A volte una moto non nasce per seguire le regole ma per metterle in discussione. La NCR M16 è un esercizio di leggerezza portato quasi all’estremo. Presentata nel 2010, è ancora estremamente attuale, è una delle poche moto capaci di sorprendere veramente.
NCR, lo ricordiamo, è un'azienda nata dall’unione di
Rino Caracchi, Giorgio Nepoti e Rizzi, come officina specializzata nella preparazione di moto da corsa su base Ducati. Negli anni è diventata il primo vero reparto corse esterno di Ducati, contribuendo alla nascita di moto leggendarie e a numerose vittorie internazionali. La filosofia NCR si basa sul miglioramento continuo di ogni dettaglio tecnico, con lavorazioni artigianali estreme su motori e ciclistiche.
La NCR M16 ha come base un motore leggendario, quello della Ducati Desmosedici RR. Il Desmo16 viene trasformato, alleggerito, spinto oltre i 200 cavalli alla ruota, fino a diventare parte di un sistema più grande, ossessivamente progettato per un solo scopo: il rapporto peso/potenza definitivo.
E poi c’è il peso: 145 chili. Un numero che, da solo, basta a raccontare tutto. È meno di quanto la logica suggerirebbe possibile. Ma qui la logica lascia spazio alla ricerca assoluta, quella che porta a scegliere materiali come il carbonio e il titanio non per prestigio, ma per necessità.
La M16 è costruita come un prototipo da corsa, non come una moto di serie. Il telaio monoscocca in fibra di carbonio è il fulcro di un progetto che integra struttura, aspirazione e dinamica in un unico elemento. Anche il forcellone segue la stessa filosofia, così come i cerchi, scolpiti in carbonio per ridurre ogni grammo superfluo. Non c’è una sola parte che non sia stata ripensata, alleggerita, rifinita fino all’estremo.
Guardandola, colpisce la sua apparente semplicità. Ma è una semplicità ingannevole, perché ogni linea è funzione, ogni superficie è risultato di un calcolo. La carena, il serbatoio, il reggisella: tutto nasce da processi produttivi avanzati, sviluppati per togliere peso senza sacrificare rigidità. Persino il sistema di aspirazione diventa struttura portante, trasformandosi in un elemento chiave del telaio anteriore.
E poi ci sono i dettagli che raccontano la vera natura della M16. Il titanio è ovunque, dalla viteria ai componenti meccanici, trattato con tecnologie derivate direttamente dalla Formula 1. L’impianto frenante utilizza materiali compositi ceramici, le sospensioni arrivano dal mondo delle competizioni più estreme, l’elettronica è progettata per gestire dati, trazione e prestazioni con precisione chirurgica.
Non è solo una questione di numeri. È una questione di sensazioni. L’obiettivo dichiarato è offrire un’esperienza di guida senza precedenti, un feeling che si avvicini il più possibile a quello di una moto da gara pura. E per chi lo desidera, esiste persino la possibilità di renderla stradale, anche se definirla “stradale” è quasi un paradosso.
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