Il suo cognome evoca ricordi indelebili, pura magia. Meoni, l'eroe. Molti speravano che il figlio di Fabrizio Meoni, Gioele, potesse ricalcare le sue orme. Dopo la partecipazione alla Dakar 2024 tanti si aspettavo di rivederlo al Grande Raid. Invece no.
Gioele Meoni, ormai diventato anche un noto youtuber, ha spiegato
attraverso il suo canale i motivi della scelta.
Il rischio
"Perché non ho fatto la Dakar e neppure l'
Africa Eco Race? Me lo chiedono in tantissimi. Ci sono cose a favore ed altre che impediscono la partecipazione. Entrano in gioco tantissimi fattori. Pariamo da un dato. Il 31 gennaio 2025 è nato mio primo figlio, Fabrizio, avuto da mia moglie Caterina. Come sapete mio padre è moro alla Dakar. Devo sempre tenere in grandissima considerazione il rischio. Il rischio di partecipare ad un rally raid come la Dakar, 15 giorni di gara, 8mila chilometri da affrontare di cui la maggior parte in prova speciale. Purtroppo per quanto siamo preparati, allenati e vogliamo non farci male, il rischio c'è sempre in questo tipo di gare. Il rischio concreto di farsi male e va tenuto in considerazione quando abbiamo una famiglia e comunque persone a cui rendere conto oltre che dover rendere conto a noi stessi".
Il sano agonismo
"Sono nato dentro l'officina di casa, quando avevo 2 annui era già qui. Il deserto l'ho affrontato sia da spettatore che in moto. Sono stato per la prima volta sulle dune del Marocco a 10 anni con un vecchio Yamaha TTR125. Le gare hanno sempre ricoperto un ruolo molto importante a casa mia. La passione compensa il rischio ma la mia è diversa da quella degli appassionati, meno sana. La mia non riguarda tanto il viaggio ma la gara, l'avventura, ma il mettersi in competizione, ed è la cosa che mi da quel brivido senza il quale non riesco a stare.
Un rally raid nel deserto non si può preparare in meno di 12/9 mesi. Servono per l'allenamento che massimizza la possibilità di arrivare in fondo piazzandosi anche meglio dell'anno prima. Entra allora in gioco la famiglia. Mia moglie e mia mamma mi hanno sempre dato la possibilità di andare avanti a livello sportivo e lavorativo. Se scelgo di partecipare sono la mia squadra altrimenti supportano la mia scelta. Preparare una Dakar sono importanti gli allenamenti, tutti i giorni. Si lavora con il nutrizionista, il preparatore, ci si allena in bici... Non si tratta solo di allenarsi palestra. Con la nascita di mio figlio sono cambiate le priorità e l'allenamento non l'ho potuto fare adeguatamente".
C'è poi l'aspetto budget ma io se io avessi deciso di partecipare lo avrei raccolto. Poi c'è la questione moto, ho sempre corso con KTM, non ho potuto muovermi così in anticipo, la moto non l'avrei trovata se mi fossi mosso a settembre.
C'è poi l'ego. Se si pensa alla Dakar ovviamente c'è perché è la gara più bella al mondo. Alla Dakar il mio obbiettivo non è partire ma arrivare in fondo meglio dell'anno prima. Anche se non vado per fare classifica cerco di essere più sciolto fare le tappe con più tranquillità, guidando meglio, sempre in lotta con me stessi e gli altri. L'ego mi ha fatto vacillare tante volte ma guardando i vari pro e contro ho deciso di non partecipare. Ora vedremo cosa fare nel 2027. Ho in mente qualcosa, vediamo un po'".