Andrea Minerva: "Io, la TV, il CIV e l'incontro con Enzo Ferrari"

Storie di Moto
giovedì, 25 giugno 2026 alle 7:33
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INTERVISTA - A tu per tu con Andrea Minerva: commentatore sportivo e giornalista televisivo, voce storica del CIV.
"Un giorno mio figlio ha raccontato alla maestra che di lavoro guardo la TV". Il mestiere del telecronista può essere incompreso dai più giovani, talvolta persino dai nostri cari. Invece Andrea Minerva non ha mai avuto dubbi. Dai primi "esperimenti" tra le mura di casa, si è fatto largo in punta di piedi, inseguendo una passione: narrare l'essenza del Motorsport. Andrea ci è riuscito. Dalla Supermoto all'Ice Speedway, passando per Enduro e Rally. Dal 2009 a questa parte à la voce storica del CIV (Campionato Italiano Velocità). Aneddoti, racconti e storie nascoste si intrecciando al punto da diventare una parabola dell'esperienza umana.
Andrea, avevi già le idee chiare quando da piccolo ti chiedevano cosa avresti voluto fare da grande?
"Sono sempre stato un grande appassionato di Motorsport. Da bambino, costruivo in giro per casa le piste delle macchinine e mi piaceva molto improvvisare delle telecronache come un vero commentatore sportivo. Mi è capitato anche con il Subbuteo (calcio, ndr), ma le difficoltà aumentavano. Pensavo solo a divertirmi, chi se lo immaginava che sarebbe diventato il mio lavoro?".
Come ti sei avvicinato alla TV?
"A lungo è rimasto un sogno che custodivo nel cassetto, tanto che crescendo mi sono dedicato ad altre attività. La svolta è arrivata nel 2000: mi sono trasferito a Milano, dove ho iniziato a lavorare per una AGM (agenzia giornalistica multimediale, ndr) che faceva capo a MotoTV. Da quel momento, sono entrato a tutti gli effetti nel mondo della televisione".
E con le telecronache?
"Con il passare degli anni ho fatto le mie prime telecronache in differita. Finché un pomeriggio, nel 2008, ho ricevuto una telefonata dal collega Fabio Momina: "Te la senti di commentare il Mondiale Supermoto su Eurosport?". Premessa necessaria: all'epoca Eurosport era gestito dalla stessa proprietà di Sportitalia. Insieme trasmettevano svariati campionati motoristici e Fabio era la figura di riferimento per Motocross e, per l'appunto, Supermoto. Quel fine settimana non poteva coprire tutto da solo complice una concomitanza di calendario. Mi sono lasciato convincere mentre mi trovavo in autostrada per andare da tutt'altra parte. Così la domenica ho fatto il mio esordio in una diretta TV. Completamente inaspettato, ho provato una certa emozione. Oltretutto in occasione del GP d'Italia della Supermoto. Giusto per mettermi ulteriore pressione addosso! Ecco, se posso raccontare un aneddoto...".
Prego.
"Prima di questo episodio avevo occasionalmente affiancato Momina in qualità di seconda voce. Vuoi per il fatto che ci smezzavamo il lavoro, vuoi per la sue enorme conoscenza della Supermoto, lo avevo trovato persino facile e divertente. Fin troppo: quella volta in cui sono stato abbandonato a me stesso, ho commesso subito una leggerezza. Dopo aver ricevuto il via libera dalla regia, sono partito a bomba. Pareva quasi che commentassi l'ultimo giro che assegna il titolo mondiale MotoGP. Pochi istanti più tardi, vengo raggiunto in cabina da un tecnico. Mi sento spostare la cuffia: "Ti sei dimenticato di accendere il microfono!", mi dice. Sono andato nel panico. Ci tenevo a fare bene, volevo sfruttare quella chance... invece dentro di me si era creata una voragine di depressione. Devo ringraziare il tecnico: mi ha rassicurato, consigliandomi di riprendere il filo del discorso come se nulla fosse. Agli occhi del pubblico poteva trattarsi di un problema tecnico. Mi sono tranquillizzato, alla fine sono riuscito a portarla a casa".
Un debutto thrilling. Da lì lo sbarco nel CIV è stato immediato?
"L'anno seguente. La Federazione Motociclistica Italiana aveva appena rilevato la gestione del campionato. Tra le prime novità proprio l'implementazione di una copertura TV, fino ad allora inesistente. La AGM per cui lavoravo, che rientrava nel gruppo dei fornitori, decise di affidarmi l'incarico. Nei primi anni non ero indipendente, ho dovuto raffrontarmi con tante altre figure, ma mi sono trovato a mio agio fin dal primo istante. Contestualmente ho proseguito la collaborazione con Eurosport, commentando Ice Speedway, Enduro e Rally. Per un periodo ho contribuito anche alla realizzazione delle collane di Mondocorse prodotte da Cinehollywood, con documentari e filmati sul Motorsport. Tra cui il Tourist Trophy. Dal 2015 sono diventato un operatore autonomo, firmando un contratto "da esterno" con la FMI".
Ricordi il tuo primo weekend di gara del CIV?
"Altroché! Si correva a Misano. Molte meno categorie, le gare si disputavano solo la domenica: altri tempi. Mi sembravano già un'infinità quattro gare nell'arco di una giornata, oggi le rimpiango (sorride, ndr). Eravamo partiti con la 125GP per poi passare alla Supersport che si rivelò un mezzo disastro. Ad un pilota si ruppe il motore, lasciando una grande quantità di olio sull'asfalto bagnato dalla pioggia: un mix micidiale. I commissari non riuscirono a ripristinare la pista. Ne seguì la mancata ripartenza della corsa...".
Come si prepara una telecronaca del CIV?
"Non mi sono mai presentato al commento di una gara senza la dovuta preparazione. Un tempo avevo la cattiva abitudine di tappezzare di fogli anche le pareti della cabina. Nel corso degli anni ho imparato a scremare le informazioni che, per un bravo telecronista, devono rappresentare una base su cui costruire il racconto. Più si conosce l'evento e meglio è, ma la sintesi è un elemento essenziale. Inoltre, bisogna considerare che il CIV accoglie realtà di nicchia come i vari trofei monomarca: trovare le informazioni, anche le più essenziali, non è affatto semplice. Oggi purtroppo le tempistiche non giocano a mio favore: dal sabato pomeriggio e per tutta la domenica sono confinato in cabina. Quando le gare si svolgevano direttamente la domenica pomeriggio, avevo maggiore possibilità di muovermi nel paddock. Scambiando idee ed opinioni con team e piloti".
Quanto è cambiato il CIV in questi 17 anni?
"L'ambiente è diventato molto più professionale e strutturato. In termini televisivi, la Federazione ha preso ormai il pieno controllo della macchina organizzativa rispetto ai primi anni dove il compito era affidato principalmente alla AGM. Il tutto a vantaggio della qualità del prodotto TV. I primissimi collegamenti erano un po' pasticciati. Un mix tra uno studio televisivo con un conduttore affiancato da alcuni opinionisti e la live delle gare con il mio commento. Il format è cambiato, negli ultimi anni ho la fortuna di essere affiancato da spalle tecniche preparate che mi facilitano il compito. Anche la comunicazione ha fatto registrare un bel passo in avanti, in passato la sala stampa non veniva frequentata granché dai giornalisti".
C'è una gara a cui ti senti più legato?
"Ne ho viste talmente tante che sceglierne una è tosta... la prima storica Racing Night conserva un posto speciale".
Facciamo così: associamo una gara ad un pilota che ti ha colpito particolarmente.
"Senza andare troppo a ritroso, direi Alessandro Delbianco. Per il percorso che lo ha portato alla definitiva consacrazione. Una crescita superlativa. Mi torna in mente una gara di qualche anno fa a Vallelunga: Alessandro fu battuto al fotofinish da Michele Pirro (nel 2021, ndr). Erano le sue prime esperienze nel CIV Superbike. Si parlava addirittura di tabù per una vittoria che, in un modo o nell'altro, gli sfuggiva sempre. Quel giorno realizzammo che, dopo anni di dominio, c'era qualcuno che poteva giocarsela alla pari con Michele".
Un momento toccante?
"Imola 2024 con Luca Salvadori eletto Campione postumo del National Trophy. Sono arrivato a fine gara stremato. Luca apprezzava le mie telecronache, avevamo costruito uno splendido rapporto. Nel mio piccolo cerco sempre di essere spontaneo, seppur conservando il tratto imprescindibile di professionalità. All'esposizione della bandiera a scacchi e per tutte le celebrazioni finali ho voluto trasferire al pubblico le mie emozioni per rendere quel momento magico, come se Luca fosse lì presente. A questo aggiungo un altro episodio: Misano 2025, Gara 1 del CIV Superbike. Aprire la stagione ricordando Christian Caramia (giornalista di Motosprint e fondatore di MemasGP tragicamente scomparso pochi giorni prima a seguito di un incidente stradale, ndr) mi ha messo a dura prova".
Cambiamo argomento. Ti ispirerebbe commentare una nuova disciplina?
"Calcio? Troppo banale, non avrei neppure la giusta impostazione. Mi butterei sul ciclismo, mi affascina".
Franco Bragagna ha dichiarato che il segreto di un telecronista è non sovrastare l'evento. Sei d'accordo?
"La nostra figura ha subito una metamorfosi, adeguandosi ai progressi della comunicazione. Un tempo il telecronista tendeva ad essere un personaggio nonostante una narrazione più blanda e formale. Oggi con quello stile saresti per certi versi inattaccabile, ma ormai è superato. Sai, di per sé un telecronista racconta, non genera un'emozione. Bisogna saper trovare un compromesso per valorizzare il racconto. Cercando di coinvolgere il pubblico, di portarlo dentro l'evento. Evitando che assuma le sembianze di una campagna autoreferenziale".
E' vero che da giovane hai conosciuto Enzo Ferrari?
"Eccome! Avevo 12 anni. Mio padre era il vice-direttore dell'ACI di Mantova. Durante i preparativi di una delle prime edizioni del Gran Premio Nuvolari (corsa non competitiva riservata alle auto d'epoca, ndr) organizzò una spedizione per recuperare una vettura di Tazio Nuvolari a Maranello. Papà mi propose di scortare un paio di ragazzi che guidavano il carroattrezzi. Già durante il viaggio non stavo più nella pelle. Mentre stavamo caricando la vettura, Enzo Ferrari si presentò accompagnato da un autista con la mitica Lancia Thema 8.32. Poco prima di ripartire, una segretaria ci disse: "Il Commendatore desidera ricevervi". Nessuno di noi riusciva a crederci, rimanemmo sbalorditi. Il "Drake", lucido e arzillo malgrado l'età, ci accolse calorosamente nel suo ufficio. Con fare quasi paterno, si raccomandò di trattare con cura la vettura di Nuvolari che per lui aveva un significato particolare. Un incontro fortuito che porterò per sempre con me".
Tuo figlio è ancora convinto che guardi la televisione?
"(Risata, ndr). Meno male che la maestra si era guardata bene dal chiamare i servizi sociali! Non oso immaginare che cosa abbia pensato in quel preciso istante...".
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