Scott Redding critica la MotoGP: "Sono tutti italiani e spagnoli". Alex Rins finisce nel mirino

MotoGP
sabato, 11 aprile 2026 alle 17:00
Scott Redding pilota Hager PBM Ducati BSB Superbike
MotoGP, WorldSBK e BSB: com'è cambiato Scott Redding
La mentalità di Redding è cambiata, nel BSB ha trovato la sua dimensione ideale e non guarda al passato con rimpianto. Sulla MotoGP ha qualcosa da dire...
Scott Redding si è messo alle spalle le esperienze in MotoGP e nel Mondiale Superbike, è sereno nel campionato British Superbike, dove è tornato a correre nel corso del 2025 dopo esserne stato campione nel 2019. Ha 33 anni, è sposato, è padre e vive le corse con meno pressione rispetto al passato. Non che abbia perso la voglia di vincere, però non ne è ossessionato. Nel 2026 è ancora nel team Hager PBM Ducati e con la nuova Panigale V4 R proverà a fare del suo meglio per conquistare un altro titolo nella categoria.

Moto2, MotoGP, Superbike, BSB: com'è cambiato Scott Redding

Intervistato dal podcast Full Chat, Redding ha spiegato con quale spirito sta affrontando questa fase della sua carriera, molto diverso da quello che aveva diversi anni fa: "Sono stato tra i neppure cinque piloti britannici ad essere giunto in MotoGP, a salire sul podio, a battagliare per il titolo mondiale Moto2. Le persone non capiscono quanta pressione ho dovuto portare sulle mie spalle. Volevo vincere, non era un bel giorno se non salivo sul podio. Per circa dieci anni ho sofferto mentalmente questa cosa. Oggi, quanto mi guardo indietro, sono fiero di cosa ho fatto. Ma ai tempi pensavo che non fosse abbastanza e quel tipo di pensiero a volte ti può trascinare in un vortice negativo".
In questo momento essere nel campionato British Superbike sembra la cosa migliore per lui: "Ora nel BSB mi godo le corse - spiega - Mi diverto perché non c'è elettronica, tutti hanno le stesse gomme, viaggiare è più semplice, c'è una bella atmosfera con le persone. Essere in top 10 può essere molto difficile a seconda del circuito e mi piace che ci siano più piloti che possono vincere. Ho della pressione, però non importa cosa succede, sto facendo del mio meglio. Se posso vincere, vinco, ma se arrivo quarto o quinto va bene lo stesso. Sono in pace con me stesso, non devo dimostrare niente".
Scott è stato oggetto di critiche nel corso degli anni, però non è qualcosa che lo scalfisce particolarmente oggi, perché ha consapevolezza e orgoglio di ciò che ha fatto come pilota: "Sui social media dicono tante cose negative, ma sono stato il più giovane vincitore del Motomondiale, sono stato vice-campione Moto2, ho vinto diverse gare, sono partito in prima fila in MotoGP, ho fatto due podi, ho vinto gare nel Mondiale Superbike e sono arrivato secondo nel campionato, ho vinto nel BSB dopo essermi rotto il femore due mesi prima dell'inizio della stagione e non conoscevo le piste. Ho gareggiato contro i migliori in MotoGP. Non vedete tutto questo? Non ho nulla da dimostrare. Ora sto facendo tutto per me stesso, se non riuscite a rispettare quello che ho fatto, vergognatevi".

Redding sul finale di carriera e sulla MotoGP

Nel BSB ci sono piloti over 40 come Leon Haslam e Joshua Brookes, ma Redding non sembra intenzionato a correre così a lungo come i due colleghi: "Non voglio essere un dinosauro, ce ne sono alcuni, anche se ancora veloci. Pensavo che a 30 anni mi sarei ritirato, multimilionario e vivendo un sogno. Non è successo, le cose cambiano. Ma ho capito che c'è una cosa in cui sono bravo e che mi permette di guadagnare di più rispetto a un lavoro normale, mi dà la libertà di stare con la mia famiglia e sono grato delle opportunità che ho. Ma non voglio correre per sempre. Lo faccio da quando ho 5 anni e mi sono perso tante cose. Mi piacerebbe fare qualche anno nel BSB e magari anche un'esperienza nel MotoAmerica, prendere un camper con la famiglia e viaggiare per l'America andando alle gare come si faceva ai vecchi tempi. Alcune cose si devono allineare e se voglio continuare a essere competitivo, devo valutare per quanto tempo voglio farlo. Vorrei smettere alle mie condizioni, per un atleta non c'è niente di peggio di quando è costretto a smettere per altri problemi".
Il pilota del team Hager PBM Ducati è stato interpellato anche sulla MotoGP, dove non sono presenti piloti britannici, l'ultimo ad aver corso una stagione regolare è stato Cal Crutchlow nel 2020: "Paesi come Spagna e Italia sono il cuore di questo sport, lì ci sono i soldi. Basta guardare la griglia MotoGP degli ultimi tre anni, soprattutto per quanto riguarda i team ufficiali: sono tutti spagnoli e italiani. Ci sono ottimi piloti, non voglio togliergli nulla, però ce ne sono alcuni come Alex Rins che guida una Yamaha factory da un paio di anni, e io mi chiedo 'Perché?'. È un buon pilota, ma ha avuto tanti infortuni, non è costante. Penso che non dovrebbe farlo, ma è spagnolo e potrebbe esserci qualche collegamento che aiuta. Devi giocare con le carte che hai ed essere britannico non rende le cose più facili. È folle che non ci sia alcun pilota britannico in MotoGP e in Moto2".
Scott non è il primo a dire che ci sono troppi italiani e spagnoli sulla griglia MotoGP. Pur essendocene diversi forti e assolutamente meritevoli di essere presenti, non mancano le critiche verso qualche nome. Nel 2027 qualcuno non ci sarà. Lo stesso Alex Rins, citato da Redding, rischia di non avere una sella nella categoria l'anno prossimo.
L'intervista completa a Scott Redding sul canale YouTube di Full Chat

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