La Superbike gira su se stessa, verso il 2026 con tanti dubbi

Paolo Gozzi Blog
domenica, 30 novembre 2025 alle 12:00
Il Mondiale Superbike ha cominciato la preparazione al 2026 con tanti dubbi
Il Mondiale Superbike si è rimesso in moto coi test di Jerez senza grandi slanci e tante perplessità. 
Una volta l'inizio del campionato d'inverno era come accendere la miccia: novità tecniche, inediti abbinamenti e tante aspettative per il campionato prossimo venturo. Invece nei giorni scorsi a Jerez abbiamo respirato un'aria un pò stanca. Mancavano i più  recenti mattatori: Toprak Razgatlioglu lascerà il trono vacante e non c'era neanche lo sfidante Nicolò Bulega che con la Ducati comincerà la preparazione il 21-22 gennaio nella prossima tornata di collaudi, sempre a Jerez. Ma il vero problema è che la Superbike di oggi stenta a trovare nuove sfide, motivi di interesse e situazioni che possano accendere l'entusiasmo. 

Il peso di un regolamento sbagliato

Nelle due giornate andaluse sotto i riflettori c'erano tre Costruttori in regime di super concessioni: Bimota, Yamaha e Honda. Il vantaggio del regolamento però è teorico, per cui le squadre stanno girando sempre intorno agli abituali problemi senza dare l'impressione di aver trovato veramente la chiave di volta. "Potremmo aggiungere anche un cilindro, ma probabilmente gireremmo negli stessi tempi perchè i limiti della YZF-R1 sono strutturali" ci ha confessato un tecnico Yamaha. E' evidente a tutti che le regole scelte per bilanciare le prestazioni non funzionino. Nel '25 BWM e Ducati, le uniche due senza concessioni, hanno dominato letteralmente la scena infliggendo alle avversarie distacchi esorbitanti. 

La situazione grottesca

Hanno introdotto il flussometro, cioè un dispositivo che permette ai commissari di ridurre il carburante disponibile sui modelli troppo competitivi. Fiasco totale: BMW e Ducati nella seconda parte del Mondiale hanno dominato comunque la scena utilizzando 1,5 chili/ora di benzina meno delle altre. Nel '26 sarà difficile che qualcosa cambi. La Ducati con Nicolò Bulega riparte quindi con il vantaggio cospicuo che aveva: parliamo di 10-15 secondi, non bruscolini. Per vedere gare combattute bisognerà sperare che Danilo Petrucci e Miguel Oliveira, i sostituti di Toprak Razgatlioglu, si adattino in fretta alla BMW. I tempi di Jerez, più lenti di Bimota e Yamaha, non fanno testo perchè entrambi i piloti non hanno spinto nè utilizzato gomme da tempo, a differenza degli altri. "Dovevamo solo accumulare dati, il campionato parte a febbraio" hanno puntualizzato nel box tedesco

Mancanza di slancio 

Il regolamento è una parte dei problemi, non l'unico. Nel paddock non c'è quello slancio che prima c'era. Adesso, per esempio, mancano quei nuovi abbinamenti pilota-moto che prima facevano sognare. Prendete Petrucci e Oliveira: non si parla di loro come talenti in parte inespressi che con la M1000RR potrebbero puntare al primo Mondiale in carriera, ma il mantra è: "Riusciranno a non far rimpiangere Toprak Razgatlioglu?" Nel 2000, quando Carl Fogarty si fece male in Australia dovendo lasciare il Mondiale e le corse, venne sostituito dal semisconosciuto Troy Bayliss. Ma nessuno si chiese se sarebbe stato all'altezza del predecessore, pilota da quattro Mondiali ma soprattutto catalizzatore dell'interesse globale verso Superbike nei precedenti otto anni. Bayliss venne raccontato subito per quello che era: un pilota aggressivo e affamato che finì subito sotto la luce dei riflettori. TB21 diventò l'astro nascente e Foggy divenne velocemente storia. 

Volti nuovi che non scaldano 

Ai vecchi tempi tutte le Marche, anche quelle che vincevano quasi mai, avevano piloti di carisma. Noriyuki Haga con la Yamaha,  Aaron Slight in Honda e Rob Phillis in Kawasaki non hanno mai vinto il titolo, eppure erano personaggi meravigliosi, con un'identità, uno stile, un carattere fortissimo. Invece adesso prendete la Honda: ha rinnovato completamente il team puntando su un bravo comprimario Moto2, cioè Jake Dixon, e sul thialandese Somkiat Chantra fanalino di coda della MotoGP. Aldilà del livello tecnico,  non è la coppia che fa scorrere fiumi d'inchiostro. E dal prossimo test a gennaio tutte le attenzioni saranno su  Jonathan Rea, che nei piani dovrebbe essere "solo" il tester ma che, dall'alto dei suoi  sei titoli e 119 vittorie Mondiali, rischia di essere ancora il pilota Superbike più carismatico di tutti. E' un Mondiale che invece di andare avanti, ha lo sguardo rivolto sempre all'indietro. 

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