È passato oltre un anno da quando
Giorgia Blasigh, giovane e interessante promessa del Motocross tricolore, ha deciso di lasciare le competizioni. Che cos'ha fatto in questo periodo? Intanto la 19enne ex pilota veneta ha concluso la scuola, poi ha deciso di seguire un'altra strada che le piace molto. Nello specifico, da circa un anno lavora presso Style Immobiliare, l'agenzia di
papà Cristhian con sede a Dolo (Venezia). Non è stato facile prendere una scelta simile per un capitolo fondamentale della sua vita ma, dopo una prima pausa precedente, stavolta Giorgia Blasigh ha davvero deciso di dire addio definitivamente alle moto. Abbiamo avuto modo di sentirla per farci raccontare la sua "nuova vita".
Giorgia Blasigh, è passato un anno dal tuo addio al Motocross. Adesso cosa fai?
Ho finito la scuola quest'anno, ho studiato in un'istituto tecnico da geometra, ma nell'ambito immobiliare. È qualcosa che mi è sempre piaciuto. Certo quando ho smesso di correre è stato un po' difficile, dopo tutti quegli anni smettere e poi capire cosa potevo fare... È stata tosta. Una volta finita la scuola ho pensato di provare a lavorare nell'agenzia immobiliare che ha mio papà da 25 anni. Quando ho iniziato, pur avendone sentito parlare tanto in casa, non sapevo veramente com'era questo lavoro. Ho poi visto che l'ambiente mi piace, così come quello che faccio, e devo dire che in questo sono fortunata, quindi da un anno a questa parte sono lì. Ammetto che non è facile lavorare coi genitori [risata]. In generale però sono contenta.
Hai detto che è stata tosta lasciare il Motocross. Come l'hai vissuta?
Ho un po' stravolto il mio modo di vivere. Mi allenavo tutti i giorni, ero in moto un giorno sì e un giorno no... Di colpo ti ritrovi a non fare più niente di tutto ciò, non hai più la stessa routine e all'inizio è destabilizzante: avevo paura di sentirmi vuota, di non sapere cosa fare. Io comunque sto cercando di continuare a fare sport per benessere mio fisico, però è anche vero che quando inizi a lavorare è differente, il tempo non basta più! Ma è normale, prima era tutto proiettato sullo sport e gli obiettivi erano diversi.
Ma non era così facile nemmeno continuare, giusto?
Il Motocross, anzi più in generale il motociclismo è uno sport molto costoso e servono grandi sacrifici da parte della famiglia. O hai una famiglia dietro che ti dà un grande supporto o non riesci a farlo. Così però è un peccato: uno che ha veramente talento non riesce se dietro non ha veramente il supporto di una famiglia o di uno sponsor importante. I team ti danno un servizio completo, ti aiutano come allenamenti, logistica, gare, però se non hai degli sponsor tuoi e qualcuno che ti aiuta non vai da nessuna parte. È questo che alla fine blocca tanti o li fa fermare. Aggiungo, già nel motocross maschile è difficile, nell'ambito femminile lo è ancora di più.
Guardandoti indietro, come valuti la tua breve carriera nel Motocross?
Appena smesso, non dico rimpianto, ma comunque sei ancora molto legato a quel discorso a livello emozionale. Fortunatamente il tempo va avanti e le cose cambiano, quindi hai modo anche di capirne altre. Adesso quando mi guardo indietro vedo tantissimi bei momenti a cui sono affezionata, ma sono anche realista: se ho fatto determinate scelte non è stato a caso. So tutti i sacrifici che sono stati fatti ed è un motivo in più per non rimpiangere niente. Pensavo ci fosse maggiore interesse dietro, anche a livello economico, ma adesso lo vedo solo come un bel ricordo, non tornerei sui miei passi. Sono contenta della scelta che ho fatto.
Quindi è un addio al Motocross definitivo, un capitolo chiuso.
Sì, esatto. Non tocco una moto dall'ultima gara dell'Italiano dell'anno scorso. Sono quelle cose un po' particolari, ti sei impegnata talmente tanto che sembra impossibile dire basta. Però proprio perché l'ho vissuta appieno dall'inizio alla fine, provando un po' tutto pur di arrivare al massimo possibile, mi sono accorta del lato un po' più scuro e mi sono chiesta se ne valeva la pena. Ognuno la vede a modo suo, c'è chi ha una passione talmente grande che non può vivere senza. Io quando ho smesso e poi ho iniziato a lavorare... Non penso che investirei tutto su questo, come fanno alcuni.
Come sei arrivata alla decisione di fermarti?
L'anno scorso sono entrata a far parte del team Beddini Racing KTM e per me era un sogno, mi potevo anche allenare con Tony Cairoli. Addirittura dicevo a mio papà che volevo trasferirmi a Roma! Ero su di giri, mi piaceva tantissimo. Col passare del tempo però di botto ho iniziato a fare alcune riflessioni dopo determinati fatti, ad esempio infortuni o alcune dinamiche in gara. Mi hanno fatto riflettere sul fatto che non c'è grande supporto, ma da parte proprio dell'organizzazione di tutto, e vale anche per il Mondiale. I ragazzi sono buttati lì, devono correre a prescindere da condizioni, piste, situazioni pericolose che non vengono guardate, e nessuno tutela i piloti.
Quindi l'anno scorso o è successo qualcosa anche prima?
Anche prima. Avevo constatato alcune cose quand'ero stata nel team Ceres71 nel 2022, anno in cui Nancy van de Ven ha vinto il Mondiale WMX. È stata un'emozione fortissima essere compagna di squadra di una ragazza che ha appena vinto il Mondiale, un sogno che era anche il mio. Però non so, mi aspettavo qualcosa di diverso dopo. Non c'era quel ritorno che pensavo, sia economico che di sponsor e visibilità, dopo aver investito un vita intera.
Dispiace vedere una giovane promessa del Motocross come te che cambia strada.
Anche a me dispiace, però dopo aver visto tante cose... Non mi sono più sentita di dire "Continuo, vado avanti", ma mi sono fermata a riflettere. Col senno di poi oggi dico che forse è stato meglio così. Non sono stata 'costretta' perché lo volevano solo i miei genitori, ho iniziato perché volevo io e ho smesso perché ho deciso io. Ho sempre avuto dei genitori che mi hanno supportato, dandomi la possibilità di provare. Adesso più volte ho chiesto "Ma chi ve lo faceva fare?", e mi rispondono che vedevano del talento, del potenziale, e lo facevano per quello.
Che cosa ti ha insegnato questo periodo nel Motocross?
Mi ha insegnato tantissimo. Sicuramente mi ha aiutato a capire il sacrificio vero, che devi fare poi anche nella vita. Andare via di casa a 14 anni ad esempio, non è stato facile ma mi ha aiutato a fare esperienza prima. A prescindere sono contenta di tutto, mi ha dato moltissimo a livello personale, di crescita.