Andrea Verona è un ragazzo a modo, disponibile. Le sue idee chiare e cariche di risolutezza. Ai
FIM Awards 2025 di Losanna l’abbiamo incontrato per parlare del suo grande amore: l’enduro.
Disciplina che ha abbracciato da piccolissimo, riuscendo a valorizzarla vincendo sei titoli mondiali (otto se si contano le categorie giovanili). E che riesce comunque a guardarla, seppur innamorato, con l’occhio determinato di chi vuole cambiare le cose per regalarle il lustro che merita.
L'enduro nel DNA
L'amore per l’off-road nasce da lontano. Andrea ha solo tre anni e mezzo quando sale per la prima volta su una moto, seguendo l'esempio del padre Simone, ex pilota amatoriale di motocross: "È stato mio papà a trasmettermi questa passione fin da piccolo. Mi è piaciuto subito” racconta il campione del mondo Enduro2 in carica. "Ho fatto la prima gara di minicross a sei anni. Poi pian piano le competizioni regionali. Sempre per divertimento, finché abbiamo visto che miglioravo e ho provato l'Enduro. È stato un percorso naturale, sempre divertendomi, e questo credo aiuti a crescere bene."
Zero pressioni
A differenza di altri grandi dello sport (tra tutti, Jorge Lorenzo in MotoGP o Andre Agassi nel tennis) il percorso di
Andrea Verona non è il risultato di una spinta paterna insistente. È la naturale conseguenza di un
germoglio passionale coltivato in un ambiente familiare fertile. I campi gara sono sempre stati il centro della sua vita, vissuti con la leggerezza di voler semplicemente condividere la passione con amici e famiglia.
Cosa manca all'enduro secondo Verona
Lo
spettacolo dell'enduro è
estremo, ma come per il motocross, il dibattito sulle potenzialità della disciplina in termini di visibilità e sponsor è sempre aperto. In passato
Paolo Ciabatti, general manager di Ducati Corse Off-Road, ha sottolineato l'esigenza di migliorare le
infrastrutture per agevolare il salto di qualità. Verona è d'accordo, ed estende il concetto all'enduro: "
Lo spettacolo c'è, è fantastico per il pubblico che è presente. Quello che manca è la capacità di trasferire in modo corretto e accattivante quello che facciamo al pubblico non presente. Serve maggiore e migliore trasmissione a livello d'immagine, di contenuti, per far capire alla società cosa facciamo."
Il campione suggerisce anche di rimodulare il format di gara per renderlo più fruibile al pubblico presente sul posto: “Servono gare più compatte e veloci, per evitare lunghi tempi morti tra il passaggio dei piloti. A volte trascorre anche un’ora e mezza prima che i piloti di vertice ripassino dallo stesso punto.
Verona ha già discusso di questi aspetti con la FIM. I cambiamenti richiedono tempo, ma sono possibili. Senza dubbio necessari, se si vuole dare all’enduro un ritorno totale, all’altezza dello spettacolo che campioni come
Andrea Verona sanno produrre.
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