"Il treno che passa una volta": Luana Giuliani racconta il sogno Mondiale

Superbike
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La grande occasione di Luana Giuliani: una prima occhiata al Mondiale Femminile WorldWCR. La nostra intervista.
"Non ho ancora realizzato". Luana Giuliani è al settimo cielo, non sta nella pelle per l'occasione: è lei l'italiana in più nel Mondiale Femminile WorldWCR per l'ultimo round del 2026, che scatta proprio tra un paio di giorni a Jerez. Una chiamata in corsa, a Jerez doveva andarci Karolina Danak, ma l'infortunio della polacca ha portato all'opportunità per la 18enne romana con Prata Motorsport, team sempre di Roma. Un sogno che si realizza e che Giuliani vuole godersi al massimo, per concludere al meglio un 2026 difficile nel CIV Sportbike (era al debutto dalla PreMoto3), a cui sono seguite alcune wild card più solide nel WEC/CIV Femminile con Gradara Corse. Prima di pensare sul serio ai programmi per la prossima stagione, arriva una grande sfida.
Luana Giuliani, che occasione nel Mondiale! Ci racconti com'è arrivata?
È stato un po' tutto di corsa. Karolina s'è fatta male e non ce la fa per Jerez. Avevo parlato con Alex Prata per chiedere qualche informazione sul Mondiale, com'era... Ma mi avevano detto che c'era già un'altra ragazza. Dopo il round di Misano del WEC/CIV mi chiama Alex, mi dice che l'altra ragazza non c'è più. "Ti andrebbe?" Ne ho parlato in famiglia, ma è il treno che passa una volta e abbiamo colto la palla al balzo! Ma non ho ancora realizzato.
Cosa vuol dire per te questa prima opportunità del WorldWCR?
È un Mondiale, un sogno che si realizza: così tanto lontano che poi quando succede fai fatica a crederci e dici no, mi stanno prendendo in giro! [risata] Poi io sono romana e vado con team romano, portiamo Roma a Jerez! L'obiettivo del weekend non è il risultato: vogliamo viverci l'esperienza appieno, c'è voglia di fare bene ma io soprattutto voglio godermela al 100%, viverla al massimo.
Prima della nuova sfida, vuoi riassumerci il tuo 2026 finora?
Penso si sia visto, è stata una stagione complicata. Sono cresciuta tantissimo, perché vanno tutti forte, però è stato un anno tosto, direi il mio periodo buio. Arrivavo da un anno in cui ho sempre lottato per il podio, per le prime posizioni, e fare così tanta fatica... È tosta. Ma passare dalla PreMoto3 alla Sportbike non è stato un salto azzardato, non l'ho mai detto né pensato. Avrei potuto fare meglio, di questo sono sicura, ma ci sono state alcune cose che non hanno funzionato e di testa neanche io ero al 100%. Devo ringraziare però la Federazione, i Talenti Azzurri con il settore tecnico: mi alleno con loro da tre anni e mi sono conoscono bene, soprattutto Roberto Sassone e Alessandro Brannetti, che mi sono stati accanto. Alla fine nella vita di tutti gli atleti c'è la stagione no. E devo ringraziare anche Carlo Gradara e tutta la squadra Gradara Corse.
Con loro hai fatto le wild card nel WEC/CIV.
In un momento che per me era buio. Le gare con loro mi hanno tirato su il morale! Dopo vari weekend che non vanno bene inizi a pensare che forse sei tu che hai qualcosa che non va. Quando sono arrivata da loro ho capito che sì, anche io ero il problema, ma non al 100%. Andavo bene, riuscivo ad andare forte e mi sono adattata benissimo, con loro s'è creata una seconda famiglia.
I risultati lo confermano: sei stata di nuovo protagonista.
Abbiamo fatto tre gare, due al Mugello e una a Misano. Al Mugello dovevo scoprire com'erano sia la moto che il team, ma mi hanno dato veramente la moto perfetta, era cucita per me. In Gara 1 ho lottato sempre per il primo posto, però purtroppo ho fatto un errorino al Correntaio... Sono arrivata quarta, ma è stata davvero una bellissima esperienza. Anche in Gara 2 ho lottato sempre per le prime posizioni e ho finito 3^. Misano, sempre nelle prime posizioni e di nuovo terza, l'eterna terza [risata].
Un "ritorno" alle posizioni per cui lottavi in PreMoto3.
Un sollievo! Sono tornata nel mio posto, non vedevo l'ora. Mi sono trovata davvero bene, è stato bellissimo.
Con un "in più": arrivi da anni di gare nelle categorie maschili.
Si impara davvero tantissimo. Il livello dei campionati femminili s'è alzato tanto, ma quello che ad oggi impari con i maschi non riesci ad impararlo con le donne. Se inizi a prendere anche le batoste dai maschi, come me quest'anno in Sportbike, impari il doppio del doppio.
Nel CIV/WEC hai dato un'occhiata alla moto che ritroverai tra pochi giorni. Con che numero corri?
La base è quella, sicuramente mi darà una mano. E Jerez l'ho vista due anni fa quando ci ho girato col mio 600. Dovrò conoscere il team, ma ho un po' l'idea di tutto. Vedremo, come detto ancora non mi sembra vero! Correrò col mio 13, per fortuna è libero e sono contentissima. Sarà la chiusura perfetta della stagione.
Che cosa significa per te il numero 13?
È iniziato tutto per caso: volevo mettere l'11 perché sono nata l'11 agosto, però mio papà faceva il meccanico di un ragazzino che aveva quel numero e non voleva farne due uguali. Io ero piccolina, avevo circa 3 anni, e ho cominciato a dire a caso "1, 3", e così abbiamo scelto il 13. Crescendo sono venuta a sapere che mia nonna, la mamma di mia mamma che non ho potuto conoscere, è venuta a mancare il 13 ottobre e si chiamava Luana come me. Mia mamma mi racconta anche che come carattere sono la sua fotocopia. Per me è diventato un numero speciale, guai a chi me lo tocca! C'è di più: il mio primo Trofeo Simoncelli con le minimoto l'ho vinto il 13 ottobre 2018. È un numero a cui sono davvero tanto legata, una delle mie piccole cose, come la mia frase e il mio leoncino onnipresente.
Per finire: c'è già qualche idea per il 2027?
Ancora non sappiamo nulla. Chiaramente l'obiettivo è il Mondiale, altrimenti mi piacerebbe alternarmi nei campionati maschili e femminili.
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