Il titolo italiano Moto4 conquistato da Edoardo Savino a Vallelunga premia anche un percorso di crescita: sei adolescenti, le loro famiglie e un gruppo di adulti che ha saputo accompagnarli.
A Vallelunga, Edoardo Savino del Buccimoto Factory ha conquistato il titolo italiano Moto4 nell’ultimo appuntamento del CIV 2026. Un successo che porta il suo nome e riconosce il talento, la determinazione e il lavoro con cui ha affrontato la stagione.
La gara decisiva (
qui la cronaca) ha visto Savino e Rizzi contendersi il titolo fino all’ultimo, in un confronto combattuto che ha dato ancora più valore al successo. Anche a Rizzi vanno i miei complimenti: per il talento dimostrato e per aver tenuto aperta la sfida fino alla conclusione del campionato.
La storia che merita di essere raccontata
Attorno a quel risultato c’è una storia che merita di essere raccontata. Una storia fatta di sei ragazzi, di famiglie, di responsabilità e di un lavoro quotidiano il cui valore va oltre la classifica. È il percorso che Gianluca Nannelli ha compiuto in questa stagione come coach dei sei piloti del Team Bucci.
Nannelli conosce le corse dall’interno: ha gareggiato nei Mondiali Supersport e Superbike ed è stato campione italiano Supersport nel 2003. Un’esperienza che oggi mette al servizio di giovani piloti che hanno già costruito un percorso nelle competizioni e si trovano ad affrontare un passaggio importante della loro crescita sportiva. Lavorare con loro significa assumersi una responsabilità particolare: ogni indicazione tecnica arriva a una persona che, insieme al proprio talento, sta ancora formando la propria identità.
Nel mondo dei grandi
La Moto4, classe d’ingresso del Campionato Italiano Velocità, accoglie ragazzi provenienti dalle corse del mondo dei “piccoli” o da altri campionati. Alle spalle hanno già partenze, sorpassi, vittorie e delusioni. Qui affrontano il primo ingresso nel mondo dei “grandi”, un contesto che chiede loro di far maturare l’esperienza acquisita e li prepara alle categorie superiori. Per questi ragazzi, il salto sportivo coincide con un’altra trasformazione, molto più ampia.
Hanno quattordici anni. All’inizio dell’anno non si conoscono. Ognuno arriva con la propria storia, la propria famiglia, un modo diverso di affrontare la paura, la competizione, le aspettative. Il corpo cambia, il carattere prende forma, la fiducia può crescere o incrinarsi rapidamente. E mentre affinano la guida e imparano ad affrontare nuove richieste tecniche e agonistiche, stanno imparando anche a interpretare se stessi.
Gianluca Nannelli, un maestro da corsa
Accompagnarli richiede capacità di osservazione e ascolto. Bisogna capire quando insistere e quando lasciare spazio, come correggere un errore senza mortificare, come incoraggiare senza caricare di aspettative. Lo stesso consiglio può aiutare un ragazzo e non raggiungerne un altro: trovare il linguaggio giusto è parte del lavoro.
In questi mesi Nannelli ha lavorato per riconoscere e valorizzare le caratteristiche di ciascuno, facendo emergere qualità di guida e talento. Contemporaneamente, ha aiutato sei individualità a conoscersi e a costruire un rapporto. È qui che la sua attività assume anche un valore educativo e sociale.
Nel motociclismo il confronto è diretto. Il cronometro misura, la classifica ordina, il compagno di box può diventare il primo termine di paragone. A quattordici anni, imparare a vivere questo confronto senza sentirsi sminuiti dal risultato altrui è una conquista importante.
Una squadra cresce quando i suoi ragazzi possono condividere ciò che hanno imparato, riconoscere una qualità nel compagno, aiutarlo dopo una difficoltà. Quando capiscono che il rispetto vale anche nei momenti di tensione e che la fiducia si costruisce assumendosi la responsabilità dei propri comportamenti.
Sostenere il compagno
Il campionato lo vince un solo pilota. Nel corso della stagione, quando la possibilità di conquistare il titolo ha preso forma, il lavoro di Nannelli è stato anche quello di aiutare il gruppo a comprendere l’obiettivo comune. Sostenere il compagno in lotta per il campionato, mantenendo il valore del percorso di ciascuno, richiede maturità. Significa trovare un posto nella squadra anche quando il risultato più importante porta il nome di un altro.
Il compagno di box può così diventare la prima persona con cui cercare una soluzione, condividere una difficoltà, festeggiare un passo avanti. È un modo di vivere lo sport che questi ragazzi potranno portare con sé anche fuori dai circuiti.
Questo percorso ha trovato casa nel Team Bucci, guidato da Claudio e Chiara, con la figlia Luna impegnata nella telemetria. Un progetto sportivo e familiare nel quale competenze diverse convergono sulla stessa responsabilità: mettere i giovani nelle condizioni di crescere.
Guardando il loro impegno, ho ritrovato qualcosa che conosco attraverso i miei genitori e il loro legame con il calcio e con i vivai. Credere nei ragazzi significa dedicare tempo, affrontare trasferte, vivere le gare e le partite con tutti i patemi d’animo. Significa lavorare durante la settimana perché i risultati possano arrivare, sapendo che una parte dell’esito resterà fuori dal proprio controllo.
La lucidità degli adulti
Ci sono domeniche in cui l’impegno viene premiato e altre in cui bisogna tornare a casa con una delusione. La responsabilità degli adulti continua soprattutto allora: ritrovare lucidità, dare una misura alla sconfitta, aiutare i ragazzi a ripartire senza farli sentire meno capaci o meno meritevoli di fiducia.
A Vallelunga è arrivata la gioia di un titolo italiano. A Edoardo Savino va il merito di averlo conquistato
in pista. A Gianluca Nannelli e al Team Bucci va il riconoscimento per il lavoro che ha accompagnato questa stagione, tenendo insieme crescita individuale e appartenenza. E a tutti e sei i ragazzi va un applauso. Perché imparare a competere, ad aiutarsi e a riconoscersi parte di una squadra è un risultato che appartiene a ciascuno di loro.
-> Seguici anche su Instagram:
@Corsedimoto