi ogni volta che entro in pista. Ma procedo per tanti piccoli obiettivi, quando li raggiungo me ne pongo un altro… Variano molto.

Hai qualche obiettivo o sogno per il futuro?

Le road races e l’endurance mi affascinano un sacco, mi piacerebbe soprattutto arrivare a fare la 24 Ore di Le Mans e la 8 Ore di Suzuka. Non penso sia impossibile se si allineano i pianeti…
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