È cresciuto sulle dolci colline del Chianti. Il suo paese natale è La Ginestra, sopra il villaggio di La Luna, tra Empoli e Firenze. Marco Agostini, AgoRace, arriva dalla campagna, custode di quel valori autentici e romantici che profumano di benzina e sacrifici. Ha trasformato la sua passione nel suo lavoro e da oltre vent'anni è uno tra i tecnici più stimati a livello internazionale. Ha lavorato nel paddock del Motomondiale fino al 2015 ed ora è il capo tecnico del
PTR Triumph Racing nel Mondiale Supersport. Dopo l'addio del capo meccanico Andrea Ballerini, un altro grande tecnico toscano si sta facendo dunque valere in
Triumph.
Il Team Manager Simon Buckmaster si è rivolto a Marco Agostini per puntare più in alto ed i risultati si commentano da soli. Tom Booth-Amos è stato autore di un ottimo campionato con il terzo posto finale che gli è sfuggito solo in extremis.
Marco Agostini oltre che un grande tecnico è un super appassionato. Ha quasi 50 anni, è padre di una ragazzina, ed ha dedicato tutta la sua vita alle corse. È partito dal basso e sì... ha raggiunto la luna. Avrebbe potuto lavorare anche in MotoGP ma ha scelto una dimensione diversa, più autentica, più vera.
"È buffo, sono partito da un paesino della Toscana senza sapere una parola d'inglese mentre oggi lavoro per un team completamente inglese e con un pilota inglese. E me la cavo pure piuttosto bene - racconta ridendo Marco Agostini a Corsedimoto - Non è semplice ma io amo le sfide, complicarmi la vita. Se si tratta di un lavoro facile non chiamano certo me, questo è sicuro. In questi anni credo di aver conquistato la stima di tanti. Ho lavorato e lavoro tuttora con moltissimi piloti. La mia officina "AgoRace" è un punto di riferimento per tanti. Collaboro da diversi anni anche con Andrea Iannone. Gli curo le moto da allenamento: prima l'Aprilia poi la Ducati e lo seguo anche quando va ad allenarsi in pista. In passato moltissimi piloti sono passati dalla mia officina" .
Facciamo un passo indietro. Come hai iniziato?
"Armeggiavo tra scooter e motorini fin da ragazzino. Ho iniziato lavorare in una concessionaria Yamaha ad Empoli poi sono andato a Firenze. Ero indeciso se aprire una mia officina o cercare di andare a fare il meccanico nel mondo delle corse. Ho poi incontrato Mauro Noccioli che all'epoca aveva un team con Orlandi e sono andato a fare il meccanico da loro nel Mondiale 125. I piloti erano Gino Borsoi e Franco Battaini. Successivamente ho lavorato al team Aspar, sono poi tornato da Noccioli, ho lavorato per Matteoni... Sono rimasto per anni nel Motomondiale tra 125, 250, Moto3 e Moto2. Nel corso degli anni ho lavorato a fianco di piloti quali West, Ballerini, Iannone, Cruzel, Baldolini, Migno, Marini, Dalla Porta, ho vinto il trofeo con Matteo Vannucci...".
Per quanti anni hai lavorato nel Motomondiale?
"Dal 2000 al 2015. Poi ho lavorato al progetto TM Moto3 che mi ha regalato grandissime soddisfazioni. Come AgoRace ho costruito una PreMoto3, ho portato avanti tutto lo sviluppo della prima CFMoto 450MT, ho realizzato una moto esposta al museo Aspar, ho lavorato in Superbike e due anni fa ho iniziato a collaborare con Triumph". Con te il PTR Triumph Racing è cresciuto tanto
"Il merito è di tutto il gruppo, non è solo mio, assolutamente. È tutta la squadra che sta lavorando benissimo, a partire dal Team Manager Simon Buckmaster che è un grande professionista, a tutti i ragazzi del team. Abbiamo lavorato sulla posizione del pilota in moto, l'aerodinamica, l'erogazione, sull'elettronica: un po' in tutti i settori. Ora la moto è più veloce e più facile da guidare. L'ultima stagione è stata decisamente positiva. C'è stato qualche episodio magari un po' sfortunato, qualche risultato che sarebbe potuto essere migliore ma è stato un anno buono. Il terzo posto era ampiamente alla nostra portata comunque abbiamo dimostrato di esserci e sono convinto che nel 2026 miglioreremo ancora. Il prossimo anno contiamo di conquistare qualche buon piazzamento pure con Oliver Bayliss che è in crescita".
Rimpianto di non aver lavorato in MotoGP?
"Avrei avuto la possibilità di farlo ma in MotoGP sarei stato solo un numero. Con AgoRace ho la mia dimensione e riesco a togliermi tante soddisfazioni. Molti corrono con i miei progetti, con moto sviluppate da me. Credo di essere diventato un po' un riferimento per tanti che passano qua alla AgoRace. Ho la mia officina, collaboro con Triumph, curo le moto da allenamento di Andrea Iannone, sono sempre impegnato, tutti i giorni, in cose diverse. Le moto sono la mia vita ed ho creato quello che volevo". "In Testa" la biografia di Jonathan Rea disponibile su
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