La
Moto Guzzi 500 V8 è un capolavoro d'ingegneria italiana così estremo e visionario da sembrare, ancora oggi, un oggetto arrivato dal futuro.
Tutto ebbe inizio nei primi anni '50. La
Moto Guzzi dominava le classi minori ma la 500 era un tabù. Gilera e MV Agusta spadroneggiavano con i loro quattro cilindri ed a
Mandello la frustrazione cominciava a farsi sentire. La soluzione non poteva essere una copia, doveva essere un salto nel buio. Nel 1954 l’ingegner Giulio Cesare Carcano ricevette l’incarico di creare una moto davvero rivoluzionaria.
Insieme ad Enrico Cantoni e Umberto Todero, partorì un’idea che all’epoca pareva pura stregoneria: un motore otto cilindri a V di 90° a quattro tempi. Era un micromondo meccanico di una precisione sconvolgente. Otto carburatori minuscoli dovevano lavorare in perfetta sinfonia per alimentare una potenza che il mondo non era ancora pronto a gestire.
Quando il primo prototipo fece la sua comparsa nel 1955 tutti rimasero senza parole. Nascosta sotto una carenatura a campana che avvolgeva la moto come un guscio d'alluminio, la V8 era capace di sprigionare 80 cavalli all'albero, un valore che la concorrenza avrebbe faticato a raggiungere anche dieci anni dopo.
Non era però solo potenza: era velocità pura. In un'epoca di piste spesso sconnesse e circuiti cittadini, questo bolide superava i 280 km/h. I piloti dell'epoca, quali Bill Lomas e Ken Kavanagh, si trovavano tra le mani un proiettile che metteva a nudo i limiti della tecnologia circostante. I telai flettevano, le candele bruciavano e, soprattutto, gli pneumatici si sbriciolavano sotto l'irruenza di una coppia motrice senza precedenti.
Il debutto ufficiale nel Motomondiale del 1956 fu un calvario di gloria e dolore. La moto era velocissima, spesso la più rapida in pista, ma la sua complessità era un’arma a doppio taglio. Gioie e dolori: record sul giro polverizzati seguiti da ritiri per surriscaldamenti o piccoli guasti meccanici. Questa moto esigeva una manutenzione maniacale ed i costi di gestione facevano tremare i bilanci della fabbrica.
Nel 1957, la musica sembrò finalmente cambiare. La V8 iniziò a mostrare una parvenza di solidità, vincendo la Coppa d'Oro Shell a Imola con Dickie Dale e piazzandosi ai piedi del podio nel pericolosissimo Tourist Trophy e ad Hockenheim. Il mondo si aspettava il sorpasso definitivo per la stagione successiva, con un'evoluzione da 90 CV già sul banco prova e l'ombra di John Surtees pronta a salire in sella. Invece, proprio sul più bello, calò il sipario. Nel settembre di quell'anno,
Moto Guzzi annunciò il ritiro dalle corse insieme a Gilera e Mondial. Il "Patto di Astensione", dettato dalla crisi delle vendite dovuta all'esplosione delle utilitarie, cancellò in un istante i sogni di gloria di una moto uscita di scena senza titoli iridati ma con un’aura di leggenda.
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