Superbike

Superbike: “Correre il Mondiale a porte chiuse per noi è insostenibile”

La WorldSBK non può permettersi di correre a porte chiuse. Invece alla MotoGP conviene: organizzare in proprio un GP a Dorna costa meno che pagare i team per stare fermi

5 aprile 2020 - 10:06

La Superbike potrebbe permettersi di correre a porte chiuse? Il calcio scalpita per tornare in campo e salvare, almeno in parte, le centinaia di milioni di € di diritti TV. Ma, presumibilmente, giocando entro agosto partite senza pubblico. La priorità è salvare la quota dei diritti TV, rinunciando agli incassi al botteghini. E’ un’ipotesi praticabile anche per la Superbike?

“PER NOI PENSO SIA IMPRATICABILE”

Abbiamo girato la domanda a Gregorio Lavilla, capo della struttura Dorna che organizza il Mondiale. “La nostra priorità è far ripartire il campionato, appena ci saranno le condizioni. Ma gare senza pubblico, a mio avviso, sono economicamente insostenibili. Dorna potrebbe rinunciare al fee richiesto ai singoli organizzatori (cioè la quota che i circuiti pagano per avere lo show, ndr) ma nel nostro caso non si tratta del costo più alto. Mettere in moto tutta l’organizzazione, per un circuito costa di più. Il sistema si basa sul fatto che l’organizzatore locale possa recuperare coi biglietti le spese, ingenti, che sostiene. Se manca il pubblico, la pressione economica sul singolo circuito diventa molto pesante.”

CASO PER CASO

Il discorso ovviamente è generale, perchè alcuni round del Mondiale Superbike richiamano così poco pubblico che risulta difficile ritenere che l’affluenza basti a coprire le spese. E’ il caso, per esempio, delle tappe spagnole: ad Aragon e Jerez, nel 2019, Dorna ha dichiarato un’affluenza domenicale rispettivamente di 10 mila e 11 mila persone. In Qatar ancora meno: 7 mila spettatori nel giorno di maggior affluenza. Il discorso di Lavilla però sicuramente vale per molte altre situazioni: i round italiani (Imola e Misano), Assen, Magny Cours, Oschersleben, per citarne solo alcuni. Per rendere praticabile la gestione di un evento Superbike a porte chiuse, Dorna sarebbe costretta ea sovvenzionare i circuiti. Ma in Superbike i diritti TV e gli sponsor del campionato non portano risorse tanto ingenti.

MOTOGP: A PORTE CHIUSE  CONVIENE

La prospettiva è assai diversa per la top class. In questo caso i diritti TV valgono diverse centinaia di milioni l’anno, per cui salvare questa voce di entrata  correndo senza pubblico non solo è plausibile, ma fondamentale. Esattamente come per il calcio.  Dorna ha appena versato 4,5 milioni  € a sei team privati, per consentire loro di pagare gli stipendi fino a giugno compreso. Le formazioni di Moto3 e Moto2 sono state sovvenzionate con 25 mila € a pilota. Dunque il promoter spagnolo ha già investuto un’ingente somma, a fondo perduto. Se riparte il calcio a porte chiuse, può farlo anche la MotoGP. Organizzare GP senza pubblico costerebbe meno che pagare le suqadre per stare ferme. Senza i soldi delle TV la MotoGP non potrà sopravvivere a lungo.

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