Il pilota britannico è tornato delle minori opportunità avute nella sua carriera rispetto a Marquez e non solo: avrebbe avuto fare di più?
Scott Redding corre in pianta stabile nel BSB e gli piacerebbe vincere il secondo titolo britannico, però non corre più mettendosi pressione addosso. Nel 2019 vinse al debutto nel campionato British Superbike, dove era approdato dopo degli anni difficili in MotoGP e che poi lasciò per mettersi alla prova nel WorldSBK. Oggi in classifica occupa il secondo posto con 301 punti, 47 in meno rispetto al leader Kyle Ryde, campione in carica e anche lui alla guida di una Ducati Panigale V4 R. Con quattro round del calendario 2026 ancora da disputare, la possibilità di laurearsi campione è viva.
Scott Redding e il paragone con Marc Marquez
In una lunga intervista concessa al podcast SCRUFF BAGS by HMY, il pilota inglese ha ripercorso un po' la sua carriera e ha ricordato che agli inizi riusciva anche a battere un fenomeno come
Marc Marquez, che poi ha avuto un percorso decisamente migliore grazie al suo immenso talento e non solo: "
Sono cresciuto gareggiando con Marquez e, che ci crediate o no, l'ho sconfitto la maggior parte delle volte. Lui è diventato un pilota migliore e ha avuto opportunità diverse. Il passaporto è sempre stato un grande argomento di discussione e certamente ha avuto un ruolo, ma la parte più grande l'hanno avuta i soldi e il supporto che Marquez ha avuto e Redding no. Lui è stato supportato da Repsol Red Bull. Quando è passato in Moto2 ha avuto la sua squadra e il suo staff, che poi l'hanno seguito in MotoGP. La differenza è che lui ha avuto tanti finanziamenti e sempre il miglior materiale".
Redding ritiene che con un supporto economico superiore rispetto a quello avuto nella sua carriera, probabilmente sarebbe riuscito a ottenere risultati migliori: "Penso di sì. Non si tratta solo della moto, ma anche delle persone che hai vicino. Io ero il ragazzino che probabilmente faceva cose che non avrebbe dovuto fare, ma mi divertivo. E forse la differenza era proprio questa: io vivevo la mia vita normale in un mondo in cui non puoi farlo, però mi era sempre stato detto di non essere diverso. Probabilmente, avrei dovuto esserlo e, forse, si sarebbero aperte altre porte".
Piloti britannici "penalizzati" e retroscena Honda MotoGP
L'attuale pilota dell'Hager PBM Racing Team è convinto che in Gran Bretagna servirebbe più impegno per supportare i piloti locali, soprattutto quelli che dimostrano di essere talentuosi: "Il passaporto non spiega tutto, è una scusa per non fare di più per i piloti britannici. Perché le aziende britanniche non pensano 'Abbiamo uno dei migliori piloti britannici al mondo, ha vinto il GP di Gran Bretagna e può avere un futuro brillante, facciamolo correre con il team factory Red Bull Ajo'? Questo è il problema. Marc aveva Red Bull e Repsol. Alla fine ti accontenti di quel che resta e ci si aspetta che tu faccia miracoli, ma non puoi farli. Ci sono riuscito per un po', poi è finita".
Scott ha avuto anche l'occasione di ricordare un episodio successo quando correva con la Honda MotoGP del team Marc VDS nel 2015: "Quella Honda era la più dura che Marc avesse guidato. Mi ha detto di essere dispiaciuto per me, perchè dopo tre gran premi loro erano tornati alla vecchia moto, mentre io ero rimasto bloccato con la stessa, e ha detto che sapeva quale fosse la mia difficoltà. Prima non riusciva neanche a salire sul podio, poi hanno cambiato il telaio e nel GP successivo ci sono saliti sia lui sia Dani Pedrosa. Per me è stato doloroso: sapevo che non avrei vinto, ma avrei potuto essere competitivo. Ho deciso di lasciare il team, non potevo fare un altro anno così, senza avere la possibilità di mostrare il mio potenziale. Mi faceva male".
Marquez, allora pilota del team Repsol Honda, fu molto onesto nel dire a Redding quale fosse la situazione. I due hanno un buon rapporto e il pilota britannico riconosce il valore dello spagnolo, al netto dei discorsi fatti sul diverso supporto avuto nelle loro carriere: il talento del nove volte campione del mondo e il merito per ciò che ha vinto non sono in discussione.
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