La polemica sul nuovo format MotoGP 2027 diventa una questione di potere. A Mandalika Carlos Ezpeleta ha difeso la riforma ricordando che è nata dalle squadre, ma la frase che pesa di più riguarda chi comanda davvero nel campionato: "Abbiamo contratti con le squadre, non con i piloti": parole inequivocabili.
Un messaggio che riapre il tema del peso reale dei piloti nelle decisioni che toccano la loro sicurezza. Il programma 2027 cambia molte abitudini: due qualifiche distinte, una griglia specifica per la Sprint già dal venerdì, 22 piloti nelle sessioni cronometrate e l'addio al Warm Up della domenica.
La proposta delle squadre
Ezpeleta sottolinea che la trasformazione non è partita dal promoter: "
La proposta è venuta dalle squadre stesse". I costruttori volevano ridurre il chilometraggio delle nuove MotoGP 850 cc e preservare i componenti. Con il nuovo programma il tempo complessivo in pista cala di 35 minuti. Il risparmio tecnico però ha acceso un dibattito molto più delicato sulle condizioni di lavoro dei piloti, con
Marc Marquez e Pedro Acosta tra le voci più critiche.
Meno gomme, meno rischi?
La risposta di Ezpeleta passa dagli pneumatici: nel 2027 il numero di gomme disponibili per le qualifiche sarà più limitato, e questo secondo lui frenerà la tentazione di moltiplicare i time attack. "Quando sei limitato con le gomme spingi meno, perché un errore significa partire dal fondo".
Il dirigente aggiunge che, stando ai dati forniti da Michelin, l'80% dei piloti fa già due time attack il venerdì pomeriggio: la riforma, quindi, non ne aumenterebbe per forza il numero. Un ragionamento tutto da verificare,, perché meno gomme non significa automaticamente meno rischi quando in qualifica si ritrovano 22 moto contemporaneamente.
Il problema della comunicazione
Ezpeleta ammette anche un difetto di comunicazione: "Alcuni piloti probabilmente non hanno capito bene le limitazioni sulle gomme e il tetto ai time attack". E poi: "Dobbiamo migliorare la comunicazione e allineare tutti".
L'ammissione arriva mentre diversi piloti lamentano scarso coinvolgimento. Andrea Dovizioso ritiene che la ricerca dello spettacolo tolga spazio alla preparazione sportiva, Nicolò Bulega teme le difficoltà aggiuntive per i debuttanti e Francesco Bagnaia si interroga sulla scomparsa del Warm Up. La partita sul 2027 è appena cominciata, e Dorna dovrà convincere chi in sella ci va davvero.
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