Neander Turbodiesel: la moto diesel più rara e rivoluzionaria degli anni duemila

Storie di Moto
mercoledì, 18 marzo 2026 alle 19:00
Neander Turbodiesel
"La puzza di benzina mi fa girar la testa" è l'incipit di una celebre canzone di Jovanotti. Ecco. Immaginate ora se avesse detto la puzza del diesel. La benzina ha un odore pungente, quasi aromatico mentre il gasolio ne ha uno più oleoso e pesante.
Nel mondo delle due ruote il diesel è sempre stato guardato con sospetto, più che per ragioni tecniche, per una questione quasi culturale. Eppure è diesel una delle moto più strane e affascinanti mai concepite: la Neander Turbodiesel. Il progetto ha preso forma nei primi anni 2000, ma la presentazione ufficiale e l’avvio della produzione limitata risalgono al 2007. Questo mezzo ha ribaltato completamente il pregiudizio secondo cui il diesel non possa funzionare su una moto, trasformandolo invece nel cuore di una cruiser tecnologicamente fuori da qualsiasi schema.
Alla base di questa moto c’era un bicilindrico parallelo da oltre 1400 cc, sovralimentato, che nascondeva una soluzione tecnica tanto complessa quanto geniale: due alberi motore controrotanti collegati tra loro da ingranaggi. Ogni cilindro lavorava con due bielle, per un totale di quattro, una configurazione che eliminava quasi completamente le spinte laterali sui pistoni, riduceva attriti ed usura anche in presenza di un elevato rapporto di compressione tipico dei diesel.
Nonostante la natura del carburante, la Neander colpiva per l’assenza quasi totale di vibrazioni, sia al minimo che in movimento, un aspetto che ribaltava completamente le aspettative di chi si avvicinava a questa moto con i classici preconcetti sul gasolio.
La testata era altrettanto fuori dagli schemi. Utilizzava un sistema a valvole radiali derivato dagli studi dell’ingegnere austriaco Ludwig Apfelbeck, una soluzione che disponeva aspirazione e scarico in modo incrociato anziché separato, migliorando la combustione e l’efficienza. L’aria entrava verticalmente al centro del motore, mentre i gas di scarico venivano convogliati verso un turbocompressore Garrett che soffiava con decisione, trasformando completamente il carattere della moto appena si superavano i 2000 giri.
L’idea di guidare una moto diesel evocava immagini lente ed impacciate ma bastava aprire il gas per capire quanto questa percezione era distante dalla realtà. La coppia arrivava subito, poderosa, e si distendeva in modo quasi piatto, regalando una spinta continua e corposa. Non era un'esplosione rabbiosa come quella di una sportiva ma era una progressione piena e inarrestabile, accompagnata dal sibilo del turbo che si sovrapponeva al tipico rumore metallico del diesel.
Nonostante il peso importante, la moto si muoveva con sorprendente facilità, complice un baricentro basso e una ciclistica più tradizionale di quanto ci si aspetterebbe da un progetto così estremo. La guida era rilassata ma efficace, adatta tanto al turismo veloce quanto ai lunghi trasferimenti.
C’è però un elemento che ha diviso tanti: il sound. Se da un lato la tecnologia ha reso questo motore efficiente e sofisticato, dall’altro non è riuscita a trasformarne la voce. Sotto carico il rumore restava ruvido, lontano anni luce dalla musicalità di un bicilindrico a benzina.
La Neander Turbodiesel sarebbe dovuta essere prodotta in circa 250 esemplari assemblati a mano ma il numero effettivo è stato più basso, quasi da prototipo evoluto, a causa della complessità e dei costi elevati del progetto.
Il prezzo di listino nel 2007 si aggirava intorno ai 95.000 euro. Questo ha reso la Neander un oggetto più da ammirare che da vendere, contribuendo al suo scarso successo commerciale.
Oggi trovare una Neander Turbodiesel è un’impresa quasi impossibile. Di tanto in tanto compaiono in aste specializzate, collezioni private o vendite tra appassionati di nicchia e quando si presentano, i prezzi spesso restano simili o superiori a quello originale.
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