Valentino Rossi: nuovi retroscena sui problemi con la Giustizia

MotoGP
giovedì, 16 aprile 2026 alle 9:59
Valentino Rossi
Valentino Rossi (foto Instagram)
Valentino Rossi continua ad allenarsi e a gareggiare con le quattro ruote all'età di 47 anni. In un'intervista rilasciata al podcast Tintoria, il nove volte campione del mondo racconta la sua vita attuale e svela qualche retroscena del suo passato. Il proprietario del team VR46 impegnato nella classe MotoGP ritorna su un argomento molto delicato: i problemi col Fisco.

Valentino e il simulatore racing

Il Dottore trascorre buona parte del suo tempo nella sua villa a Tavullia, dove ha allestito una stanza per gli allenamenti con il simulatore. Il livello di realismo è estremamente elevato e si esercita contro persone di ogni angolo del mondo collegate online. "Mi alleno con il simulatore, che in realtà è un videogioco ma di altissimo livello, iRacing", rivela Valentino Rossi. "Ci si gioca sul PC, c'è il volante che è lo stesso di quello della mia macchina, con tutti i pulsanti. Si può giocare online ma anche da soli e fare le prove... Ci sono molti livelli fino a quello professionale, a volte vinco ma il più delle volte perdo".
Una forma di gioco e allenamento che diventa essenziale per la MotoGP Legend, impegnato nel GT World Challenge Europe alla guida di una BMW M4 GT3 EVO del Team WRT. "I giochi di auto sono bellissimi, quelli di moto no. C'è quello della MotoGP; la versione del 2004 era molto bella, guidavo la Yamaha. Con le moto, il simulatore non esiste; devi giocare con un controller, ed è diverso", sottolinea il campione di Tavullia. "Tutti i piloti di F1 giocano; anche Verstappen è un grande appassionato di simulatori. Secondo lui, l'allenamento è più importante che andare in pista con i kart".

I problemi con il Fisco

Nella chiacchierata Valentino Rossi ha toccato anche un argomento molto delicato della sua vita: la battaglia con il fisco italiano all'inizio del nuovo millennio. L'Agenzia delle Entrate gli chiese una somma astronomica, dopo aver stabilito che la sua residenza a Londra era fittizia e che, di conseguenza, avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia. Secondo il Fisco avrebbe evaso tasse per 60 milioni di euro. Aggiungendo multe e interessi la cifra che avrebbe dovuto versare all'erario dello Stato era davvero consistente.
Inoltre la notizia dell'evasione fu un duro colpo alla sua immagine, proprio mentre era all'apice della carriera. "È stato scioccante, fin dall'inizio, per come è successo, da zero a cento. Sono passato dall'essere una persona onesta a un criminale", racconta Valentino Rossi. "Ricordo il titolo della Gazzetta che diceva "Valentino ci deve 100 milioni". È stato un momento da cui ho imparato molto, e sono contento di come l'ho risolto. Volevo tornare in Italia, ma ero intrappolato in una situazione difficile. Per molti sarebbe stato meglio se fossi rimasto in Inghilterra; sarebbe stato più conveniente per loro".

Maxi multa per chiudere il caso

Alla fine il pilota è riuscito a patteggiare per una sanzione da 35 milioni di euro, mettendo fine al contenzioso e ritornando nella sua Tavullia. "È stato difficile chiudere quella situazione; sarebbe stato meglio farlo prima, ma non ci sono riuscito e ne è venuto fuori un gran pasticcio. Ma ho sfruttato questo problema per cambiare molte cose nella mia organizzazione e tornare a Tavullia, che era quello che volevo. Sono tornato, ho pagato e la gente mi ha perdonato."

Due veicoli confiscati in un giorno

Non è stato tutto rose e fiori per l'ex pilota MotoGP. Rossi ha avuto anche degli scontri diretti con le autorità quando era giovanissimo. "Sono riuscito a farmi confiscare due veicoli in un solo giorno". Prima è toccato allo scooter: "Me l'hanno preso perché non indossavo il casco. Ho provato a scappare, mi hanno chiamato a casa e mi hanno detto: 'Portaci lo scooter lunedì'. Avevo uno Zip verde; hanno capito subito che ero io".
La storia non finì lì. Quello stesso giorno, dopo essere andati a Rimini a giocare a bocce, ci risiamo: "Stavamo marinando la scuola quando arrivarono i carabinieri. Ci inseguirono, ci fermarono a un distributore di benzina con un piccolo bar e ci dissero: "Che diavolo state facendo?". Risultato? "Ci hanno portato via entrambi gli scooter Ape e ci hanno lasciati a piedi". La reazione a casa fu scontata: "Quando mio padre ha scoperto che mi avevano portato via sia lo scooter che l'Ape lo stesso giorno, si è infuriato. Per di più, non mi è rimasto niente".
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