Alessandro Di Mario, 17 anni, ha corso per la prima volta la 200 miglia di Daytona, centrando un risultato fantastico che ci ha riportato indietro nel tempo ai fasti di Giacomo Agostini. Ecco il suo diario, da dentro.
A Daytona ci avevo già gareggiato nei due anni precedenti ma questa è stata la prima volta nella gara regina: la 200 miglia. Il tracciato non e’ nulla di eccezionale (anzi) ma il fascino di questa gara quasi centenaria si sente tutto. La prima edizione di questo evento risale al lontano 1937 sul circuito di Daytona Beach (meta’ sabbia e meta’ asfalto), dal 1961 si correnell’attuale Daytona International Speedway.
La magia del banking a 300 all'ora
Fra i vincitori dell’era moderna troviamo miti del calibro di Saarinen, Agostini (unico Italiano), Roberts, Spencer, Lawson, Rainey. La caratteristica fondamentale e’ il banking. Praticamente due terzi della pista sono sopraelevati fino ad un massimo di 31 gradi. Con le supersport si sfiorano ed a volte superano i 300 km/h. A Daytona si corre di Sabato per avere la domenica come back up nel caso piovesse: con la pioggia sulle sopraelevate sarebbe troppo pericoloso.
Vi dico subito che...
Vi dico subito che sono arrivato quinto. Per tutti e’ un risultato eccezionale ma per me no. Poi capirete il perche’. Siccome si corre di sabato, a Daytona e’ tutto anticipato di un giorno: si arriva il mercoledi, le prove libere e la qualifica 1 sono il giovedi, mentre venerdi abbiamo affrontato la qualifica 2 e time attack: con la Supersport questa è un'esclusiva della 200 miglia.
La gara conclude la Bike Week che inizia il sabato precedente con la gara del Supermotocross che si svolge nell’area della parte tecnica della pista di Daytona. Per questo motivo una parte della pista viene completamente ricoperta di terra, cosa che poi si rivelera’ uno dei fattori che mi hanno limitato.
Durante questa settimana sia gli immensi paddock che la citta’ di Daytona sono piene di moto, la maggior parte improbabili custom che vengono portate caricate su pick up o su rimorchi. Questo perchè farci un lungo viaggio sarebbe impossibile.
Per le prove libere, non avendo riferimenti il mio assetto e’ quello standard usato dal team Rahal due anni fa. La scorsa edizione la mia squadra non aveva preso parte.
Noto subito un anteriore troppo leggero che non mi permette di essere veloce nel guidato dove io ho sempre fatto la differenza. Qui nella categoria Twins ho ancora il record della pista. Corro il grave errore di dire che ”l'anteriore chiude”. Un anteriore che chiude lo fa nel 99% dei casi in frenata perche’ troppo carico. Finisco la sessione al nono posto.
Avrei dovuto ragionarci
Per qualifica 1 alleggeriamo l’anteriore. La situazione migliora, mi classifico quinto ma a guardare bene (avrei dovuto farlo e ragionarci) il distacco dai primi e’ migliorato di poco. Qui entra in gioco la pista che era stata ricoperta di terra. Io sentivo il feeling migliorato ma non perche’ andassimo nella giusta direzione ma perche’ la pista migliorava pulendosi e gommandosi ed io un po’ mi adattavo alla situazione. In Qualifica 2 faccio il quinto tempo nel Time attack scalo di un posizione, in quanto
Josh Herrin, anche lui con iniziali problemi di assetto, mi passa davanti. Queste sessioni incluso il warm up scorrono con lo stesso copione.
In gara sono riuscito ad arrivare al quinto posto a circa 10 secondi da Kayla (Yaakov) e da Darrin Binder che si sono giocati il podio. Gran parte del merito va anche ai miei favolosi meccanici che hanno fatto tre pitstop perfetti. Quest’anno, siccome la 200 Miglia faceva parte del campionato Supersport assegnando punti, per evitare che i team dovessero modificare pesantemente le moto, specialmente le Yamaha che hanno serbatoi piccoli, erano obbligatori tre pit stop. In pratica la sfida è stata composta da quattro Sprint.
Ho tanto rammarico
Di per sé e’ un risultato bellissimo alla prima gara in Supersport e per giunta nella 200 Miglia di Daytona ma mi lascia anche tanto rammarico. Quello che e’ fatto e’ fatto. La cosa positiva e’ che nel debriefing abbiamo capito cosa e’ successo. Ora sappiamo dove lavorare e siamo veramente fiduciosi per i prossimi appuntamenti. Non vedo l’ora di tornare in gara per vedere veramente qual e’ il mio posto.
Come avete visto non mi soffermo su dati e numeri ma prediligo le emozioni e l’analisi di quanto succede. Fatemi sapere nei commenti se vi piace così e se avete curiosita’ particolari e seguitemi anche su instagram per essere aggiornati.
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