Brad Binder da lungo tempo fedelissimo KTM, ma negli ultimi anni stiamo assistendo al declino...
I motori sono ricchi di storie a volte difficili da credere, soprattutto guardando il curriculum del pilota. Brad Binder ha conquistato l'iride Moto3, ha primeggiato anche in Moto2 chiudendo da vice-campione, in MotoGP è diventato un saldo perno KTM. Ma tutto questo, purtroppo per lui, fa parte del passato. Il sudafricano, per quasi tutta la sua carriera (anche prima del Mondiale) fedelissimo al marchio di Mattinghofen, è letteralmente scomparso a livello di risultati. In Catalunya era scattato dalla pit lane per un guaio alla frizione, dopo la doppia bandiera rossa ha fatto una solida gara in rimonta, ma tutto questo è passato inosservato e non solo per le
conseguenze degli incidenti...
La scalata fino al titolo
Non si può non apprezzare Brad Binder per la sua dedizione, il duro lavoro, la capacità di non mostrarsi mai eccessivamente abbattuto quando qualcosa non va, pensando subito a come risolvere e risalire. Il talento poi ci vuole sempre: si tende a sottovalutare che i titoli mondiali non si vincono per caso, quanti dei piloti visti nel Campionato del Mondo dal 1949 ad oggi possono vantare una corona iridata? Una minima parte, questo è certo. Binder nel 2016 è diventato parte di quella ristrettissima cerchia con la corona Moto3 assieme alla squadra del super manager Aki Ajo ed a KTM. Quel marchio che lo seguiva nel periodo Red Bull Rookies Cup, che ha continuato a monitorarlo anche se nei primi anni mondiali ha corso con Aprilia e KALEX KTM (RW Racing GP), poi Suter e Mahindra (Ambrogio Racing). Già erano arrivati i primi podi storici nel 2014 (un sudafricano non ci riusciva da 29 anni!), nel 2015 il passaggio in Red Bull KTM Ajo prepara la strada verso l'iride, arrivato l'anno successivo.
L'exploit... e il passo del gambero
In Moto2 non ci mette molto a brillare: assieme al compagno di box Miguel Oliveira, porta in alto il progetto telaistico KTM della classe intermedia: un programma che doveva essere la strada dalla classe minore alla MotoGP, svelato nel 2016 e abbandonato a fine 2019. Nel 2020 Binder sale in MotoGP dopo il vice-campionato Moto2, al terzo GP conquista a sorpresa la sua prima vittoria, la prima anche per KTM. L'inizio di un percorso brillante, direte voi, giusto? Invece... Di Binder ricordiamo certo la vittoria memorabile in Austria nel 2021, quando rischia veramente di tutto e di più rimanendo in pista con gomme da asciutto sotto la pioggia che porta il resto della griglia al cambio! Arrivano in seguito altri podi, nel 2023 vince anche due gare Sprint e realizza la sua stagione migliore col 4° posto iridato. Proprio nel corso di quell'anno KTM blinda il suo fedelissimo fino alla fine del 2026, ufficializzandolo come perno inamovibile del marchio. Ad inizio 2024 però ecco l'ultimo doppio podio (Sprint e GP), da allora Binder non s'è più visto in quelle zone.
Quale sarà il suo destino?
C'erano tutte le premesse per attenderselo col tempo tra i nomi di grido della MotoGP, o almeno tra i protagonisti, invece purtroppo la storia è diversa. Non ci piace pensare che sia "colpa" dell'arrivo di Acosta, quanto piuttosto di qualcosa del binomio Binder-KTM che, dati alla mano, non ha mai trovato il perfetto incastro per essere costantemente al vertice. Chissà se ha influito anche il disastro finanziario, con sviluppi fermi o in ritardo che hanno messo in difficoltà un po' tutti i piloti del marchio... Sta di fatto che ora si parla poco anche del suo futuro, anche se qualche voce non manca, tra chi ormai lo vede totalmente fuori dal progetto KTM, chi invece lo vede prossimo al rinnovo, chi lo indica addirittura come una sorta di "pilota/coach" per i nuovi arrivati. Insomma, tutto e il contrario di tutto, finché non si firmerà il patto commerciale con Liberty Media che darà il via agli annunci 2027. Rimane però l'impressione di aver visto una promessa mancata.
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