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Moto3 si prepara alla svolta più radicale della sua storia, ma i conti non tornano a tutti. Dal 2028 la categoria d'ingresso del Motomondiale abbandonerà i monocilindrici da 250 cc per passare ai bicilindrici Yamaha da 689 cc, con l'obiettivo dichiarato di dimezzare le spese per il materiale tecnico. Diversi responsabili delle squadre, però, temono l'esatto contrario, almeno nella fase di transizione.
Il promotore del campionato ha puntato su Yamaha e sulla sua architettura bicilindrica CP2 per sostituire gli attuali prototipi monocilindrici di Honda e KTM. Una moto con una cilindrata quasi tripla, il doppio dei cilindri e, sulla carta, una
spesa dimezzata.
La promessa: 80.000 euro a pilota
La nuova Moto3 dovrebbe sviluppare circa 95 cavalli, contro i 60-65 di oggi, con un peso obiettivo di 120 kg. Ma l'argomento forte è il prezzo: secondo le stime presentate, le spese per il materiale potrebbero scendere da circa 160.000 a 80.000 euro per pilota a stagione, ricambi esclusi.
La moto completa Yamaha verrebbe proposta attorno ai 50.000 euro, contro i circa 100.000 delle attuali Honda e KTM. Il risparmio si baserebbe soprattutto su un motore derivato dalla serie: l'unità ha origini comuni con Yamaha R7 e MT-07, ma riceverà componenti specifici da competizione, una frizione a secco e una trasmissione dedicata. Un vero prototipo, dunque, costruito però su una base industriale meno costosa. L'accordo di fornitura in esclusiva coprirebbe il periodo dal 2028 al 2033.
I team fanno un altro conto
I calcoli del promotore non coincidono necessariamente con quelli delle squadre. Il motivo è semplice: bisognerà rinnovare tutto il parco moto. Per due piloti alcune strutture prevedono l'acquisto di tre moto complete, a cui andranno aggiunti i ricambi indispensabili. Chi finora correva con mezzi già ammortizzati non vedrà quindi subito i risparmi promessi.
C'è poi il nodo degli sponsor tecnici. Con un fornitore unico che impone il proprio catalogo, le squadre rischiano di perdere aziende che finora contribuivano al budget. Una moto meno cara da produrre, insomma, non significa automaticamente una stagione meno cara da finanziare.
Honda e KTM, un patrimonio che si svaluta
La transizione minaccia anche il valore residuo delle Moto3 attuali: le Honda e le KTM rischiano di riversarsi in massa sul mercato dell'usato, con inevitabili ripercussioni sui bilanci di chi le possiede. Da qui al 2028 i team dovranno capire se la scommessa di Liberty Media porterà davvero una categoria più sostenibile, o se il conto della rivoluzione finirà prima di tutto sulle loro spalle.
Fuori dal paddock
C'è un'altro aspetto da tenere in considerazione. I team Moto2 e Moto3 non avranno più accesso al paddock MotoGP: significa che non potranno più offrire ai loro sponsor la possibilità di vivere l'esperienza top level, ma solo una presenza limitata alla zona del paddock più periferica. E' lo stesso modello adottato dalla F1, dove le squadre delle formule minori (F2 e F3) vivono in un universo parallelo a quello dei grandi team. Il motomondiale comincia a sperimentare il nuovo modello Liberty Media, mutuato dai grandi sport americani. Quali saranno le implicazioni sul medio e lungo termine?
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